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22 novembre 2017

Diritti umani in Crimea


Il clima di paura, impotenza, disperazione, terrore contro i dissidenti, crimini di guerra, violazioni più flagranti dei diritti e delle libertà, il disprezzo della dignità umana, la sostituzione dei valori inalienabili con la dottrina del “mondo russo”: questa è solo una breve elencazione della politica della Federazione russa nell’0ccupata Crimea. Nella penisola ci sono tutte indicazioni che il paese si sta indirizzando verso un regime semi-totalitario.
In Crimea c’è in corso, come in tutta la Russia, il revisionismo storico del regime di Stalin, e ciò si riflette, non solo nelle dichiarazioni dei politici e nelle rumorose feste con le immagini sui mega schermi del “leader”, ma anche per gli arbitrari arresti, perquisizioni e torture dei detenuti, tutto in stile stalinista.

Le autorità d’occupazione, cercando di creare un’impressione positiva agli occhi della comunità internazionale, fanno di tutto per evitare che eventuali manifestazioni di malcontento possano entrare nella sfera della popolazione. La politica russa nella penisola ha la finalità di schiacciare qualsiasi sentimento pro-ucraino, e d’intimidire e perseguitare tutti coloro che non sono d’accordo con l’occupazione.
La repressione politica si sta facendo strada. Basti ricordare il processo contro Oleksandr Kostenko, incolpato di fatti (le dimostrazioni contro l’occupazione russa) del febbraio del 2014 quando la Federazione Russa all’epoca non aveva ancora proferito “questo territorio è mio”. Mosca, in mancanza di giurisdizione idonea, non potrebbe applicare la legge russa, invece il tribunale di Sinferopoli s’è espresso, affermando che la Russia in Crimea applica una giurisdizione universale, riconosce la forza retroattiva della legge, viola la propria costituzione e i principi del diritto. 
Questo caso e molti altri (20), tutti relativi alla Crimea, sono in attesa d’essere discussi presso il Centro Contenziosi per i diritti umani di Helsinki mentre altri 10 sono in fase di revisione presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.
In Crimea c’è pressione su tutte le comunità religiose, eccetto la Chiesa ortodossa russa. Le chiese di altre professioni vengono chiuse e perseguitate.
Tutti i media dell’opposizione sono stati chiusi, o non sono state loro rinnovate le licenze.4535d38f128fd908635037c38fc43ffabf2dd7fa

C’è l’uso diffuso dell’intimidazione dei giornalisti con attive ricerche, interrogatori, detenzioni e avvii di procedimenti penali contro di loro. Le Tv trasmettono solo propaganda attiva su tutti i canali.
Si stanno creando condizioni invivibili per tutti i tartari locali con repressione, deportazione, arresti, violazione dei diritti culturali e religiosi. Il popolo tartaro di Crimea è stato separato dai capi, i rappresentanti della Mejlis. I musicisti, artisti e giornalisti sono costretti a lasciare la Crimea per la repressione e l’impossibilità di dedicarsi alle loro attività. I tartari di Crimea non hanno la possibilità di riunione, le autorità cercano di distruggerli privandoli dell’identità etnica e religiosa. 
La Russia sta anche perseguendo crimini di guerra nella penisola: la nazione occupante sta obbligando la popolazione civile a servire nelle forze armate di uno stato nemico; e illecitamente distrugge e s’appropria di proprietà.
Le pratiche dei servizi di sicurezza sovietici sono riemerse nella loro forma più assoluta, con repressione dei dissidenti, uccisioni, rapimenti, torture, pestaggi e intimidazioni. Le autorità della Crimea non indagano su sparizioni e uccisioni, non iniziano procedimenti penali contro chi commette crimini se è un “russo”.

L’ex procuratore ucraino della Crimea ha chiarito che 30 procedimenti penali contro “russi”, che erano in corso quando lui operava, ora sono stati annullati.
Allo stesso tempo, la politica ucraina verso il territorio occupato non è ben congegnata o coerente: c’è l’impressione che il governo negli eventi sia sempre in svantaggio, piuttosto che anticiparli. Questa politica ha conseguenze negative sia per le persone che vivono nel territorio occupato che per le persone provenienti dalla Crimea e sono sfollate in altre città ucraine.
Il governo ucraino per esempio, limita la libertà di movimento. Il consiglio dei ministri ha adottato la delibera n. 367, che limita ai cittadini ucraini, cittadini stranieri e apolidi, l’ingresso e la partenza dal territorio occupato, ma ciò effettivamente priva ai giornalisti e ai membri delle organizzazioni internazionali per i diritti umani la possibilità di visitare la Crimea per accertare i fatti, l’osservazione e la narrazione. 
La politica dura dello Stato ucraino contro il documenti rilasciati dalle autorità della Crimea è fonte di violazione di molti diritti personali, come la proprietà, la mancanza di registrazione della nascita, la morte, con la conclusione che le persone ucraine sono soggette a discriminazione e restrizioni nell’esercizio dei propri diritti economici, diritti di proprietà, diritto all’istruzione e di voto.
Ci sono molte proposte di legge nel parlamento ucraino volte a superare la discriminazione dei residenti della Crimea e per coloro che hanno lasciato la penisola, e si spera che il governo ascolti queste voci che arrivano da lontano, ma che fanno molto soffrire.

Tuttavia, la fonte principale della catastrofica situazione dei diritti umani sulla penisola resta l’occupazione della Crimea da parte della Federazione Russa. Si tratta di una violazione senza precedenti del diritto internazionale e una grande sfida per tutto il mondo civile. Eppure, il mondo deve ancora fornire un’adeguata risposta e deve capire che il “mondo russo” si ferma non con le parole, ma solo con le azioni.

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