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25 settembre 2017

Putin mette alla prova la determinazione europea


I funzionari occidentali hanno sempre insistito che non ci fosse alcun legame tra le sanzioni imposte alla Russia per le sue azioni in Ucraina e l’intervento del Cremlino in Siria, ora, il ridimensionamento russo nel supporto militare al presidente Bashar al-Assad sta per testare la loro veridicità e determinazione.
I cinque anni di guerra siriana, l’afflusso di milioni di rifugiati che stanno alimentando disordini politici e minacciando l’esistenza della zona Schengen, il dibattito in Gran Bretagna per Brexit, sono diventati un critico problema per i leader del blocco; e, seppur le chiamate del primo ministro italiano Matteo Renzi per una distensione con la Russia non sono ancora riuscite a raccogliere molti supporters, la prospettiva di un accomodamento in Siria potrebbe aggiungere peso alla sua tesi.

– La Russia sta giocando un gioco molto intelligente – ha spiegato Sergio Fabbrini, il direttore della Scuola di Governo dell’Università Luiss di Roma – L’Italia non sarebbe l’unica ad avere interesse a sostenere Putin, la Germania ad esempio, avrebbe un enorme vantaggio con il suo problema dei profughi.
Martedì, i governi dell’UE hanno accolto con favore l’annuncio di Vladimir Putin che le forze russe si sarebbero ritirate dalla Siria, ma, considerato che nessuno sa fino a che punto si spingerà il presidente russo e quali effetti avrà la sua mossa sui negoziati di pace in corso a Ginevra, non hanno potuto valutarne le conseguenze.
Il ministro degli esteri inglese Philip Hammond, davanti alla Camera dei Comuni a Londra ha sostenuto, che una mossa “genuina” di Putin verso la fine del conflitto, sarebbe stata accolta con molti favoriUK-defense-secretary-Philip-Hammond_1.  – Ma, come in tutte le questioni relative alla Russia, sono le azioni che contano, piuttosto che le parole. Guarderemo con attenzione – ha sottolineato Hammond – Dopo che il leader filo-russo ucraino è fuggito da Kiev nel 2014, Putin ha sempre sostenuto che non avrebbe annesso la Crimea e ha continuato a negare che le truppe russe fossero operative sul suolo ucraino, ragion per cui dovremmo stare molto attenti.

Un primo gruppo di aerei che erano in Siria, tra cui alcuni bombardieri Su-34, sono già tornati in Russia, e in Siria, nella base aerea logistica di Khmeimim, le truppe sono “con i magazzini mezzi vuoti – ha scritto su Twitter il ministero della difesa russo meno di un giorno dopo l’annuncio di Putin – La base aerea e la struttura navale di Taurus in Siria, continueranno a funzionare come territori russi”. Il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, ha spiegato che “se tutti i discorsi verranno materializzati” il ritiro russo toglierebbe pressione su Assad e si potrebbe iniziare a negoziare per una sua pacifica uscita di scena, mentre Romain Nadal, il portavoce del ministero degli esteri francese, ha chiarito che se Putin mantiene la sua parola “ci sarebbe uno sviluppo positivo”.

I funzionari europei hanno sempre detto che non c’è alcun legame tra le sanzioni UE, imposte alla Russia per l’Ucraina, e le altre questioni con la Russia, come la guerra in Siria e i negoziati sul nucleare con l’Iran. I diplomatici affermano anche, che la Russia non ha mai cercato di collegare le questioni, seppur qualche volta ci fosse stata una qualche frecciata di Lavrov.
– Tutti sanno esattamente ciò che deve essere fatto perché tali sanzioni possano essere o diminuite o tolte – ha spiegato ai giornalisti l’addetto stampa della Casa Bianca, Josh Earnest – non c’è ambiguità su questo, le ammende si riferiscono direttamente alla Russia per i suoi impegni nell’ambito dell’accordo di pace firmato a Minsk, in Bielorussia nel febbraio 2015.
Le sanzioni, volte a fare in modo che la Russia smettesse d’aiutare i ribelli separatisti in Ucraina orientale, sono state più volte rinnovate da tutti i 28 governi dell’UE, anche se alcuni critici, come l’Italia, la Grecia e l’Ungheria hanno dovuto abbassare la loro testa di fronte alle richieste di un fronte unito lanciato da Germania, Gran Bretagna, Polonia e Stati Uniti.

I leader europei, oberati di tante restrizioni economiche e di investimento con la Russia fino al 31 luglio, sono sotto pressione per rivalutare la loro posizione, e ora, per discutere le implicazioni dell’annuncio di Putin, avranno la possibilità di confrontarsi negli incontri di vertice che sono iniziati ieri a Bruxelles, quando le principali potenze del blocco si sono sedute con i funzionari degli Stati Uniti, e con il gruppo dei G7 in Giappone nel mese di maggio.
– Se la Russia è in grado di convincere Assad che deve rinunciare alle sue pretese e creare le condizioni per un cambiamento, allora la Russia potrebbe aver conquistato molto potere dalla crisi siriana – ha continuato Fabbrini – Mi aspetto qualche discussione sulla Russia e Siria al vertice UE di questa settimana, perché la crisi dei rifugiati è molto legata alla situazione siriana”.

Le sanzioni imposte dall’Unione europea e dagli Stati Uniti hanno aggiunto travagli all’economia russa che fa fatica a superare il crollo dei prezzi del petrolio. L’ultimo budget presentato da Mosca dimostra una nazione contratta, che negli ultimi cinque trimestri sta affrontando la sua più lunga recessione degli ultimi due decenni.
– Ci potrebbe essere anche qualcos’altro di nascosto dietro a questa mossa – ha sottogliato il ministro della difesa estone, Hannes Hanso – Le tensioni finanziarie sono molto significative in ​​questo momento, proprio perché a Mosca si stanno tagliando le spese per la difesa, e, a mio parere di più di ciò che la Russia sta affermando pubblicamente. Forse questo progetto è diventato troppo costoso per loro”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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