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19 novembre 2017

Putin si ritira dalla Siria


L’inatteso annuncio del presidente Vladimir Putin, che le truppe russe si sarebbero ritirate dalla Siria non deve essere preso per oro colato: per dimostrare quanto è costruttivo, ha già fatto annunci simili in passato, Lui ha sempre un’agenda nascosta.
La spiegazione ufficiale del supposto ritiro, che dovrebbe iniziare dal giorno 15 marzo, è che egli considera “i compiti del ministero della difesa russo principalmente effettuati” e l’esercito russo “ha permesso alle truppe siriane e alle forze patriottiche della Siria di ottenere una svolta radicale nella lotta contro il terrorismo internazionale con un’iniziativa di guadagno praticamente su tutti i fronti”.

Quest’ultima affermazione non è sbagliata, infatti, le forze del presidente Bashar al-Assad, incoraggiate e aiutate dagli attacchi aerei russi contro gli avversari del regime, hanno guadagnato del terreno dall’inizio di quest’anno. Eppure non hanno preso la città più importante di Aleppo, non hanno fatto sì che ci fossero negoziati positivi e non hanno imposto sconfitte spettacolari ai gruppi più grandi, tra cui lo Stato islamico. “Svolta radicale” – è un’enorme esagerazione.
L’annuncio di Putin, secondo me, è una presa in giro.
– Spero che la decisione di oggi possa essere un buon segnale per tutti i contendenti – ha sostenuto – spero che questo aumenti in modo significativo la fiducia di tutti i partecipanti al processo.
Con il processo, naturalmente, si riferisce ai colloqui di pace di Ginevra che, considerato che il cessate il fuoco andato in vigore dal 27 febbraio ha in parte tenuto, e il livello della violenza è stato drasticamente ridotto, sono ripresi lunedì in mezzo a un cauto ottimismo.

Putin, per segnalare un qualcosa, ha utilizzato la maniera già sperimentata in Ucraina orientale nel mese di giugno 2014, quando i colloqui cominciavano a martellare e in seguito si sono trasformati nel primo cessate il fuoco di Minsk. Intorno alla fine dello stesso mese, Putin ha chiesto alla sua “stamperia di gomma” – la Camera alta del Parlamento russo – di revocargli il permesso di condurre azioni militari nel territorio ucraino. (La Russia non ha mai ufficialmente condotto nessuna azione militare, anche se le truppe russe, gli istruttori e le armi sono sempre state inviate in Ucraina orientale). Tuttavia, Putin, secondo il suo portavoce Dmitry Peskov, aveva considerato l’annuncio di allora un gesto appropriato per dimostrare che stavano iniziando i negoziati tra i ribelli, l’Ucraina e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.Bashar_al-Assad__3455340b

Il cessate il fuoco in Ucraina ha tenuto per un poco di tempo, dopo, i combattimenti si sono di nuovo intensificati, e l’esercito ucraino ha subito a Illovaysk una delle sue più umilianti sconfitte.
Dopo il secondo cessate il fuoco di Minsk del febbraio 2015, ci sono stati un sacco di annunci di ritiro di truppe e armi e, questo traballante accordo ha retto di più del primo, anche se nessuna delle due parti è stata disposta a soddisfare le condizioni politiche. Eppure è ancora chiaro che le ostilità potrebbero riprendere in qualsiasi momento e, se, come si afferma, tutte le truppe le armi sono state ritirate, si capisce benissimo che possono essere reinserite nel giro di 48 ore. Gli osservatori dell’OSCE non sono mai stati in grado d’accertare pienamente quante armi e truppe esistono: i separatisti non hanno mai dato loro un completo accesso.

In Siria, per la Russia è ancora più facile nascondere i movimenti delle truppe perché nessuno, tranne gli attivisti locali per i diritti umani, è in grado di monitorare la situazione sul terreno. Putin ha riferito che, sia la base aerea costruita dalla Russia a Khmeimim nella regione di Latakia, come la base navale a Tartus avrebbero continuato ad operare per far rispettare il cessate il fuoco e monitorare il processo di pace. Quindi diverrà impossibile dire esattamente quali e quante truppe e attrezzature verranno ritirate, anche perché la Russia non ha mai reso completamente trasparente che cosa o chi ha inviato in Siria.
Come in Ucraina nel 2014 e nel 2015, Putin sta segnalando che è aperto a un accordo, ma alle sue condizioni. In Ucraina, questi termini includono un governo locale filo-russo e le milizie a est; in Siria, chiede un posto al tavolo dei negoziati per Assad e un ruolo di uomo forte o di designato successore nel futuro del paese.

In entrambi i casi, i termini sono sgradevoli per il lato opposto. In Ucraina, Minsk II non potrà mai essere pienamente attuato – e la presenza militare russa potrà continuare a tempo indeterminato, come in altri conflitti congelati. In Siria, Putin non ha intenzione di sedersi e vedere che il regime di Assad viene eliminato con il dialogo. Fino a quando il processo non terminerà in una sorta di accordo per lui accettabile, ci sarà sempre la possibilità che la Russia rientri nella mischia.
Così come Putin non ha mai ammesso che le unità russe fossero coinvolte nei combattimenti su larga scala in Ucraina, non ha nemmeno mai affermato che la Russia volesse bombardare qualsiasi obiettivo in Siria, escluso lo Stato islamico; eppure i suoi aerei da guerra hanno martellato i gruppi d’opposizione che ora fanno parte dei colloqui di pace. Se Putin è disposto a ritirarsi, anche se solo a parole, visto che i colloqui sono sempre in corso, è un’ammissione indiretta che lo Stato Islamico in Siria, non è mai stato il suo obiettivo primario.

La Russia e gli Stati Uniti hanno un interesse comune: unire le forze siriane nella lotta contro lo Stato islamico. Eppure hanno visioni contrastanti sul futuro siriano. Il ritiro russo potrebbe causare un tonfo a picco del tasso di cambio del rublo russo nei confronti del dollaro statunitense, ma Putin probabilmente non ha ancora iniziato a fare questa guerra.

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