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25 settembre 2017

Con la Russia siamo alle solite


Il 13 febbraio 2016 il primo ministro russo Dmitry Medvedev, ha tenuto un discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in Germania. Il suo intervento, che l’Occidente e la Russia sono coinvolti in una nuova guerra fredda, ha provocato un’ondata di smentite da parte di tutti i politici e commentatori occidentali.
Medvedev ha effettivamente ragione: tra la Russia e l’Occidente la guerra fredda c’è, e le smentite occidentali, se consideriamo le relazioni con la Russia, sono inutili: oggi per l’Occidente la guerra fredda è la migliore opzione possibile.

Ovviamente, la guerra fredda non è la guerra fredda che esisteva tra le due superpotenze, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Una seconda guerra fredda sarebbe impossibile: la Russia è un paese sottosviluppato con le bombe atomiche e non è paragonabile agli Stati Uniti; ma l’attuale guerra fredda, al contrario, è condotta ed è stata iniziata dal presidente russo Vladimir Putin che, invadendo la Crimea e il Donbas nel 2014, ha distrutto l’architettura di sicurezza del dopoguerra in Europa.
La guerra fredda è la condizione ideale per i rapporti dell’Occidente con la Russia? Ovviamente no. Questa è una qualche variante di pace, sia calda o fredda; ma, da quando Putin è andato in guerra in Ucraina, la pace non è un’opzione. L’unica alternativa realistica alla guerra fredda è dunque la guerra calda, o ostilità armate diffuse tra la Russia e l’Occidente – contesti che possono avvenire se Putin decidesse di testare la determinazione della NATO in Estonia, provocare la Turchia, o lanciare un’invasione su larga scala dell’Ucraina.medved

Rispetto alla guerra calda, tuttavia, l’ostilità politica, economica, diplomatica e ideologica, che caratterizzano la corrente guerra fredda, è sicuramente preferibile. E non solo per l’Occidente.
L’Ucraina, sta godendo di un rapporto di guerra fredda con la Russia. In effetti, dopo aver fermato l’avanzata russa nel Donbas, Kyiv ha di fatto congelato il conflitto e lo ha messo in una condizione che non è né vera pace, né guerra su vasta scala. Le forze russe nel Donbas continuano a sparare, gli ucraini continuano a morire; ma i rapporti russo-ucraini sono passati da ostilità militari a ostilità politiche, economiche, diplomatiche e ideologiche.

Purtroppo, né l’Occidente né l’Ucraina possono fare molto per spostare le loro relazioni con la Russia. Putin ha rotto la pace, e solo Putin può ripristinarla. E ci sono poche ragioni per credere che lui sia interessato alla pace. Perché ci sia una pace calda, Putin dovrebbe ritirare le sue truppe dal Donbas, ritornare la Crimea all’Ucraina e abbracciare Kiev, ma nessuna delle quali sembra probabile. Perché ci sia una pace fredda, Putin dovrebbe riconoscere la legittimità del governo ucraino e smettere di destabilizzare il paese. Anche questo è improbabile.

Tutto ciò che l’Occidente e l’Ucraina possono fare è di ridurre le probabilità che Putin possa andare in guerra nei paesi baltici o in Ucraina. E questo è esattamente ciò che stanno facendo: gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno imposto delle sanzioni contro la Russia; la NATO sta rinforzando la sua presenza in Europa orientale e in Scandinavia; i vicini occidentali della Russia stanno incrementando i loro bilanci militari e cercano cooperazione contro una possibile aggressione russa; e l’Ucraina ha, nonostante le sue minime risorse, costruito in diciotto mesi uno degli eserciti più formidabili d’Europa.

Queste misure bloccheranno Putin? Nessuno lo sa. Putin, da un lato non sembra irrazionale, in effetti ha evitato di coinvolgere la Russia in una sanguinosa occupazione dell’Ucraina nella primavera del 2014; ma dall’altro, avendo stupidamente preso la Crimea e distrutto il Donbas, ha devastato la sua economia e danneggiato gli interessi di Mosca e dei russi in Ucraina, che lui sostiene di difendere; mentre la sua avventura siriana non offre alcuna prova chiara di razionalità o irrazionalità. È vero, è andato a Damasco per difendere un alleato della Russia e a prolungare l’agonia di Assad; ma l’intervento ha un caro costo in un momento di declino economico nazionale, si è esposto a rischi di attacchi terroristici e ha sacrificato i rapporti di Mosca con due strategicamente importanti paesi del Medio Oriente: l’Arabia Saudita e la Turchia.

Putin rimane un punto di domanda. Peggio ancora, non ci si può fidare. Dopo aver felicemente distrutto la struttura di sicurezza del dopoguerra, che ha mantenuto stabile per tanti decenni l’Europa, e dopo aver minacciato di usare armi nucleari per proteggere il suo regno, Putin si è apertamente definito come un revisionista e un guerrafondaio e per l’Occidente, il miglior risultato possibile è cercare di mantenere a bada le sue perverse inclinazioni.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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