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26 settembre 2017

I droni passano all’attacco


Nel Donbas i separatisti filo russi continuano a perlustrare le posizioni delle forze militari ucraine utilizzando i veicoli aerei senza equipaggio (UAV); tuttavia, a metà febbraio 2016, i droni russi sono passati a tattiche offensive.
Non è una novità l’uso degli UAV da parte dei separatisti, come che alcuni siano stati anche abbattuti; tuttavia a metà febbraio 2016, alcuni UAV durante la notte, hanno attaccato una base militare nella regione di Zaparizhia.

Secondo il capo del servizio stampa dello Stato maggiore ucraino, Vladyslav Seleznyov, la sera del 17 febbraio, un deposito militare nella regione di Zaporizhia è stato bombardato con oggetti incendiari lanciati da veicoli aerei senza equipaggio. L’incendio creato, è stato una lotta contro il tempo per limitare i danni in tutto il territorio della base.
Le truppe di guardia notturne hanno riferito d’aver udito intorno alle 00:2 dei ronzii di motori in cielo, poi all’improvviso hanno visto una “pioggia di fuoco”.
“Noi non abbiamo visto gli UAV, li abbiamo solo uditi, ma dopo un paio di minuti siamo stati investiti da una pioggia di fuoco – continua Mark Klimenko, un militare di leva – alcuni oggetti a contatto con la terra si accendevano, altri invece bruciavano a raffica già in cielo”.

Le munizioni incendiarie, ovviamente, erano a base di fosforo bianco, che è una forma allotropica particolarmente reattiva, tanto reattiva che non appena entra in contatto con l’aria prende fuoco e comincia a rilasciare densissime e spettacolari colonne di fumo bianco. Il fuoco di Willie Pete (WP – White Phosphorus), come viene comunemente chiamato nel gergo militare, non smette di bruciare fino a quando il materiale non si è completamente consumato, e questo può portare alla nascita di roghi inestinguibili per ore, anche giorni. Quando brucia, i fumi incadescenti di Willie Pete si inerpicano per le vie respiratorie di chi gli sta vicino, i suoi tizzoni ardenti si annidano tra i vestiti e affondano nella pelle come fosse burro. Willie Pete non è certo un amico.be28adfff47893c4519c1307dc6b8866_XL

Il fosforo bianco non è una novità, appare già negli arsenali bellici del diciannovesimo secolo, quando i nuclei terroristici della Fratellanza Feniana irlandese e della Fratellanza Repubblicana Irlandese, che combattevano per l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito, alzarono il livello dello scontro con attacchi incendiari. Apparve poi di nuovo nel 1916 in Inghilterra, mentre nella seconda guerra mondiale è stato inserito nelle bombe americane ed inglesi. Nel 1980 il Protocollo III del fascicolo della Convenzione di Ginevra ha vietato l’uso di armamenti incendiari contro i civili. Un risultato di uno studio americano sull’uso del fosforo bianco, presentato a Ginevra nel 2013 contro Israele per aver utilizzato WP nei territori di Gaza, riporta: “La nostra indagine si concentra sul proiettile M825 WP, utilizzato, oltre che a Gaza, anche nelle operazioni militari statunitensi a Fallujah – recita il sommario del report – Ad un’altezza pre-calcolata sopra il proprio obiettivo, la carica di un proiettile M825 WP si attiva e rilascia 116 frammenti di materiale pregno di fosforo bianco. Willie Pete però, non cessa di esistere una volta fatto brillare in tutta la spettacolarità dei suoi 116 frammenti ardenti e delle sue altrettante colonne di fumo color panna; Willie Pete divora tutto ciò che incontra sulla propria strada, che si tratti di carne umana o di terra”.

I soldati in Zaporizhia hanno confermato che “non riuscivano a spegnere il fuoco, c’era molto fumo acre, risultava difficile respirare – è stato tutto davvero spaventoso”.
I militari, in tarda mattinata sono riusciti a sedare gli incendi e far la conta dei danni dell’attacco, che alla fine per fortuna si è dimostrato solo un fatto impressionante. Nessuno dei droni è stato abbattuto, sia per il caos e la paura che hanno creato, che per l’altezza che volavano che ne impediva la visione notturna.

Il 19 febbraio un altro attacco al fosforo è stato ripetuto vicino Grodivka nella regione di Donetsk. “Gli UAV hanno attaccato i magazzini di armi e l’artiglieria della 93° brigata, lasciando cadere granate incendiarie al fosforo – ha riferito il colonnello Andriy Lysenko, l’addetto presidenziale per la zona ATO.
– È piuttosto difficile distruggere tali piccoli oggetti volanti. Gli UAV non sono rilevati dai radar di ricognizione – ha spiegato lo Stato maggiore.

Il Servizio di Sicurezza e l’Ufficio del procuratore militare hanno aperto un’indagine sugli incidenti. Il capo procuratore militare, Anatoly Matios, ha notato che gli attacchi UAV sono sistemici e pianificati.
Secondo Kostyantyn Bryl, che agisce come capo dell’amministrazione regionale di Zaporizhzhya, questo tipo di velivolo “è attivamente utilizzato dalle unità delle forze speciali russe nelle regioni di Donetsk e Lugansk”.
La probabilità del ripetersi di tali attacchi non può che preoccupare, anche per la sorte dei civili che potrebbero diventarne vittime.
Considerando ciò e rapportando il tutto ai dati relativi allo sviluppo degli UAV in Russia, la situazione si manifesta particolarmente preoccupante. Secondo un rapporto ufficiale del Ministero della Difesa della Federazione Russa, pubblicato all’inizio del 2016, “il numero dei veicoli aerei senza equipaggio utilizzati dalle Forze Armate russe è aumentato di 9,6 volte dal 2011 – cioè è arrivato a 1.720 pezzi”.

E, a quanto pare, il numero continuerà a crescere: i media russi hanno più volte citato, che i “droni stanno giocando un ruolo sempre più importante nella guerra moderna”, e che “in un prossimo futuro, un operatore di UAV sarà una delle figure chiave delle forze Armate della Federazione russa”.
Nel gennaio 2016, il Ministero della Difesa russo ha riferito d’aver iniziato a testare un drone in grado di volare ad una velocità di 800 km / h con un carico di una tonnellata tra armi e missili terra-aria. È interessante notare che, alla fine di febbraio, i media del Cremlino hanno riferito che i lavori di restauro del campo d’aviazione militare di Capo Chersoneso in Crimea erano finiti e che in questo territorio sarebbero stati posti solo elicotteri militari e droni carichi di missili terra-aria e bombe al fosforo.

L’Ucraina tempo fa, aveva pensato di usare gli UAV in combattimento ed aveva iniziato le trattative per il loro acquisto con Israele; ma, secondo Bloomberg, l’accordo per la fornitura di veicoli aerei senza equipaggio è stato annullato dopo una chiamata del presidente russo Vladimir Putin al primo ministro israeliano. Il Cremlino, sempre secondo Bloomberg, sembra che abbia ricattato il governo israeliano promettendo che, nel caso avesse chiuso il contratto con l’Ucraina, avrebbe fornito armi speciali sia alla Siria che all’Iran, due stati ostili ad Israele.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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