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19 novembre 2017

Europa per gli ex Stati sovietici


Il 27 giugno 2014, la firma di tre accordi di associazione ha parzialmente aperto a Moldavia, Ucraina e Georgia il mercato interno dell’Unione Europea. Per le tre ex repubbliche sovietiche si è trattato di un passo importante nell’avvicinamento all’UE che potrebbe, un giorno, sfociare in un’adesione completa. Nell’Europa unita, infatti, i cittadini di questi Stati vedono un ente di controllo esterno, in grado di mettere sotto accusa gli eccessi dei politici, promuovere riforme, concedere finanziamenti e potenziare l’economia e il sistema democratico.

Ma che cosa significherebbe per l’Italia l’ingresso di Moldavia, Ucraina e Georgia nell’UE?

In teoria, buoni affari. L’Italia ha già dei rapporti economici consistenti con Ucraina e Moldavia: è il terzo maggior importatore per la Moldavia, per un valore di oltre 200 milioni di euro, e il quarto per l’Ucraina, per circa 2 miliardi e mezzo. Entrambi i Paesi, inoltre, importano ingenti quantità di farmaci, uno dei principali prodotti dell’export italiano.

La posizione geografica della Georgia le ha finora impedito di sviluppare rapporti così stretti con l’Italia; tuttavia, a partire dal 2012 la coalizione di governo Georgian Dream ha messo in atto una politica di liberalizzazione, in grado di rendere la Georgia appetibile per le nostre imprese. Fra le italiane già presenti sul territorio ricordiamo la Ferrero con la sua sussidiaria Agrigeorgia e la Affinitas Consulting, attiva nel settore vinicolo. Inoltre, il petrolio greggio, che è il principale prodotto importato dall’Italia, rappresenta un significativo oggetto di esportazione per il Paese caucasico.

Solo vantaggi, dunque, se Moldavia, Ucraina e Georgia entrassero in Europa? In realtà, non proprio. Anzi, facendo meglio i conti, l’Italia non può essere entusiasta di questa prospettiva.

Il primo motivo è il problema dell’immigrazione. Ancora oggi, l’UE è divisa nettamente fra un’area industrializzata di immigrazione e una, meno sviluppata, di emigrazione. La lingua di maggioranza della Moldavia è il rumeno, di origine latina e relativamente simile all’italiano. Se la Moldavia dovesse divenire parte dell’UE, ci si potrebbe aspettare un massiccio trasferimento verso l’Europa occidentale e in particolare verso l’Italia, a causa della somiglianza della lingua e della presenza pregressa di 150.000 moldavi sul suolo italiano. In condizioni di crescita economica, un flusso di questo genere non sarebbe un problema e potrebbe anzi divenire un fattore di arricchimento, come lo è in Germania, ma il tasso di occupazione degli stranieri in Italia dal 2008 a oggi è crollato dell’8%, con solo una lievissima ripresa nel 2015. La fase attuale dell’economia italiana non consentirebbe quindi di assorbire nel mercato del lavoro i nuovi arrivati.

Esiste poi un problema più grave di stabilità internazionale, strettamente legato all’interesse russo per questi Paesi e ai conflitti che esso vi ha generato.

In Moldavia, l’indipendenza dall’Unione Sovietica fu seguita da una guerra civile fra lo Stato e gli indipendentisti di etnia slava che abitano la sponda sinistra del fiume Nistro. La sconfitta della Moldavia portò alla creazione di uno Stato autonomo e non riconosciuto, la Transnistria. Anche se non si spara più dal 1992, il conflitto non è risolto e la Transnistria resta la base di militari russi. In teoria fanno parte di operazioni di peacekeeping; in pratica, dal 2015 la Moldavia periodicamente arresta al loro arrivo soldati russi in sovrannumero rispetto agli accordi internazionali.

Il caso della Georgia è simile, ma più grave. Qui si parla di due regioni divenute indipendenti, Abkhazia e Ossezia meridionale, e di un conflitto che continua dal 1989. Nel 2008, la Russia ha combattuto una breve guerra contro la Georgia, proprio in supporto dell’Ossezia meridionale. Soldati russi sono ancora oggi stazionati sul territorio georgiano.

Riguardo all’Ucraina, gli eventi sono più recenti. Il Paese avrebbe dovuto firmare il trattato di scambio con l’Europa già nel 2013; tuttavia, quando la diplomazia russa osservò che questo avrebbe annullato gli accordi dell’Ucraina con l’Unione Doganale Eurasiatica (Russia-Bielorussia-Kazakhistan), il governo del presidente ucraino Janukovyč, alleato politico di Putin, decise di interrompere il processo. Seguirono le grandi manifestazioni di protesta a Kiev note come Euromaidan, che nel 2014 si evolsero in scontri con decine di morti. A febbraio Janukovyč venne esautorato dal Parlamento ucraino.

Alla caduta di Janukovyč, che fino ad allora era stato il garante degli interessi russi in Ucraina, Putin rispose con l’invasione e l’annessione della Crimea, fomentando poi (e verosimilmente supportando con uomini e mezzi) una guerra civile nell’est dell’Ucraina, con la formazione di due Stati non riconosciuti intorno alle città di Lugansk e Donetsk.

Non c’è dubbio sul fatto che la Russia ritenga una minaccia un eventuale accesso di Georgia e Ucraina nell’UE. L’Europa unita nacque infatti come alleato degli Stati Uniti, cosa che ancora oggi rimane, e l’avvicinamento a essa significa un rapporto speciale con la NATO. In questo momento, accelerare l’ingresso nell’UE di questi due Paesi sarebbe visto come un attacco alle frontiere dello spazio tradizionale russo: ed è qui che questi “conflitti congelati” diventano rilevanti. La Russia, infatti, può riattivarli per destabilizzare i singoli Stati e, fino a un certo punto, l’UE stessa.

L’Europa ha risposto all’aggressione all’Ucraina con sanzioni contro la Russia. Tuttavia, queste sanzioni stanno danneggiando anche le economie europee: a giugno 2015, una ricerca LENA (Leading European Newspaper Alliance) quantificava i loro effetti in 12 miliardi di euro di perdite per l’Italia e 100 miliardi per tutta l’Europa. L’ingresso completo di Georgia e Ucraina nell’UE porterebbe sicuramente a nuove escalation da parte russa e, nel migliore dei casi, a nuove sanzioni, con ulteriori danni sia per l’economia europea che per la stabilità internazionale. Inoltre, una crisi di questo genere finirebbe di certo per ripercuotersi anche sul Medio Oriente, come sta avvenendo in Siria, ledendo ulteriormente la sicurezza globale e inasprendo i conflitti già in corso, con risultati imprevedibili.

L’ingresso nell’UE di Ucraina, Moldavia e Georgia, dunque, potrebbe in teoria essere vantaggioso sia per esse che per l’Italia; deve però avvenire senza fomentare conflitti e in una dimensione di stabilità e di crescita economica, per non trasformarsi in un boomerang e rivelarsi una scelta opportunistica e irresponsabile. Tali condizioni non sono ad oggi presenti.

 

Alessandro Bentinsoli

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