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19 novembre 2017

Ex prigionieri politici sovietici spingono l’Olanda al “Sì”


Più di ottanta ex prigionieri politici provenienti dalle repubbliche ex sovietiche hanno fatto appello alla popolazione dei Paesi Bassi affinché voti a favore dell’accordo di associazione UE-Ucraina. Questo, sottolineano, aiuterà l’Ucraina a trasformarsi da “sopravvivenza alle norme autoritarie a Stato di valori democratici”. I firmatari sottolineano la difficoltà di una tale strada dovuta alle “condizioni di acuta minaccia geopolitica russa”, che si riflette sia nell’aggressione militare che nella virulenta propaganda.
Gli autori fanno notare che gli ucraini per due volte – nel 2004, e poi durante euromaidan – hanno fortemente indicato la loro volontà d’integrarsi in Europa.
Essi si chiedono, pur riconoscendo che una delle risposte si trova nell’Ucraina stessa, perché la gente dei Paesi Bassi possa avere dei dubbi. È più facile combattere per i valori, che vivere in accordo con essi, fanno notare. Questo è un problema, essi lo riconoscono, ma chiedono tempo. Sarebbe un peccato se l’olandese con il suo “No” privasse i cittadini ucraini ​​di questa possibilità.

Gli autori però, si concentrano anche su ragioni interne all’Europa, un’Europa che sta affrontando i tentativi del regime del presidente russo Vladimir Putin di formare una Russia imperiale e più forte. Putin, essi sottolineano, attraverso le sue aggressioni, occupazioni militari di altri paesi, violazioni dell’ordine stabilito, disinformazione e odio internazionale, sta di fatto distruggendo la grandezza della Russia.

L’Ucraina non può competere con le capacità della propaganda russa ed è vittima di menzogne ​​e di false narrazioni.
– In questo senso, l’Ucraina dipende da voi, dalla vostra capacità di distinguere il vero dalla menzogna. Tuttavia, la posta in gioco non è solo la sicurezza dell’Ucraina. La mancata decodificazione della propaganda del regime di Putin mina seriamente la sicurezza dell’Europa nel suo complesso. Solo i ciechi non possono vedere quanto è grande oggi il pericolo”.

Gli ex prigionieri politici del regime sovietico hanno pagato con la loro libertà l’impegno per i valori europei, alcuni con la vita.
La lettera è stata firmata da 45 ucraini, tra cui Mustafa Dzhemiliev che ha trascorso 15 anni segregato nei campi di prigionia russi, Myroslav Marynovych, uno dei membri fondatori ucraini del gruppo di Helsinki, che ha pagato per il suo coraggio con una condanna a 10 anni. I firmatari includono anche 23 ex prigionieri politici russi, 6 lituani, 3 georgiani, 2 armeni, un estone e un bielorusso. Tre ex prigionieri politici polacchi hanno aggiunto anche la loro voce, tra cui il noto leader dissidente, Adam Michnik.

L’indirizzo di questi ex prigionieri politici arriva poche settimane dopo che i leader ebrei ucraini avevano lanciato un appello in cui chiedevano che la popolazione dei Paesi Bassi desse all’Ucraina la possibilità di rompere davvero con il passato.
Tali ricorsi sono importanti per cercare di convincere il mondo contro le grandi campagne di propaganda condotte dalla Russia che, sostiene, sia euromaidan, che l’Ucraina odierna sono opera di “fascisti” antisemiti d’estrema destra. Il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di giustificare l’invasione russa della Crimea, sostenendo che si trattasse di una reazione alla “furia delle forze reazionarie, nazionaliste e anti-semite” di Kiev.

La comunità ebraica in Ucraina ha attivamente condannato tali distorsioni e ha posto di nuovo le cose in chiaro con l’appello diretto al popolo dei Paesi Bassi.
“L’Ucraina, insieme con la sua comunità ebraica, che è una delle più grandi d’Europa, sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia. Per la prima volta in centinaia di anni di convivenza in questa terra multinazionale, il paese si sta guadagnando la possibilità di creare una nazione politica. Quest’opportunità è il risultato della vittoria della società civile, una vittoria in cui gli ebrei ucraini hanno svolto un ruolo importante contro il regime autoritario e corrotto dell’ex presidente Yanukovich”.
Il 6 aprile, la popolazione olandese voterà il referendum per decidere se sostenere l’accordo d’associazione tra l’UE e l’Ucraina, e, anche se il referendum non è vincolante, il governo olandese ha indicato che ne rispetterà l’esito.gluzman

Il referendum, mentre apparentemente è solo una questione dell’accordo d’associazione UE-Ucraina, ha un significato più ampio. Un voto “NO” sarebbe un’importante spinta alla propaganda russa e a tutti gli euroscettici, anche nel Regno Unito, che ha il suo referendum per decidere se rimanere in Europa alla fine di giugno di quest’anno.
È molto evidente che la Russia sta sostenendo i politici europei e i partiti che sono contro l’UE. La maggior parte, come il Fronte Nazionale di Le Pen, sono di destra o d’estrema destra e fortemente anti-migranti. Questi partiti, compresi quelli del Regno Unito, favorendo il “Brexit” (uscire dall’UE) tendono anche a prendere una forte linea pro-Cremlino, tra cui l’annessione russa della Crimea e l’aggressività in Ucraina.

Di seguito la copia dell’appello:
Appeal to the Dutch population
March 11, 2016

At the end of the 1990s, the famous European diplomat Romano Prodi said: “We expect Ukraine to give us a clear signal of where it wants to be – with EU or with Russia. We will respect any decision”.
Since then, twice, in 2004 and in 2013-14, Ukraine gave strong signals of its desire to integrate into Europe. Those signals were so strong, that they raised tough questions about the identity of Europe itself and its values.
Why does The Netherlands then doubt today?
One of the reasons can be found in Ukraine itself. It turned out that to fight for the values is much easier than to live in accordance with them. Probably everyone knows it from his own experience. To move the focus from survival to self-expression, from authoritarian norms to democratic values, under conditions of acute geopolitical threat from Russia is difficult. Europe is beginning to experience similar difficulties, while facing the challenge of a stream of refugees.
So, Ukraine needs time, and it would be a shame if it would be deprived of the chance to acquire European values with a Dutch “No”.
The second reason is related to you, to the citizens of the European Community, and to your ability to find the truth. In the present circumstances, this task has at least three aspects.
The Putin regime has made its choice and is trying to restore the imperial idea of a strong Russia. Russia has indeed greatness and strength, but Putin is looking for it in the wrong place. Actually he is destroying Russia’s greatness, because he relies on aggression, military occupation of other countries, violations of the international order, disinformation and hate speech. Therefore Putin is not Russia, and neither were Brezhnev, Stalin and Lenin before him.
Ukraine is not able to compete with the propaganda capacities of Russia, and therefore inevitably becomes a victim of false interpretations. In this sense, Ukraine depends on you, on your ability to distinguish truth from lie. However, at stake is not only the security of Ukraine. Failure to decode the propaganda construction of Putin regime seriously undermines the security of Europe in its entirety. Only the blind cannot see how great the danger is today.
We, former political prisoners of the communist concentration camps, already at an early age believed in European values and paid for them with our freedom, and some of us with their lives. Today we are concerned about the national selfishness and everyday pragmatism that are slowly eroding the basic values of European civilization.
Without restoring one’s ability to distinguish truth from deceit, it becomes impossible to distinguish good from evil.
We, fighters against Communist regimes, we know that it is impossible to hide from evil in self-isolation. Evil will reach you everywhere and will make you choose: either to surrender to evil, or to stop it.
To a certain degree this is the choice that stands before you during the upcoming referendum.
Segue l’autografo di tutti i firmatari con il loro paese di origine, paese di residenza e anni di carcere.

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