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19 novembre 2017

Savchenko e il processo farsa


Mai avrei immaginato che i leader russi potessero abbassarsi a tanto: Sergei Lavrov, il ministro degli esteri russo, ha spiegato che è stato annullato l’accordo, che permetteva ai medici ucraini d’esaminare le condizioni di salute della Savchenko, “per il comportamento di sfida dell’imputato durante il processo, e per le sue dichiarazioni offensive rivolte alla Corte”. Lavrov ha riferito tali asserzioni al suo omologo ucraino Pavlo Klimkin, sottolineando inoltre che l’accordo “eccezionale per motivi umanitari” era stato cancellato per grave colpa di Savchenko.

Il prigioniero di guerra ucraino è ormai al suo quinto giorno di sciopero della fame a secco, cioè senza cibo ed acqua, e quasi alla fine di un processo farsa nella città di confine russa di Donetsk. Con il deterioramento di salute del detenuto, l’esito di questo caso molto pubblicizzato e altamente politico che arriverà ad un certo verdetto di colpevolezza, vale la pena di rivedere esattamente quello che è successo a Nadiya Savchenko.
Il 17 giugno, 2014, Savchenko, un ufficiale ucraino dell’aeronautica che combatteva aggregata ad un battaglione di volontari, è stata ferita e catturata dai combattenti filo russi nella regione orientale di Lugansk. Valery Bolotov, il capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LNR), ha riferito all’agenzia di stampa Interfax che un “cecchino donna, presumibilmente un cittadino lituano” era stato catturato nel corso di una battaglia vicino al villaggio di Metallist.

Lo stesso giorno, un posto di blocco su una strada vicina, sorvegliato da paramilitari russi e da due veicoli blindati PTS-2, è stato bombardato con mortai. Due membri di una troupe televisiva dello Stato russo, Igor Kornelyuk e Anton Voloshin, sono stati tra quelli che sono rimasti uccisi. Due giorni dopo, è iniziata una campagna con la Russia desiderosa di capitalizzare la propaganda spendendo la cattura di un soldato ucraino di alto profilo.
Savchenko, aveva già ricevuto in passato una certa attenzione dalla stampa in quanto unica paracadutista femminile ad aver partecipato alla forza di pace ucraina in Iraq dal 2004 al 2008. Poi è diventata la prima donna a laurearsi presso l’Università aerea ucraina a Kharkiv, e la prima a volare sul bombardiere Sukhoi su-24 prima d’essere artigliere e navigatore di elicotteri Mil Mi-24.

Data la notevole carriera è stata spesso oggetto di numerosi rapporti di notizie e anche di un documentario prodotto dai militari ucraini nel 2012: naturalmente, questo l’ha resa un considerevole premio da sfruttare.
Mentre era prigioniera dei militanti filo russi, due Tv pro-Cremlino, il canale NTV e il giornale Komomolskaya Pravda, le hanno fatto delle interviste, lo stesso giorno è stato anche caricato un video su YouTube. Nelle interviste, NTV ha denominato Savchenko sia come cecchino che come ricognitore per l’artiglieria.Savchenko_Hunger_Strike.Sputnik

Nel pezzo NTV, Savchenko, parlando della sua esperienza militare passata, si è definita una navodchik, che significa un ricognitore o un mitragliere. La clip è stata tagliata e in nessun contesto risulta che lei fosse in realtà un artigliere d’elicottero.
L’affermazione navodchick è diventata significativa non appena la stampa russa, suggerendo che lei fosse un importante prigioniero, ha cominciato a costruire un caso contro Savchenko. NTV, nel rapporto Savchenko, ha sostenuto che il militare ucraino potrebbe essere coinvolto nella morte dei giornalisti russi Kornelyuk e Voloshin. Nel frattempo una storia parallela era stata messa in piedi dalla NTV con il leader della LNR, Bolotov, che affermava che nel corpo di uno dei giornalisti c’era la pallottola di un cecchino.

Nell’intervista con Komsomolskaya Pravda, si riporta che la Savchenko fosse già a conoscenza delle accuse della NTV per la morte dei due giornalisti, e che lei già s’aspettasse che le autorità russe avrebbero agito contro di lei.
Nonostante i suggerimenti del Ministero della Difesa ucraino che ci sarebbe stato uno scambio di prigionieri, i giornalisti hanno scoperto che l’8 luglio Savchenko era stata portata oltre il confine, in una prigione nella città russa di Voronezh. Il giorno successivo il comitato investigativo russo ha annunciato che Savchenko era accusata dell’omicidio di Kornelyuk e Voloshin.

Le autorità russe sostengono che Savchenko fosse stata rilasciata dai suoi rapitori separatisti e, successivamente, avesse superato il confine illegalmente, come un rifugiato.
Da segnalazioni invece, risulta che Savchenko è stata caricata su una macchina e portata oltre il confine da Pavel Karpov, un collaboratore di Vladislav Surkov, uno dei consiglieri più importanti del presidente Vladimir Putin.

Ora, il militare ucraino è in sciopero della fame da venerdì e deve chiaramente essere controllata da medici di cui si fida. Nell’udienza di una settimana fa, la Corte non aveva concesso all’imputato il diritto di parola e aveva spostato la data della sentenza, al che, la Savchenko risentita, aveva minacciato la sua astinenza dall’acqua. Esiste il concreto sospetto che il ritardo nella lettura della sentenza finale fosse dovuto alla presenza di un alto numero di diplomatici e corrispondenti internazionali, ipotesi rafforzata dalla polizia di frontiera russa che non ha lasciato passare le Tv ucraine, oltre che aver fermato per futili motivi tre deputati ucraini all’aeroporto internazionale di Sheremetyevo a Mosca, e rilasciati solo dopo che il loro volo per la città dove c’era il procedimento era partito. Radio Svoboda riporta che solo alcune troupe cinematografiche sono state ammesse in aula: Pyervy Kanal, Rossiya e Zvezda che ovviamente, sono tutti i più noti canali della propaganda pro-Cremlino. Gli altri giornalisti sono stati costretti a guardare il procedimento da una stanza attigua.

Timori o speranze russe? Dopo cinque giorni senza cibo ed acqua, forse qualcuno credeva che Savchenko sarebbe stata troppo debole per partecipare all’udienza, per non parlare di esprimere le sue opinioni. Savchenko, durante il suo discorso alla Corte, ha parlato in ucraino e il traduttore per lo più ha solo letto quello che era stato preparato la settimana precedente. C’erano però un paio di aggiunte, ed è stata una di queste che ha irritato la corte. Savchenko ad un dato punto, è salita sulla panchina che è a disposizione oltre le sbarre e, in segno di disprezzo alla corte, ha mostrato il suo dito medio con il gesto dell’ombrello.
Il giudice ha cercato di rimproverarla, ma lei ha reagito sottolineando che queste erano le sue ultime parole e che era un suo diritto non essere interrotta.

Savchenko ha concluso la sua arringa sostenendo che, se il verdetto fosse stato ritardato di un’altra settimana, avrebbe continuato il suo sciopero della fame. La sentenza è attesa per il 21 marzo, anche se pochi credono che i tre giudici – il presidente Leonid Stepanenko, Ali Khaibulaev e Yevgeny Chernysh – metteranno i loro nomi e le loro firme in calce ad una farsa del genere.
I loro nomi, insieme a quelli dei pubblici ministeri che hanno chiesto 23 anni di carcere, sono sicuramente nella lista dei 29 nomi, “Savchenko List”, tra cui quello del presidente russo Vladimir Putin, che è stata invocata dalla Lituania, Svezia e Polonia per essere firmata dai 57 membri del Parlamento europeo. I deputati europei hanno chiesto sanzioni personali contro di loro per essere “responsabili di una decisione politica, per aver rapito Savchenko, averla fatta trasportare sul territorio russo, averla detenuta in violazione della legge e aver costruito accuse contro di lei”.

I manifestanti in Russia che chiedevano il rilascio di Savchenko sono stati arrestati; nei paesi democratici, ci sono state grandi e costanti manifestazioni per invocare il rilascio di Savchenko.
La Ue in una dichiarazione ha ribadito che il rilascio di Savchenko è una parte integrante degli accordi raggiunti a Minsk: “tutti i prigionieri e le persone illegalmente detenute devono essere rilasciate sulla base dell’uno per tutto”. Questo è stato completamente ignorato sia dalla Russia che dalle sue deleghe nel Donbas.
L’UE sottolinea che “la Russia ha la responsabilità della salute, il benessere e il rispetto dei diritti umani di tutte le persone che trattiene”. Sembra probabile che la Russia ricorrerà all’alimentazione con la forza, anche se Nadiya Savchenko ha espressamente dichiarato che lei considera tale interferenza come una tortura e una violenza contro di lei.

Mentre gli appelli per la liberazione di Savchenko vengono ascoltati dai leader del mondo, la Russia ha continuato con la sua pretesa che c’è un processo giudiziario in corso, e che tali richieste fanno “pressione nel campo di lavoro della Corte”. Dmitry Peskov, l’addetto stampa di Putin, ha riferito che “noi non possiamo essere d’accordo con i tentativi d’interferire con i procedimenti giudiziari che si svolgono nel nostro paese nel rigoroso rispetto della vigente legislazione russa”.
Nadiya Savchenko è stata catturata dai militanti filo russi in Ucraina e portata con la forza in Russia: questo non è consentito dalla “rigorosa legislazione vigente russa”. Il comitato investigativo russo dapprima ha sostenuto che Savchenko fosse fuggita ai militanti filo russi, e si fosse precipitata al confine russo per attraversarlo “illegalmente”, poi hanno cambiato versione, affermando che era stata rilasciata dai separatisti, e lei, ancora con la divisa militare ha deciso “illegalmente di attraversare il confine”: perciò i pubblici ministeri stanno chiedendo 23 anni di carcere per questa presunta violazione.
Al leader filo russo Igor Plotnitsky, la cui prova è critica e viziata, è stato permesso di dare in totale segretezza testimonianza alla Corte, la quale invece, ha ripetutamente respinto le prove a conferma dell’alibi di Savchenko, così come le dimostrazioni che le accuse erano falsificate.

L’accusa sostiene che Savchenko fosse salita su una torre, ad una distanza di circa 2,5 km, da dove ha notato i giornalisti e ha comunicato ai membri del battaglione Aidar la loro posizione. Il binocolo e il sistema radio che l’accusa sostiene che sono stati usati non sono mai stati prodotti; non c’è alcuna spiegazione di come Savchenko, che aveva un grave ferita al braccio, avesse potuto scalare la torre.
Savchenko quando i due giornalisti sono stati uccisi era già stata catturata dai filo russi. La difesa è in grado di dimostrare dai record di telefonia mobile e dalle relazioni dei testimoni che Savchenko è stata catturata intorno alle 10:00, circa un’ora e mezza prima che i due giornalisti fossero stati uccisi. La difesa fin dall’inizio, ha pubblicamente evidenziato tale tesi, ma l’accusa ha “avvicinato un testimone” che ha sostenuto che nel giorno in questione c’erano stati problemi tecnici alla rete telefonica, e che le prove del telefono di Savchenko erano quindi inaffidabili.

L’accusa ha sostenuto che questo “testimone” – Mikhail Pomazan – fosse un impiegato del gestore di telefonia mobile, Vita. La difesa ha scoperto che la società Vita non aveva mai avuto un dipendente con un tale nome, nemmeno un collaboratore esterno. Gli avvocati quindi hanno chiesto che “Pomazan” fosse convocato per sostenere un esame incrociato, e , nonostante l’evidente validità di una tale domanda, il giudice l’ha respinta, ma non solo, si è persino rifiutato di aggiungere al file del procedimento la richiesta della difesa.
Ci sono troppi esempi di presunti “rigorosi rispetti russi della vigente legislazione”.

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