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19 novembre 2017

Il Donbas e l’Ucraina


Se qualcuno si sta chiedendo il motivo per cui il processo di Minsk non sta portando la pace, dovrebbe ascoltare la recente intervista fatta con Vladislav Inozemtsev, un economista russo, direttore del Centro per lo Studio della Società postindustriale a Mosca. Il suo punto focale è: Vladimir Putin non vuole la pace, ma solo che l’Ucraina diventi uno stato in permanente ristagno e dipendente dal Cremlino.

Ma come Mosca potrebbe ottenere una tale prospettiva? La strategia di Putin è, tramite l’armistizio di Misnk, di forzare Kyiv ad integrare l’ormai militarmente occupato, politicamente avvelenato ed economicamente devastato Donbas, ben sapendo che questa regione ora paralizzata, condannerà l’Ucraina ad essere un burattino permanentemente in bancarotta e succube dello stato mafioso della porta accanto. Questo per l’Ucraina è un suicidio. Tragicamente, anche se molti politici ucraini capiscono che non ha senso per il loro paese infettarsi con questo tipo di tumore, il potere della retorica patriottica – il Donbas sarà in eterno una terra ucraina! – potrebbe caricare il paese di un fardello così pesante, da schiacciare la sua sovranità e la sua democrazia. Una tale scelta, potrebbe spostare Kyiv decisamente lontano dall’Europa e dal mondo, e realizzare ciò che non è riuscito Viktor Yanukovich: trasformare l’Ucraina in un retroterra di un feudale petro-stato imperialista.
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A Inozemtsev è stato chiesto: Mosca sta progettando d’annettere l’enclave separatista del Donbas?
– No – risponde l’economista – …Forse il Cremlino considerava quest’opzione all’inizio dello shock, in aprile-maggio 2014, ma ora, dopo la guerra, quando è diventato testimone di enormi distruzioni, un sistema disfunzionale e la trasformazione della regione in un deserto economico, ovviamente non l’annetterà. … Molto è stato distrutto, molto è stato rubato, rimosso e rivenduto. Credo che questa regione non rappresenti nessun speciale vantaggio economico. Più di questo, c’è da considerare che la Russia cercava il carbone e le industrie metallurgiche; ma la metallurgia rimane a Mariupil, che è sotto il controllo ucraino, mentre l’industria del carbone, che è stata molto redditizia e ha sovvenzionato il bilancio dell’Ucraina per molti anni. … non è più vista nella stessa ottica di due anni fa, questo è un settore in fase calante a livello globale e non c’è alcun interesse a ristrutturarlo ….

Così Mosca vorrebbe che le cosiddette Repubbliche Popolare di Donetsk e Lugansk fossero reintegrate nell’Ucraina?
– Tutte le politiche russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e non solo con Putin, hanno avuto l’obiettivo di creare dei pasticci in qualche stato e di lasciarli tutti in condizioni disastrate. Mosca ha cercato di minare lo stato moldavo con la Transdnistria, che non portava nessun beneficio alla Russia, ben sapendo che annettendola non avrebbe avuto alcun beneficio, anzi avrebbe facilitato la strada di Chisinau verso l’Europa. Lo stesso è accaduto in Georgia. Ora è il turno dell’Ucraina. Mosca non ha bisogno del Donbas o di una forte Ucraina. Il Cremlino vuole che Kyiv sia permanentemente carico di problemi, di modo che, per i suoi continui conflitti, non sia integrato nell’EU e nella NATO. Le cosiddette DNR e LNR serviranno, con la loro presenza nel parlamento ucraino, ad appendere l’Ucraina ad un gancio dal quale la Russia a suo piacere, potrà far sgorgare oppure togliere l’acqua.

L’economista Anders Aslund ha perfettamente ragione a sostenere che l’Ucraina non dovrebbe spendere per ricostruire il Donbas: “Chi deve pagare per il restauro del Donbas? La risposta ovvia è l’aggressore, la Russia. In un mondo giusto, l’Ucraina ai negoziati di Minsk dovrebbe aggiungere una richiesta di non meno di 25 miliardi di dollari per le riparazioni dei danni di guerra, in realtà però, sembra che solo i perdenti debbano pagare le riparazioni di guerra”.
Per il prossimo futuro, non è realistico aspettarsi che l’Ucraina sia in grado di sostenere le spese per il restauro del Donbas, né credere che il paese, già sovraindebitato, possa prendere in prestito del denaro per le ristrutturazioni. Il Donbas verrà lasciato come un territorio urbano industriale “dismesso” nel quale diventa difficile pensare che qualcuno si possa insediare.

L’unica soluzione ragionevole è che l’Unione europea e gli Stati Uniti finanzino a fondo perduto l’Ucraina dei 25 miliardi necessari per la restaurazione delle regioni occupate dai russi. Una tale cifra non sarebbe uno sproposito se viene paragonato ai 300 miliardi che l’UE ha dato alla Grecia.
Se la Russia e l’Occidente non dovessero pagare i danni delle criminali devastazioni russe nei territori DNR-LNR, l’Ucraina si troverà bloccata con le sue integrazioni EU e NATO, e verrà privata della sua opportunità di diventare uno Stato democratico vitale e moderno.

Kyiv deve trovare il coraggio di rifiutare l’opzione del suicidio, deve finalmente dichiarare l’enclave del Donbas un territorio occupato dai russi e stare lontana dalle confusioni che Mosca continuamente crea.
Esiste anche un altro motivo per sbarazzarsi del cancro, questo è prettamente personale. Recentemente ho ricevuto uno scritto da un certo “Karl Morl” nel quale mi etichetta come un “disgustoso ucraino nazista: “sei un disgustoso miserabile ucraino propagandista di destra ed estremista. Non hai idea di cosa stai parlando, vai a Donetsk o a Lugansk e parla con la gente e vedrai quanto essi disprezzano il tuo regime ucraino assassino filo-Bandera.

Ho un sacco di amici nella Nova Russia e non conosco nessuno che sostenga la giunta fascista di Kyiv. Ricorda le mie parole, prima o poi, Donetsk, Luganks e l’intera Nova Russia saranno libere. E per voi, sporchi nazisti apologisti di Bandera, brucerà l’inferno”.
Non dubito che gli amici di “Morl” non siano esattamente come lui li descrive; ma cosa desiderano gli ucraini? Bruciare all’inferno o respirare la stessa aria che Morl e i suoi amici respirano nelle DNR-LNR?

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