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19 novembre 2017

La Russia: un partner ingombrante


L’Europa oggi si trova ad affrontare quattro grandi sfide: la massiccia ondata di profughi, che rendono molto urgente la risoluzione del conflitto siriano; le minacce terroristiche dello Stato islamico; la presenza militare russa e le pressioni economiche su una ancora fragile Ucraina; l’aumento dei sentimenti populisti anti-UE. Tutti e quattro i temi sono correlati, e l’attore chiave di ognuno è la Russia.

L’Europa – i governi e l’opinione pubblica – ha correlato, al recente peggioramento dell’afflusso dei rifugiati, il sostegno militare russo al presidente siriano Bashar Assad e ai loro raid aerei sulle aree popolate. Per l’EU il Cremlino è diventato una minaccia per la sua sicurezza, stabilità e prosperità.
Da dopo l’annessione della Crimea e la guerra in Ucraina orientale, gli europei hanno ben poca fiducia nella leadership russa, e non hanno grande aspettative su ciò che Mosca potrebbe fornire. Tale percezione segna un cambiamento radicale dagli anni 2000, quando la Russia era rispettata e corteggiata, sia come un importante partner commerciale, che nella cooperazione economica e sicurezza.

Ora, i leader europei stanno lavorando mano nella mano e cercano di limitare i danni tattici. Quando si riuniscono, discutono le modalità per scoraggiare il Cremlino dall’intraprendere mosse più pericolose, e nel loro io, sostengono che non c’è più da impegnarsi attivamente con Mosca, il rapporto è troppo fratturato.
L’orizzonte temporale è breve mentre la linea di fondo è pratica. L’obiettivo europeo, a causa dell’intrusione militare e la sovversione economica in Ucraina e in altri paesi vicini, è stato quello di far aumentare i costi alla Russia; mai lasciare il presidente russo incustodito, cioè tormentarlo con numerose telefonate e ripetute richieste di negoziazioni. La posizione centrale in Europa, insieme con gli Stati Uniti, è quella di rimanere ferma sui principi, in particolare il diritto umano fondamentale di vivere in pace.
Da due anni, la posizione unitaria a difesa dell’Ucraina ha tenuto inaspettatamente bene, sia tra gli europei, nelle relazioni transatlantiche, oltre che con gli alleati di altri continenti, come l‘Australia e il Giappone. Ma le sanzioni sono solo un aspetto di questa unità. Tutti i governi esprimono una speciale solidarietà con gli stati che sono più vulnerabili, come le repubbliche baltiche, dove la NATO sta rafforzando le difese.

Mosca finora ha fallito nel suo motto: divide et impera – anche se molte nazioni, come la Finlandia, Lettonia o Slovacchia sono state ferite sia dalle sanzioni che dalle contro-sanzioni russe.
Contro ogni previsione, l’avventurismo di Putin ha rafforzato i legami tra le democrazie in un momento di difficoltà economiche, d’aumento del populismo e di problemi dei rifugiati. Putin, probabilmente, non s’aspettava una così ferma solidarietà occidentale, né s’aspettava di essere coinvolto in dolorose e lunghe trattative per l’Ucraina e la Siria.
Il risoluto tandem Angela Merkel-Hollande hanno costretto i ribelli filo russi nel Donbass a limitare la lotta armata, e a mettere sotto pressione Kiev per le riforme politiche, amministrative ed economiche. Il cessate il fuoco con la mediazione di Minsk, sotto questo aspetto è un vero successo per Kiev e per le diplomazie francese e tedesca, anche se è ingombrante e difficilmente potrà essere pienamente attuato per restituire all’Ucraina i suoi legittimi confini.US-Russia_Horo-635x357

Parigi e Berlino hanno mantenuto un costante numero verde con Mosca e le hanno offerto un modo per salvare la faccia. Hollande, in diverse occasioni, disegnando una carota a Putin, gli ha anche suggerito che le sanzioni potrebbero essere tolte; ma senza alcun risultato – il Cremlino per tutto il tempo, non si è dimostrato disposto a compromessi, e ora, se il conflitto in Ucraina attutisce d’intensità, sembra anche disposto a tirarla molto per le lunghe.
Come per il processo di Minsk, i negoziati per la Siria hanno prodotto documenti soddisfacenti per ridurre il livello di violenza e vittime, ma non son in grado di risolvere il conflitto.
Può sembrare inadeguato confrontare il Donbass e la Siria, dove la grandezza della violenza, le vittime, la distruzione e i rifugiati sono senza limiti; eppure, Mosca ha illustrato le loro analogie, e in entrambi i casi, giustificando la sua rappresaglia armata, ha negato la natura pacifica delle proteste politiche contro un governo corrotto.

Il conflitto in Siria è iniziato nel 2011 con la partecipazione civile, come in Tunisia, Egitto e Libia. Assad, per schiacciare la ribellione sociale è ricorso ad una sproporzionata repressione, ma non è riuscito nel suo intento. Ne è seguita una guerra interna a tutto campo, e, peggio ancora, l’ISIS ha messo le sue radici nel paese nel 2014.
Mosca avrebbe potuto portare il peso di una transazione politica per fare in modo che il dittatore si dimettesse, mentre lei avrebbe smesso di fornire armi a Damasco, ma ha scelto di non farlo; ha preferito una guerra civile prolungata, anche se alla fine diffonde il terrorismo.
Nell’autunno del 2015, la Russia ha cercato di riprendersi un certo rispetto occidentale, soprattutto dopo gli atti terroristici del 13 novembre a Parigi, ma non è riuscita a costruire una coalizione, ma c’è di più, ha scelto di combattere allo stesso modo a fianco di Assad, sia contro i ribelli che contro gli islamici andando a cozzare contro le direttive della maggior parte dei paesi occidentali e arabi.

I governi occidentali speravano di porre fine ai combattimenti e alle distruzioni in entrambi i combattimenti, Ucraina e Siria, ma hanno solo realizzato forme di tregua limitata. In Ucraina, gli europei hanno interpretato la parte chiave con relativo successo. In Siria, gli Stati Uniti, con risultati molto limitati e insufficienti, hanno preso il comando nella formazione di una coalizione internazionale. In Europa, la strategia preferita è una costante negoziazione per trovare una via verso la pace, ma questo semplicemente perché l‘UE non può condurre un conflitto militare, non può permettersi un’economia di guerra e deve fare i conti con la sfida dei rifugiati. Gli europei non hanno altra scelta se non quella di far rispettare i fragili cessate il fuoco perché con questi salvano vite umane, abbassano l’intensità del fuoco e anche la forza dei belligeranti avvicinandoli sempre più a un compromesso.

Quando l’estrema violenza si acquieta, la Russia non provoca, come quando è in corso la guerra ad alta intensità. Ora, alcuni osservatori russi analizzano le politiche occidentali come se fossero un fallimento in quanto non riescono a fermare l’esercito russo; ma è più giusto dire che, nel caso dei governi europei, le ambizioni non sono mai andate oltre le capacità reali di sempre, e che forse queste ultime sono state meglio applicate che nelle precedenti crisi con la Russia. Per trattare con la Russia attuale, i migliori metodi sono avere il controllo dei danni e l’unità d’intenti.

Romano De Beni

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