Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

23 settembre 2017

Donbas: cosa ancora?


L’incontro nel formato “Normandia” del 3-4 marzo a Parigi, mentre i partecipanti cercavano d’estorcere il “Sì”, che potrebbe significare l’accettazione delle “elezioni farsa” nel territorio occupato dai russi, hanno tutti spinto l’Ucraina con le spalle al muro. L’intervento del ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, è stato intimidatorio, a cui ha fatto da eco il suo omologo francese Jean-Marie Ayrault, mentre il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ascoltava e sorrideva sornione.

Secondo il racconto di Lavrov, rilasciato all’agenzia di stampa russa TASS, “Steinmeier e Ayrault hanno proposto d’indire le elezioni a giugno o luglio – ha sottolineato Lavrov – Eravamo pronti a sostenere questa proposta, ma la parte ucraina ha chiesto di non insistere, quindi non c’è stato nessun progresso sulla questione principale: la preparazione delle elezioni”. Il ministro degli esteri russo a modo suo, dando tempo all’Ucraina fino a luglio, ha mostrato una certa flessibilità, mentre Steinmeier e Ayrault hanno sempre insistito per il termine perentorio di “giugno al più tardi”.
La sintesi di Lavrov riflette il successo delle tattiche russe: la Russia non è l’aggressore, costringere Kyiv a operare direttamente con Donetsk-Lugansk; l’Occidente deve fare pressione su Kyiv affinché quest’ultima conferisca la legittimità democratica ai proxy russi in Ucraina.

French Prime Minister Manuel Valls (L), NATO Secretary General Jens Stoltenberg (R) and their delegations have taken seat for talks at the 52nd Munich Security Conference (MSC) in Munich, southern Germany, on February 13, 2016. / AFP / THOMAS KIENZLE

French Prime Minister Manuel Valls (L), NATO Secretary General Jens Stoltenberg (R) and their delegations have taken seat for talks at the 52nd Munich Security Conference (MSC) in Munich, southern Germany, on February 13, 2016. / AFP / THOMAS KIENZLE

Steinmeier, nel suo intervento conclusivo ha riconosciuto che “le elezioni sono impossibili senza sicurezza”; ma ha ammonito l’Ucraina che è “inaccettabile rinviare le elezioni alle calende greche” perché tali “elezioni” sono un prerequisito per una soluzione politica, cioè la modifica costituzionale ucraina.
Per poter indire le “elezioni” entro giugno di quest’anno, Steinmeier ha chiesto “alle parti” – Kyiv e Donetsk-Lugansk – di concordare la forma di sicurezza necessaria “nelle prossime settimane”. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE, quest’anno sotto la presidenza tedesca) redigerà entro il 31 marzo, un concetto per garantire la sicurezza delle “elezioni”, che dovrà essere accettato dalle “parti in conflitto”. A quanto pare dovrebbe essere previsto un contingente civile OSCE per la durata delle elezioni. La non detta implicazione è, che la Russia gode di doppio potere di veto su qualsiasi “concetto di sicurezza dell’elezione” e sul “contingente civile”: Mosca gode del proprio veto in seno all’OSCE e del veto di Donetsk-Lugansk nei negoziati di Minsk.
Come parte dello stesso processo, Steinmeier e Ayrault hanno chiesto un cessate il fuoco completo e il ritiro delle armi pesanti dalla zona, che dovrà essere verificata dalla missione di vigilanza speciale dell’OSCE (SMM), con pieno accesso e senza ostacoli.

Riassumendo l’incontro di Parigi con i giornalisti, Ayrault, con un sottofondo di soddisfazione ha riferito: “Abbiamo evitato di ripercorre la storia [di questo conflitto], stiamo procedendo in base agli accordi di Minsk, non c’è alcuna aggressione, non c’è nessun aggressore (riportano: Auswaertiges-amt.de, e Diplomatie.gouv.fr).
Il ministro degli affari esteri ucraino, Pavlo Klimkin, ha sostenuto che qualsiasi accordo di sicurezza pre-elettorale, senza aver prima bloccato il flusso transfrontaliero di armi e di personale dalla Russia, fosse una pia illusione. Klimkin ha chiesto un invio di osservatori civili dell’OSCE sul confine ucraino ora controllato dalle forze di Donetsk-Lugansk. Tale richiesta, proposta altre volte precedentemente, ha avuto finalmente un concreto riscontro a Parigi, dove, con un’apostilla tecnica, s’è convenuto che l’OSCE cominci ad usare apparecchiature per monitorare i 400 chilometri di confine russo-ucraino.
Le prime “elezioni” del 2 novembre 2014, tenute dalle repubbliche “Popolari di Donetsk e Lugansk” non hanno mai avuto un riconoscimento ufficiale occidentale, solo la Russia le ha commentate con un “le rispettiamo”, a cui ha fatto seguire un continuo flusso di armi, e l’inserimento, come parte nei colloqui di Minsk, dei leader risultati vincenti nelle “votazioni”.

Ora, la Russia, usando il processo “Normandia” e l’OSCE, sta impostandosi per una replica. A Parigi, Klimkin ha sostenuto che l’Ucraina non avrebbe mai accettato “un’altra farsa come quella del 2 novembre 2014”.
Il rappresentante ucraino al gruppo di lavoro di Minsk sulle questioni politiche, Roman Bessmertnyy, ha osservato che: “Berlino e Parigi devono decidere quale ruolo vogliono giocare in questo processo. Vorremmo vederli nel ruolo di arbitri, non di gruppi di pressione che spingono per gli interessi russi”.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.