Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

19 novembre 2017

Fine delle operazioni russe in Siria: una piccola analisi


Il 14 marzo, il presidente Vladimir Putin ha inaspettatamente annunciato il ritiro del maggior dispiegamento militare russo in Siria. Putin, per giustificare la decisione, ha spiegato che la maggior parte degli obiettivi delle operazioni aeree in Siria erano stati raggiunti e su questa base, ha scelto di portare a termine l’operazione. Tuttavia, il ministro della difesa russo, Sergei Shoigu ha sostenuto che la base logistica russa a Tartus e la base aerea Hmeymim opereranno “come al solito”, aggiungendo, “dovranno essere protette da terra, mare e aria”. La residua presenza militare russa, tra cui evidentemente mezzi di difesa aerea, sempre secondo il ministro della difesa, avrà il compito di monitorare il cessate il fuoco.

Putin, che ha ordinato il processo di ritiro con inizio dal 15 marzo, ha spiegato che Mosca aveva schierato un “piccolo” ma “efficace” gruppo militare che, insieme ai partner, tra cui il regime del presidente siriano Bashar al-Assad, avevano creato le condizioni per iniziare un “processo di pace”. Shoigu ha riferito i risultati delle forze aeree russe (Vozdushno Kosmicheskikh Sil-VKS) durante la loro campagna in Siria, che ha avuto inizio il 30 settembre 2015. Shoigu ha dichiarato che il VKS aveva ucciso più di 2.000 militanti, di cui 17 signori della guerra. La VKS ha effettuato più di 9.000 sortite utilizzando armi di precisione per obiettivi specifici, tra cui le infrastrutture energetiche, armi e rotte di approvvigionamento.

I bombardieri russi hanno assistito al recupero di 400 insediamenti e 10.000 chilometri quadrati di territorio siriano. Inoltre, gli aerei russi hanno distrutto 209 impianti petroliferi siriani e oltre 2.000 mezzi utilizzati per la consegna dei prodotti petroliferi. Il ministro della difesa ha continuato asserendo che l’esercito russo attualmente stesse monitorando l’osservanza del cessate il fuoco, utilizzando veicoli aerei senza equipaggio (UAV) e la ricognizione satellitare. Nulla ha riferito del ruolo della VKS nella decimazione dell’opposizione anti-Assad.russian-navy-in-syrian-waters

In concomitanza con la ripresa dei colloqui di Ginevra, e in linea con il recente passaggio alla “offensiva di pace”, il discorso di Putin ha coraggiosamente proclamato che le forze armate russe avevano contribuito positivamente al conflitto in Siria e che avrebbero mantenuto nella nazione un contingente per un lungo termine. In effetti, il commento militare e del ministero della difesa si erano già concentrati sulla cessazione delle ostilità, il ruolo di Mosca e la fornitura di aiuti umanitari appoggiandosi su Hmeymim. Inoltre, la rivista Kommersant, che ha dato l’annuncio del ritiro delle forze armate russe, ha continuato il pezzo con valutazioni positive sull’alto livello di professionalità delle forze VKS. Tali commenti hanno fatto confronti tra le prestazioni della VKS e quelle dei velivoli del North Atlantic Treaty Organization (NATO), evidenziando inoltre una grande cooperazione di intelligence tra Mosca e Damasco.

La copertura mediatica russa del coinvolgimento di Mosca in Siria, subito dopo l’annuncio di Putin, ha cambiato la sua enfasi passando dalla dimensione militare agli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra civile. Tuttavia, nonostante la pseudo tregua apparente, che sembra incerta, l’attenzione è stata data al “supporto aereo ravvicinato” (cas) di VKS nella “battaglia di Palmyra”. Questi rapporti hanno sottolineato che la VKS, utilizzando principalmente gli elicotteri, stava giocando un ruolo fondamentale nel fornire supporto aereo ravvicinato alla ASA (Syrian Army araba). Riprese video hanno mostrato i Mi-24s in azione contro obiettivi strategici sopra la città, mentre l’ASA effettuava i bombardamenti con l’artiglieria. In queste azioni, secondo quanto riferito, sono stati coinvolti gli Hezbollah e le forze speciali iraniane.
Tali operazioni però, effettuate sotto il regime di cessate il fuoco, hanno avuto le lamentele del ministero della difesa russo, come se le sue forze fossero, in un qualche modo, astratte da tutta la situazione. Mentre Putin faceva il suo annuncio del ritiro parziale delle forze russe, il supporto aereo ravvicinato del VKS assieme all’ASA e alle milizie amiche, continuavano imperterrite le loro operazioni su Palmyra.

Ciò che è stato subito chiaro, tuttavia, è che la presenza militare russa in Siria persisterà nel futuro, molto probabilmente con un piccolo contingente militare. Mosca, oltre alla sua base aerea a Latakia e al deposito navale a Tartus, manterrà il suo “raggruppamento navale” nel Mar Mediterraneo. La marina russa, per testare una vasta gamma di funzionalità, ha recentemente messo in scena esercitazioni navali simultanee nel Mar Caspio e nel Mar Mediterraneo; l’esercizio della flottiglia del Caspio ha coinvolto 1.000 militari e 30 imbarcazioni, con esercitazioni legate ai lanci dei missili utilizzando sistemi di difesa aerea e risposte a situazioni di emergenza.
I media russi si riferiscono spesso ad un “gruppo di 15 navi” schierate nel Mar Mediterraneo a sostegno delle operazioni di Mosca in Siria. Alcuni analisti, per comprendere lo scopo e caratterizzare la missione globale, pur rilevando un strana mescolanza di mezzi, hanno cercato di capire com’è l’assembramento navale,. La maggior parte del gruppo, è in attività nella regione dalla fine del 2012, i mezzi sono principalmente della Flotta del Mar Nero (BSF), oltre alcuni altri mezzi provenienti da altre flotte e una nave ausiliaria. Sembra che il gruppo navale in gran parte costituito da pattuglie, con antisommergibili e navi da sbarco anfibie (vuote) giri intorno a triangolo tra Cipro, Rodi, Creta e al largo della costa turca.

La missione principale, si crede che sia di agevolare l’approvvigionamento siriano per i velivoli della VKS. Questo gruppo comprende: l’ammiraglia Kulakov (Flotta del Nord) al largo delle coste della Siria, l’incrociatore Varyag (flotta del Pacifico, revisionato nella primavera del 2015, in sostituzione del Moskva), la corvetta Zeleny Dol Buyan-M (entrata in servizio nel dicembre 2015, e si è unita al raggruppamento in febbraio), così come Ladnyyi (BSF), vicino a Cipro. Inoltre, al largo della costa turca ci sono navi del BSF: Azov (motore rinnovato a gennaio), Yamal, Nikolai Phylchenkov, Saratov (una delle più vecchie) e Novocherkask (entrata in servizio nel 2007).

La decisione di Putin d’implementare le forze militari in Siria e poi richiamarle, è stata vista a Mosca come un successo militare-politico. Questo mette a dormire il fantasma dell’Afghanistan e aumenta le future probabilità che le forze russe si possano schierare ancora per qualche altro interesse nazionale. Putin, si sostiene a Mosca, ha dimostrato che, non solo capisce quando usare la forza militare, ma anche quando è il momento di metterla da parte.

Tags: , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.