Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

23 settembre 2017

Donbas: senza sicurezze no a elezioni


I negoziati del gruppo di contatto di Minsk sulle questioni politiche sono impostati per spingere l’Ucraina a riconoscere, prima de facto e poi de jure, attraverso le elezioni locali e uno “status speciale”, le due “repubbliche popolari” di Donetsk e Lugansk (DPR, LPR). Da parte sua, l’Ucraina si mostra molto resistente alle spinte esterne.
La riunione del 24 febbraio del gruppo politico di Minsk ha illustrato queste opposte forze. E, anche se in seno al gruppo di Minsk le questioni politiche e militari vengono discusse separatamente, sono tra di loro inseparabili. Le forze russe e “DPR-LPR”, molestando l’Ucraina con una guerra di logoramento e minacciando un’escalation, stanno rendendo sempre più impensabile lo svolgimento delle elezioni locali.
Ciò getta un’ombra oscura sopra il gruppo di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e DPR-LPR. Il gruppo appare come la Idra di Lerna, il serpente a più teste delle fatiche di Ercole – tre delle quali sono pro-Mosca – che ragionano con malcelate minacce militari e di sicurezza per imporre una “soluzione politica” a condizioni russe. Da parte sua, l’Ucraina, seguendo letteralmente gli accordi di Minsk 2, vuole che prima vengano risolte le situazioni militari e di sicurezza, e poi si potrà discutere di politica.
Tale attività russa è diventata la base di un’azione di contenimento della diplomazia ucraina nel Gruppo di Minsk e anche nelle trattative del gruppo “Normandia”, mentre Kyiv, sotto la minaccia delle armi, sta resistendo alle “soluzioni” politiche. La diplomazia occidentale nel suo complesso, risponde all’azione di contenimento di Kyiv con ambivalenza e con vari gradi d’insofferenza.
Nella riunione del 24 febbraio, la parte ucraina ha elencato le sue obiezioni e motivazioni perché secondo lei, nelle situazioni militari e di sicurezza attuali, sia impossibile tenere le elezioni locali nelle “DPR-LPR”. Il motto di Kyiv è: le elezioni solo dopo la piena sicurezza. I prerequisiti dovrebbero includere: un cessate il fuoco completo; la rimozione dall’Ucraina delle forze armate “straniere” e i “mercenari”; accesso illimitato ai territori per il controllo speciale della missione dell’OSCE (SMM); ripristino del controllo ucraino della sua parte del confine Ucraina-Russia (o, in alternativa, un controllo internazionale sulla parte ucraina del confine).
Da parte sua, il lato aggregato russo (Russia, DPR, LPR) vuole imporre dapprima un accordo sulle modalità di svolgimento delle elezioni locali nelle “repubbliche popolari”, e poi la loro successiva regolarizzazione con Kyiv. La parte ucraina, finché non sono risolte le questioni militari, non accetta la discussione di questioni politiche, e senza alzarsi dal tavolo e bloccare i negoziati a titolo definitivo, sostiene che qualsiasi accordo politico sia prematuro e subordinato alla piena sicurezza. La parte russa vuole che le clausole politiche dell’armistizio di Minsk vengano attuate subito, e che le clausole di sicurezza vengano discusse in un secondo momento.

Quindi, in base al negoziatore ucraino Roman Bessmertnyy, l’ultimo incontro di Minsk si è concluso con l’OSCE che ha notato “differenze fondamentali tra le parti”.
Le teste di questo “mostro” chiariscono che, Kyiv si trova imbrigliata contro le due “Repubbliche Popolari” nel classico paradigma di una Russia, aiutata e spalleggiata dall’OSCE, che è ostaggio del veto russo all’interno dell’organizzazione. Nel gruppo di Minsk la Russia non detiene ufficialmente lo status di mediatore, ma piuttosto una posizione ambigua, simile ad una sorta di osservatore.

Tripartite_Contact_Group

Mosca declina ogni responsabilità di parte nel conflitto, ma allo tempo stesso sostiene saldamente su tutta la linea le posizioni DPR-LPR. Il ruolo dell’OSCE è quella del mediatore, con il risultato netto che l’Ucraina è sostanzialmente isolata nel gruppo di Minsk.
Il rappresentante dell’OSCE – attualmente l’ambasciatore austriaco, Martin Sajdik – ha lo status di rappresentante speciale della presidenza dell’OSCE. Questa posizione, quando nel 2015 era la Serbia alla presidenza, non aveva molta importanza; ma da gennaio 2016, da quando il nuovo presidente dell’OSCE è il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier che, per liberare la Germania dall’incombenza delle sanzioni spinge per una soluzione politica con gli standard imposti dalle due DPR-LPR, la condizione ucraina è sempre più pressata e isolata. Chi opera nel sottofondo e che vuole che le elezioni vengano indette il prima possibile, è l’ambasciatore francese Pierre Morel, che si può anche vantare della qualifica di rappresentante del presidente nelle questioni politiche dell’OSCE.

Il “piano Morel” comporta la modifica della legge elettorale ucraina, in accordo con Donetsk-Lugansk (in pratica, con Mosca), per consentire a qualsiasi costo lo svolgimento delle elezioni locali con una parvenza di consenso ucraino. Tuttavia, fintanto che la Russia si rifiuta di accettare la responsabilità di essere parte nel conflitto e non collabora per ristabilire i requisiti necessari di sicurezza, resta inconcepibile di come stabilire un ambiente adeguato alle eventuali elezioni – a prescindere dalla modalità.

Tags: , , , , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.