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18 novembre 2017

Nel bene o nel male


“Chi non vuole rifugiati, non avrà i fondi Ue”, sono queste parole il piatto forte della cena dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, svoltasi ieri sera al Palazzo Justus Lipsus. A pronunciarle è stato Matteo Renzi il quale ha ribadito il carattere comunitario del problema dei migranti “la solidarietà in Europa deve essere bidirezionale, non può consistere solo nel prendere, senza mai dare”.

Il Primo Ministro italiano fa riferimento alla programmazione dei fondi europei sino al 2020 ed avverte “o siete solidali nel dare e nel prendere, oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori”. Una posizione su cui si sono ritrovati anche Francia e Germania. Non si è fatta attendere, però, la replica dei Paesi dell’Europa dell’Est, sottointesi destinatari delle dichiarazioni italiane. “Questo è un ricatto politico” afferma Zoltan Kovacs, portavoce del governo dell’Ungheria, rimarcando la posizione assunta da Budapest, ovvero l’impossibilità di concepire quote di ricollocamenti per imporre agli Stati membri di farsi carico di un determinato numero di rifugiati.

Un punto di vista che trova sponda all’interno dei confini italiani in Matteo Salvini. Il leader della Lega, su twitter, commenta cosi le dichiarazioni del suo premier “Renzi minaccia Austria e Ungheria perché non vogliono altri immigrati. Loro difendono i propri cittadini, Renzi no”. Una totale divergenza con quella che è la posizione del Governo italiano, ribadita anche in un recente Consiglio Straordinario da Angelino Alfano “la strategia corretta è quella di collocare nei 28 Paesi coloro i quali chiedono l’asilo con una distribuzione equa” ha affermato il Ministro degli Interni “ed al tempo stesso organizzare un sistema efficiente dei rimpatri pagato dall’Ue”.

L’immigrazione, di fatto, è un fenomeno che riguarda tutta l’Europa e non solo le nazioni in cui approdano i migranti, interessate principalmente in quanto territori “confinanti” con i luoghi dal quale scappano. Italia, Spagna, Grecia, solo per citarne alcune, per gli immigrati rappresentano porte di ingresso per l’Europa, dove, una volta entrati, possono spostarsi per raggiungere la destinazione anelata. Nel momento in cui si è deciso di fare l’Unione Europa, dunque, come ogni unione che si rispetti, anche quella matrimoniale, si deve essere fedeli sempre agli accordi presi, nella gioia e nel dolore.

Questo concetto lo si può comprendere anche dalle parole del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk “non c’è alternativa ad un piano europeo complessivo. Dobbiamo tutti rispettare le regole che abbiamo concordato, sia in merito alle ricollocazioni sia in merito al progressivo ritorno ala normale applicazione del trattato di Schengen”. Dello stesso avviso il Presidente della Commissione Europea Junker “gli approcci nazionali non sono consigliabili. Tutti gli Stati membri hanno confermato l’intenzione di impegnarsi a risolvere il problema attraverso il meccanismo delle ricollocazioni”.

Antonello Iovane

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2 Risposte “Nel bene o nel male”

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