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26 settembre 2017

La paura e l’inciviltà


Uno dei promotori del referendum nei Paesi Bassi sull’accordo d’associazione UE-Ucraina è Thierry Baudet, un giovane di 33 anni, energico, eloquente e attraente, uno che esattamente sa come utilizzare le abilità personali per trasmettere un messaggio. Quali possano essere queste informazioni, non è del tutto chiaro, anche perché Baudet ha apertamente affermato di non essere un “accademico”, ma di raffigurare “il più importante degli intellettuali dei Paesi Bassi” in grado di stimolare il dibattito e suscitare nella gente la voglia d’esprimersi – abbasso la modestia!

Il “Forum per la Democrazia”, riunioni organizzate da Baudet, dove vengono spesso espresse opinioni di cattivo gusto, seppur possano essere parte del gioco, tratta di “una nuova democrazia”, una democrazia, insiste Baudet, in cui lo “strato degli obsoleti e ridondanti politici” vengono messi da parte e le persone hanno un modo diretto per esprimere le proprie opinioni. Ma, quando i pareri degenerano, il baldanzoso ragazzo sorridendo guarda dall’altra parte e afferma: “io sono solo l’organizzatore del forum”.
Baudet, nella nuova arena politica europea, non è un’eccezione, anzi sembra uno degli esponenti delle nuove ideologie che stanno avanzando. La persone come Baudet, grazie ai network internazionali e alla scomparsa dei “filtri” tra la società e i media, sono state proiettate in posizioni chiave e stanno approfittando delle infinite possibilità tecnologiche che gli vengono concesse.

Thierry Baudet in Amsterdam. foto: Anton Dommerholt 02-04-15 opdr 7824

Thierry Baudet in Amsterdam.
foto: Anton Dommerholt 02-04-15
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Ma non è tutto negativo. Maidan è stato parzialmente un successo grazie alle infinite potenzialità dei social media; senza i costanti messaggi su facebook e sugli altri social network, senza i permanenti livesteams che mostravano alla gente cosa stava accadendo in quell’istante in piazza, senza l’immediata comunicazione, la rivolta non sarebbe mai sopravvissuta all’assalto delle forze del governo. Non dimenticherò mai la notte del 19-20 febbraio 2014, quando diverse ore prima della sparatoria che ha lasciato decine di morti in Maidanovtsy, s’inviavano foto e video su Internet grazie al gratuito wifi della piazza dell’Indipendenza. Assolutamente folle: mentre le granate esplodevano, gli incendi ruggivano e i colpi delle armi potevano essere uditi a intervalli regolari, Maidan aveva la connessione internet …

Baudet e suoi simili però, sono pericolosi perché innescano volutamente dei “sentimenti violenti” nella popolazione. Queste passionalità si basano in gran parte su un primordiale istinto umano: la paura. Non voglio pensar male delle persone e, nonostante le molte prove contrarie, faccio tutto il possibile per mantenere una inclinazione positiva; tuttavia, una cosa è chiarissima: la gente ha molta paura. Ora, nell’anno 2016, le persone in Europa hanno paura della globalizzazione, della sicurezza, del vicino della porta accanto, della perdita del confort, hanno paura dell’afflusso degli stranieri che possono mettere in discussione tutto ciò che è noto e sicuro e potrebbero “rubare il loro posto di lavoro”, in pratica si è creata l’atmosfera ideale per i populisti.
Tra i paesi che dispongono di personaggi grezzi, come l’abietto populista olandese Geert Wilders, o il francese Marianne Le Pen, o l’italiano Salvini, Thierry Baudet è il più pericoloso, perché finge d’essere un intellettuale molto preparato, anche se non è vero.
Vediamo l’esempio dell’Ucraina. Baudet è contro l’accordo d’associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea, perché sostiene, è come aprire le porte alla corruzione e a milioni di ucraini in cerca di fortuna, è come andare a irritare inutilmente Putin senza poi sapere le future imprevedibili conseguenze. Baudet parla dell’Ucraina come se ci fosse appena stato e che avesse una profonda conoscenza del paese; ma in realtà: non ha mai messo piede sul suolo ucraino. Tutto quello che afferma si basa sul sentito dire.

Non è stato nemmeno nel paese in qualità di osservatore per un’organizzazione come l’OCSE, che basa il suo parere su un contatto piuttosto rapido e superficiale. Ma non è tutto. Lui e il suo ambiente circostante sottolineano continuamente che ci sono molti ucraini che non vogliono entrare in Europa, e che vogliono che le cose rimangano come sono. Baudet promuove questa posizione come se stesse parlando di una società che conosce a mena dito e nella quale è cresciuto: non manifesta alcuna stima della situazione in cui delle persone stanno lottando per uscire dal trauma di 75 anni di totalitarismo, non capisce che ogni cambiamento crea ansia, paura e stimola un desiderio che tutto rimanga così com’è. Ci sono molte persone negli Stati dell’ex URSS che desiderano che tutto rimanga com’è, non vogliono cambiamenti, in quanto sinonimi d’incertezze e rischi. Le nuove generazioni hanno bisogno di prendere in mano le redini e di de-sovietizzare la società, anche se richiede molto tempo. Eppure è chiaro, che per uscire dal tunnel nel quale oggi Putin sta incuneando la Russia, c’è solo una strada da seguire: il coraggio delle riforme e allontanarsi dall’idea assistenziale statale.

Ho visto un video di Sinferopoli girato l’estate scorsa, nel quale un ragazzo su un palco in uno dei parchi cittadini, stava cantando canzoni d’amore a Stalin, un assassino di massa, colpevole di almeno 20 milioni di morti. I cittadini erano seduti, ascoltavano, cantavano e battevano le mani … ma sappiamo bene che, probabilmente tutti quelli che osannavano hanno avuto almeno un loro parente vittima della repressione di Stalin? Strano? No, per niente. Queste persone soffrono di un trauma collettivo che li fa lodare il loro aguzzino, perché questa potrebbe essere la migliore strada della loro sopravvivenza. Orribile? Sì, lo è, perché quando la Crimea tornerà all’Ucraina queste stesse persone canteranno l’inno nazionale ucraino e professeranno la loro fedeltà allo Stato ucraino … Queste sono cose che Baudet non capisce, e io ne sono convinto. Sono cose troppo complicate, troppo inquietanti per i suoi giochi intellettuali che non hanno alcun legame con la realtà, tranne che innescare timori nella popolazione.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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