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19 novembre 2017

Le riforme ucraine a rischio


Due anni dopo che le proteste hanno deposto il presidente filo-russo Viktor Yanukovich, la rivoluzione ucraina sta affrontando un suo speciale paradosso: molti dei leader emersi dal movimento rivoluzionario erano veterani della vecchia politica dominata dagli oligarchi, sistema che invece la rivoluzione voleva eliminare.
Kiev, dopo che il tecnocratico ministro dell’economia, Aivaras Abromavicius, si è dimesso cinque settimane fa, sostenendo che compari del presidente Petro Poroshenko – egli stesso un miliardario uomo d’affari – e il primo ministro Arsenij Yatseniuk – un altro dei leader della protesta e un veterano politico – stavano bloccando le riforme per preservarsi l’accesso ai lucrativi flussi di cassa, è andata in fibrillazione politica.

Yatseniuk è sopravvissuto ad un successivo voto di sfiducia, ma la sua poszione parlamentare è gravemente indebolita. L’Ucraina, per essere libera da interessi di parte, ora sta cercando di nominare un nuovo primo ministro e governo – potenzialmente un gruppo parlamentare interamente non-politico, solo tecnocratico.
Anche se una tale manovra sembra improbabile, c’è in ballo una questione ancora più ampia: indire le elezioni anticipate per accelerare il rinnovamento politico.
La posta in gioco può essere il futuro del progetto delle riforme filo-occidentali dell’Ucraina. Le decisioni dei prossimi giorni saranno fondamentali per determinare se, l’ex-repubblica sovietica continuerà con una più trasparente governance democratica nella sua strada verso una maggiore integrazione con l’UE; o se, come dopo la rivoluzione “Arancione” del 2004, scivolerà di nuovo nell’autoritarismo cronico, tipico della maggior parte degli stati post-sovietici, e di nuovo sotto l’influenza di Mosca.68561B4E-94C9-4C58-B285-DF3241A87989_w640_r1_s_cx0_cy3_cw0

– L’Ucraina ha avuto una rivoluzione, ma nessun cambiamento rivoluzionario – sostiene Mikheil Saakashvili, l’ex presidente georgiano che ha guidato la rivoluzione per la democrazia nel suo paese nel 2003, ed è stato nominato governatore della regione di Odessa da Poroshenko.
Saakashvili, in mezzo a ricevimenti entusiastici, sta formando un movimento anti-corruzione che porta show in tutto il paese. “Senza un cambiamento percepito dagli ucraini ordinari – avverte Saakashvili – il paese rischia di vedere una reazione degli attivisti filo-occidentali”, o una “rievocazione” del vecchio sistema filo-russo.
Il governatore spinge per le elezioni anticipate, chiedendo nel contempo “un’altra spinta” per sbarazzarsi delle reti degli interessi acquisiti che si sono impossessate della politica. I suoi oppositori e simili suggeriscono invece, che lui cerchi le elezioni perché potrebbero aprirgli un percorso nella scena politica nazionale.

Yatseniuk sta lottando per mantenere il suo posto, e sostiene che il suo governo ha già reso l’Ucraina “un paese completamente diverso” di due anni fa, nonostante le sue lotte parlamentari.
Un esponente del presidente tuttavia, mette le probabilità di un nuovo premier al 60 per cento. Il candidato principale è il ministro delle finanze Natalie Jaresko, nata negli Stati Uniti che, sostengono alcuni addetti ai lavori politici, ha avuto colloqui sul tipo di lavoro e avrebbe già redatto un “ideale team” per un governo tecnico.
Jaresko è molto apprezzata dai partner internazionali dell’Ucraina, come il FMI e gli investitori, dei quali Kiev ha un urgente bisogno per ricostruire un’economia distrutta dal malgoverno, dalla guerra con la Russia e dalle restrizioni commerciali con Mosca.
Molti a Kiev però, si chiedono se Lei e un Gabinetto non politico, ma intelligente, possano operare efficacemente nelle acque infestate dagli squali della politica ucraina.

– Un governo tecnico? OK, ottima idea. Ma come è possibile assicurarsi che ci sarà abbastanza sostegno in parlamento? – si chiede Victoria Voytsitska, un giovane deputato del partito pro-riforma Samopomich.
Un altro candidato preso in considerazione per la posizione di premier è Volodymyr Groysman, il presidente del parlamento. Ma il Groysman è visto come troppo vicino a Poroshenko, e alcuni temono che si possa concentrare troppo potere nelle mani del presidente.
Il parlamento eletto nel mese di ottobre 2014, inizialmente visto come riformista, bloccando circa il 60 per cento delle proposte del governo, si è rivelato più recalcitrante del previsto.
L’assemblea parlamentare è in parte costituita da una nuova generazione politica di riformatori, che comprende circa la metà dei seggi eletti con le liste di partito; ma i membri dell’altra metà provengono ancora dai distretti a singolo mandato in cui gli oligarchi e altri interessi hanno potuto acquistare i voti per “sponsorizzare” i candidati alle spese di altri.

Le squadre di Poroshenko e Yatseniuk s’oppongono alle elezioni anticipate – non da ultimo perché i propri indici di popolarità sono drasticamente diminuiti tra gli ucraini stanchi della recessione e della guerra. S’afferma che ogni nuovo parlamento potrebbe essere ancora più fratturato, con un incremento dei partiti populisti e radicali.
Sergiy Leshchenko, un giornalista investigativo e ora uno dei giovani crociati anti-corruzione del parlamento, suggerisce che un governo guidato da Jaresko si potrebbe rivelare solo un ripiego prima d’arrivare alle prossime votazioni.

Egli sostiene la necessità di una nuova legge elettorale che prenda in esame il finanziamento ai partiti e che introduca le cosiddette “liste di partito aperte”, un meccanismo che consente agli elettori d’influenzare i candidati in modo tale che vengano eletti per rappresentare ciascuna delle parti.
– Dobbiamo essere pronti per le elezioni in qualsiasi momento – ha ribadito Leshchenko.

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