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18 novembre 2017

REGGIO LIBERA REGGIO


Nella notte del 28 febbraio alle 23.30 è stato inferto l’ennesimo colpo all’imprenditore locale Tiberio Bentivoglio proprietario della Sanitaria Sant’Elia che da anni è diventato baluardo della lotta alla ‘ndrangheta.

L’imprenditore Bentivoglio, sotto scorta di terzo livello, quella assegnata ai soggetti  ad alto rischio, inizia la sua lunga battaglia negli anni ’90 quando risponde con un deciso no alla ‘ndrangheta locale di pagare il pizzo. Da qui la sua via crucis che in questi ultimi giorni ha visto realizzarsi un’altra delle sue stazioni.

Potremmo dire un’altra caduta, ma in realtà sono questi gesti “vigliacchi”, così definiti dalle autorità e dalla cittadinanza reggina a rendere l’imprenditore più forte, più deciso e la popolazione tutta più vicina al problema e alla persona.

Nonostante l’intervento immediato dei vigili del fuoco l’intero magazzino è dato alle fiamme e con esso tutto il materiale sanitario contenuto. Materiale che avrebbe

dovuto allestire il nuovo negozio che da qui a breve dovrebbe sorgere in uno dei locali confiscati alla mafia. Nessun dubbio riguardo al fatto che l’incendio sia di natura dolosa. Una volta sedate le fiamme, gli uomini della scientifica poterono affermare che in loco furono trovati un tappo e i resti di una tanica.

Lunedì 29 febbraio alle ore 19 la popolazione reggina si è riunita in zona tre mulini di Reggio Calabria, proprio davanti ai magazzini ridotti in macerie per manifestare questi atti ignobili e a favore di una “Vita onesta” che è anche il nome dato alla manifestazione stessa.

Il Sindaco Giuseppe Falcomatà incalza contro chi compie tali misfatti e incita a seguire l’esempio di Tiberio Bentivoglio a essere uomini coraggiosi, persone che dicono no a ciò che è sbagliato e lottano per affermare la giustizia. Incita le autorità nazionali a prendere atto di quanto è accaduto e purtroppo avviene fin troppo spesso di questi tempi, e ad agire con risolutezza.

Accanto a lui esponenti dell’autorità calabrese, ma anche varie associazioni, gruppi scout, attivisti di partiti, e gran parte della cittadinanza è accorsa per dire basta.

A sostegno dell’imprenditore e della sua famiglia è stato fondato un comitato chiamato “Un seme per Enza e Tiberio” che sostiene Bentivoglio e la moglie raccogliendo fondi per mettere in sicurezza l’attività commerciale che dovrebbe aprire il prossimo 15 marzo, adesso questa piccola iniziativa cercherà di sostenere anche le spese di acquisto dei materiali sanitari andati distrutti dall’incendio.

In questo momento così delicato per il territorio calabrese i cittadini sono chiamati a reagire e ad agire con coraggio, con onestà e a essere uomini liberi dalla paura del racket mafioso.

Valeria Pomara

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