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26 settembre 2017

Vogliamo vedere le cose come sono?


Ucraina: in primo luogo cerchiamo di non confondere “crisi di governo” con “crisi di Paese”. È vero, il primo ministro Arseniy Yatsenyuk è impopolare e probabilmente dovrebbe dimettersi; è anche vero che il suo gabinetto avrebbe bisogno di un rimpasto; ma è illogico saltare dall’affermazione che il governo è disfunzionale, ad una pretesa che l’Ucraina sta vivendo una “triste disfatta”. I governi non sono il paese, anche quando sono assolutisti, come nella Francia di Luigi XIV, o fascisti, come nella Russia di Vladimir Putin. L’Ucraina è una democrazia che funziona male, ma ciò non significa che il mancato funzionamento delle istituzioni democratiche determini il destino del paese nel suo complesso.

Non c’è nulla da supporre con le dimissioni di un ministro riformista, in quanto o le riforme sono state fatte o sono in fase di stallo. Quindi, quando il ministro dell’Economia e del Commercio Aivaras Abromavicius si è dimesso qualche settimana fa, e la maggior parte dei commentatori hanno lamentato la sua partenza perché era un “riformatore” e contemporaneamente hanno affermato che “non era cambiato nulla”, hanno sostenuto due dichiarazioni incompatibili. Se era un riformatore, qualcosa dovrà essere cambiato sotto la sua tutela. Se nulla è cambiato, allora buon viaggio a lui. In realtà, come praticamente dicono sia gli analisti, che tutte le persone oggettive in ​​Ucraina e in Occidente, l’Ucraina è cambiata molto negli ultimi due anni. Sì, ha bisogno di mutare di più, soprattutto nello stato di diritto, dove le riforme sono riluttanti; ma il paese si è modificato.

Cerchiamo d’immaginare per un attimo che l’attuale crisi di governo ucraino non possa essere gestita. I ministri si dimettono continuamente; i primi ministri sono sempre detestati e vengono spesso cambiati. Quindi l’attuale crisi ucraina non è diversa da decine di crisi simili in altri paesi. A volte finiscono bene, a volte finiscono male. Ma, una grande differenza sulla crisi ucraina è che le istituzioni e i leader occidentali hanno un significativo effetto leva, e stanno pressando e insistendo sul fatto che Kiev trovi una soluzione.

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Inoltre, cerchiamo di smetterla di ipotizzare che il linguaggio di tristezza, sventura, disperazione e tradimento sia un modo per far uscire gli ucraini dalla crisi, se tutto è senza speranza, allora perché preoccuparsi di creare una politica efficace? Se i nuovi deputati sono tutti truffatori e traditori, allora perché non riportare Viktor Yanukovich e i suoi scagnozzi? Questo non vuol dire che noi abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi, tuttavia, è un modo di suggerire che le sfide future dipendono direttamente da come, e se le si affronta.
Facciamo un esempio di come non si dovrebbe pensare all’Ucraina, e uno invece di come vederla.

Il primo esempio è un pezzo di Sergiy Lyovochkin sulla rivista Time, dove lo stesso era identificato come “un membro del parlamento ucraino e uno dei leader del partito politico Bloc di opposizione”. Il Time omette senza vergogna di dire che Lyovochkin è stato il braccio destro di Yanukovich. Per Lyovochkin parlare di “sistema scassato del mio paese” è, come dare del fiele. Lui, ha contribuito a disfare il sistema che ora è così difficile da riparare! Lyovochkin non ha avuto scrupoli, assieme alla banda Yanukovych, a devastare il luogo che ora lui definisce “il mio paese”. In verità “bloccare” l’Ucraina significa non istituire lo Stato di diritto, che a sua volta significa fa ritornare Lyovochkin alla politica ucraina, è impensabile un storia del genere, come lo sarebbe far tornare Joseph Goebbels in Germania.

Un altro esempio è un’analisi intelligente ed equilibrata della crisi in corso espressa da VoxUkraine, un think tank ucraino. Gli autori analizzano giudiziosamente le cause della crisi, isolano diversi svantaggi e vantaggi e suggeriscono una varietà di possibili risultati. La loro conclusione vale la pena di citarla per esteso:
“Il fallito tentativo del “Movimento Sicurezza” di per sé non è, né un evento unico nel suo genere per l’Ucraina, né una catastrofe. Un tale scenario è stato giocato in molti altri paesi. In Ucraina, si osserva non solo la lotta politica e i negoziati tra i principali partiti politici, ma anche un tentativo di una minoranza di partiti della coalizione di rafforzare la loro voce e aumentare la quota e la fedeltà dell’elettorato parlando apertamente contro i partiti di governo”.

“Nonostante il profumo amaro di un rinnovato battibecco politico, si è riusciti ad evitare un disastro ancora più grande (le elezioni anticipate non solo avrebbero portato via del tempo, ma avrebbero potuto dare luogo a una politica populista e mettere in pericolo il successo delle riforme). Eppure, i partiti della coalizione devono evitare la situazione di stallo politico, raggiungendo rapidamente un accordo sui cambiamenti nel governo e accelerare le riforme. Speriamo che questo venga fatto, data la pressione del pubblico nazionale e dei partner internazionali. I ricordi del fiasco politico del 2005 e il secondo anniversario dei sacrifici euromaidan dovrebbero aiutare”.

“Tali conflitti, se le ragioni di fondo dell’instabilità politica non vengono affrontate, sono probabili che accadano di nuovo. Il conflitto costituzionale tra il primo ministro e il presidente, la bassa qualità delle “vecchie” élite, l’assenza di partiti con un’ideologia concreta e le leggi elettorali imperfette, minacciano il successo a lungo termine delle riforme in Ucraina. Una delle possibili soluzioni potrebbe essere che le modifiche costituzionali venissero sviluppate da un’Assemblea costituzionale imparziale con ampia partecipazione di esperti e attivisti civili che finalmente rispondano alla domanda: “l’Ucraina è una repubblica parlamentare o presidenziale”, vale a dire chi è il capo del ramo esecutivo – il presidente o il primo ministro? Ciò farebbe diminuire il rischio di lotte politiche e renderebbe i politici più responsabili verso la gente oltre che disegnare chiare linee di responsabilità all’interno del governo”.
Quindi dimenticare Lyovochkin con il suo mucchio di cenere storico, e ascoltare la Vox della ragione.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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