Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

25 settembre 2017

Le negoziazioni per la pace in Ucraina


Con il cessate il fuoco a brandelli, l’organismo predisposto a risolvere la crisi sta sciupando il suo tempo con continui panegirici. Il gruppo trilaterale di contatto (TRG) dopo oltre un mese, il 17 febbraio si è riunito a Minsk.
Il gruppo, che è stato creato il 6 giugno 2014, dopo un’informale riunione dei capi di Stato in occasione della ricorrenza del settantesimo anniversario del D-Day in Normandia, ha la missione di facilitare il dialogo tra il governo ucraino e il governo russo.
Boris Gryzlov, ora il nuovo rappresentante russo all’interno del gruppo, è stato strettamente associato al presidente Vladimir Putin ancora da quando lavorava a San Pietroburgo. Il nuovo inviato ha assunto l’incarico di plenipotenziario presidenziale. In parallelo alla nomina di Gryzlov, Vladislav Surkov, l’aiutante di Putin, è stato incaricato a discutere direttamente con Washington le questioni ucraine e siriane. Entrambi gli inviati diplomatici sostituiscono i ruoli professionali del Ministero degli Affari Esteri. Il Cremlino, in questi due formati di negoziato, ha preso direttamente il controllo, mentre il ministro degli esteri Sergei Lavrov, continua a rappresentare la Russia nel formato “Normandia”.
Gryzlov è stato alla guida, prima a San Pietroburgo e poi nella Duma di Stato russa, (1999-2001) della organizzazione politica pro Putin, Jedinstvo, il diretto precursore di Yedinaya Rossiya (Russia Unita), il partito che oggi è al potere. Gryzlov è stato ministro degli interni nel periodo 2001-2003, e mantiene da quel momento fino ad oggi lo status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza della Russia. Gryzlov è stato leader del partito Yedinaya Rossiya e presidente della Duma per due mandati consecutivi (2003-2011) e presidente del consiglio nucleare presso Rosatom (2012 ad oggi). Nel gruppo di Misnk, Gryzlov ha preso l’incarico di Azamat Kulakhmetov, l’ex ambasciatore della Russia in Siria, il quale ora è divenuto un suo subalterno.

5693d8655a1db_151228125828_kuchma_hryzlov_gryzlov_640x360_ukrinform_nocredit-620x330
L’11 gennaio Gryzlov, che è nella black list dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e dell’Ucraina, come parte delle sanzioni per l’annessione della Crimea (prima dell’intervento russo militare in Ucraina orientale, per il quale è anche co-responsabile), bypassando il gruppo di contatto presso il quale è accreditato, si è praticamente auto inviato a Kiev per parlare con il presidente Petro Poroshenko. Con il suo arrivo a Kyiv, lui che è una persona fisica sanzionata, per cui ufficialmente non accetto e gradito, ha anche infranto il divieto, imposto dall’Ucraina alla Russia, dell’utilizzo dei cieli e degli aeroporti ucraini ai voli civili russi; ma, oltre a questo, Mosca ora chiede a Kyiv di negoziare con un suo funzionario che, mentre è sanzionato a livello internazionale per aver sequestrato una regione ucraina, dovrà definire le sorti di un altro territorio ucraino già occupato dai proxi russi – probabilmente l’Ucraina non si può rifiutare.
Gryzlov, arrivato a Kiyiv a nome di Putin, ha recapitato delle nuove proposte da discutere bilateralmente con il presidente, seppur senza averle antecedentemente presentate al gruppo multilaterale di Minsk. Questa mossa potrebbe anche essere vista come un tentativo per bypassare le due Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk e offrire, senza i leader delle due “Repubbliche” – anche se precedentemente consultati – un accordo più accetabile all’Ucraina.
Secondo alcuni addetti ai lavori, Gryzlov, per l’attuazione dell’armistizio di Minsk 2, ha delineato una “road map”, nella quale chiede all’Ucraina d’intraprendere pedissequamente i seguenti passi: emanare una legge generale di amnistia per i crimini di guerra legati al territorio controllato dai russi; negoziare e concordare con Donetsk-Lugansk una legge per le “elezioni” locali che si dovranno tenere in tali territori; convalidare l’esito delle “elezioni”; adottare la legge sulle “procedure speciali per l’autonomia locale” per le due Repubbliche; e, infine, sancire la legge nella Costituzione ucraina (Mosca sembra che abbia accettato che la modifica delle disposizioni costituzionali, non siano poste necessariamente nel corpo del testo).
Questi dovrebbero essere i presupposti che consentono all’Ucraina di ripristinare il controllo del confine Ucraina-Russia nel territorio controllato dai russi (sotto l’armistizio di Minsk, l’Ucraina dovrebbe negoziare con Donetsk-Lugansk per trovare una qualche forma di controllo congiunto del confine). Con questo in atto, Mosca spera di cominciare a sentire un certo allentamento delle sanzioni europee. In particolare, Gryzlov non ha mostrato alcun interesse a cavillare sulla legge speciale elettorale, che dovrebbe aprire la porta alle elezioni locali.

Il presidente Poroshenko ha minimizzato la pubblicità intorno alla visita di Gryzlov, poi in televisione ha annunciato le sue controproposte. Senza dare ascolto alla tabella di marcia di Gryzlov, Poroshenko ha illustrato ciò che equivale ad una procedura ucraina, con una sua propria scaletta: i. un periodo ragionevolmente lungo di completo cessate il fuoco, con pieno e libero accesso alle operazioni di osservazione; ii. ritiro delle forze illegalmente postate nei territori di Donetsk-Lugansk; iii. ripristino del controllo ucraino del confine (in alternativa, un dispiegamento di un contingente internazionale di polizia lungo il confine); iv. non esecuzione delle elezioni senza una garanzia di una base di sicurezza.
A Kyiv nessuno ospita illusioni che Mosca accetti le proposte nella sequenza cronologica dettata da Poroshenko. Kyiv cerca in tutti i modi di prevenire una possibile imposizione occidentale per indire elezioni farsa nel territorio controllato dai russi. Tali elezioni, nelle circostanze attuali, garantirebbero il successo delle deleghe russe e legittimerebbero le “Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk”. Il gruppo di contatto di Minsk sta discutendo le modalità tecniche delle elezioni, seppur in assenza di condizioni di sicurezza di base, per non parlare di un contesto giuridico e democratico.
La prossima riunione del gruppo di Minsk è prevista per il 3 marzo. Secondo il delegato ucraino, Roman Bessmertnyy, i negoziati non “verranno a galla, ma affonderanno sotto la linea di galleggiamento” per mancanza di termini di garanzie di sicurezza e di un qualsiasi serio processo politico.

Tags: , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.