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19 novembre 2017

Esiste la crisi economica in Russia?


Finora, il governo russo è stato in grado di sedare il malcontento popolare della crisi economica in atto; ma sembra, che nel giro di poco tempo il Cremlino si trovi ad affrontare una vera a propria recessione.
Quattro su cinque russi ora sono convinti che il loro paese sia in una profonda crisi. La maggior parte della popolazione sostiene che gli effetti siano ricaduti tutti sull’aumento dei prezzi al dettaglio. Uno su cinque riferisce che i prezzi sono aumentati così tanto da dover smettere d’acquistare determinati alimenti.

Tuttavia, non c’è alcuna reazione contro il presidente Vladimir Putin o il suo governo: nel gennaio del 2016, l’indice di gradimento di Putin era pari all’82 per cento, mentre il 50 per cento della popolazione approva l’operato del governo nel suo complesso. Non ci sono proteste di massa contro la guerra in Siria e in Ucraina, contro i brogli elettorali avvenuti nelle elezioni regionali del settembre 2015, o contro l’abbassamento del tenore di vita, anche se ci sono state delle manifestazioni degli autotrasportatori contro le accise per l’utilizzo delle strade federali, oppure ogni tanto ci sono delle dimostrazioni legate ad un fatto particolare, come la ricorrenza dell’omicidio di Boris Nemtsov, ma non sono sufficientemente sostenute.

Alcuni osservatori ipotizzano che i russi siano disposti a sacrificare le comodità materiali per un senso di grandezza nazionale; ma è vero? I sondaggi d’opinione pubblica, organizzati dal Centro Levada per far luce sul sentimento popolare dell’attuale crisi, suggeriscono una storia leggermente diversa.
Le preoccupazioni per il deterioramento della situazione economica hanno cominciato a farsi strada nell’estate del 2014, quando l’euforia dell’annessione della Crimea stava per essere messa in un angolo. A dicembre, il crollo del rublo, ha portato la popolazione a valutare negativamente la situazione economica.

Nel complesso, le politiche del governo sono riuscite a placare le paure della gente. Il panico del mese di dicembre 2014, quando gli abitanti delle città più grandi hanno cominciato a svuotare i conti bancari e a cambiare i rubli in dollari e in euro, è stato rapidamente soppresso. Gli aumenti dei prezzi, una volta stabilizzato il rublo, hanno rallentato, e alcuni beni in realtà hanno cominciato a costare di meno. Nella primavera del 2015, la valutazione della gente sul futuro ha cominciato a migliorare.
Questo rinnovato ottimismo ha raggiunto il picco intorno al 70 ° anniversario della vittoria sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale, nel momento in cui Putin ha affermato che la recessione sarebbe durata solo due anni. Quando è stato chiesto a qualcuno di spiegare perché l’economia russa si dovesse riprendere in due anni, i partecipanti all’intervista spesso hanno semplicemente risposto: “Beh, lo ha detto Putin”.

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A differenza della recessione del 2009, al momento non c’è un diffuso panico per la disoccupazione. Gli intervistati hanno fatto notare che alcuni dei loro conoscenti avevano perso il lavoro o avevano problemi a trovarne uno nuovo, ma non hanno espresso molta preoccupazione per le proprie prospettive occupazionali.
L’attuale crisi ha toccato tutti i segmenti della popolazione russa, ma in modi diversi. I russi, sostituendo i prodotti costosi con quelli più economici e di qualità inferiore, si stanno adeguando alle difficoltà economiche.

La crisi finanziaria del 1998 aveva i colori del sentimento popolare. Oggi, i gruppi a basso reddito (persone che dicono che “hanno solo i soldi per il cibo” o “non hanno nemmeno i soldi per il cibo”) comprendono circa il 17 per cento della popolazione, mentre alla fine del 1998 rappresentavano l’84 per cento. Questo spiega il motivo per cui i russi non si sentono oppressi e affermano che “questa non è una crisi! Abbiamo visto di molto peggio!”.
L’indagine suggerisce che il popolo non ha una solida conoscenza delle radici della crisi attuale. Il più delle volte, cita il clima economico e il calo dei prezzi del petrolio. Un quarto dei partecipanti al sondaggio ritiene che gli attuali problemi siano radicati nella stessa economia russa; mentre un punto percentuale leggermente più piccolo che la causa siano le sanzioni occidentali. Alcuni accusano il governo russo e il presidente. Altri affermano che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno colluso per deprimere i prezzi del petrolio e punire la Russia. Altri ancora danno la colpa a Boris Eltsin e Mikhail Gorbachev, sostenendo che, se gli ex capi di Stato non avessero dato la Crimea all’Ucraina non ci sarebbero guerre, sanzioni e nessuna crisi.

La maggior parte degli intervistati non credono che la composizione del governo debba cambiare. In questo senso, le sanzioni sono riuscite a spostare la colpa della crisi dal governo russo sugli occidentali. Nel complesso, i russi non sembrano apprezzare la gravità del declino economico attuale, probabilmente perché l’economia si è deteriorata in parallelo con una forma d’adeguamento.

Eppure, le autorità dovrebbero prendere atto della sensazione generale: “i salari non stanno cambiando, ma i prezzi stanno salendo”. I russi si sveglieranno e s’accorgeranno della crisi quando non verranno indicizzate le pensioni e gli stipendi. In altre parole, quando i segmenti medio e bassi della popolazione sentiranno la crisi nei loro portafogli. Finora, il governo russo è stato in grado di sedare il malcontento popolare; ma il tempo stringe, e in poco tempo il Cremlino potrebbe trovarsi in mano una vera e propria crisi sociale.

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