Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

25 settembre 2017

Minsk: un accordo di pace che non decolla


Gli attacchi mortali con missili e artiglieria sono all’ordine del giorno nel Donbas, regione dell’Ucraina orientale, un angolo di un paese vittima di una guerra che scoppietta in gran parte fuori dalle scene e dove la violenza, a seguito di un accordo di pace firmato a Minsk l’anno scorso, è cessata d’intensità, ma il piano non è mai stato stato implementato.

L’incontro del 3 marzo tra i ministri degli esteri dell’Ucraina, Russia, Germania e Francia si è concluso in modo snervante.
Ma il paradossale è che le schermaglie e le trattative non continuano perché le parti cercano di controllare la regione del Donbas, ma perché nessuno vuole la responsabilità di gestirlo. La Russia ha chiarito che non ha alcuna intenzione d’annetterlo, e preferisce usarlo per destabilizzare l’Ucraina dall’interno. I leader ucraini, mentre formalmente sono impegnati a riprendersi il territorio, riconoscono i problemi che dovrebbero ereditare. L’accordo di Minsk è un patto che non soddisfa nessuno, ma che dal quale nessuno può uscire.C_4_articolo_2095155__ImageGallery__imageGalleryItem_36_image

Parte del problema è che Petro Poroshenko, il presidente ucraino, ha accettato la proposta “amichevole”del Cremlino anche se era un consenso che non poteva stare in piedi. Al cessate il fuoco doveva seguire il ritiro delle armi pesanti, la consegna dei confini occupati dai russi all’Ucraina, il controllo dei territori da parte degli osservatori internazionali dell’OSCE e le elezioni locali. Mentre l’amnistia per i combattenti, lo scambio degli ostaggi, la distribuzione degli aiuti e il ripristino della responsabilità finanziaria dei territori all’Ucraina servivano a spianare la strada della riconciliazione. Le modifiche costituzionali per decentrare il potere e una legge che concedesse ai territori contestati uno “status speciale” avrebbero formalizzato il ritorno del Donbas all’Ucraina.

Il dibattito su quali passi compiere per primi, è crollato ancora prima d’iniziare. Il Cremlino accusa l’Ucraina d’essere recalcitrante sugli elementi politici del contratto; a sua volta l’Ucraina insiste che per prima serve la sicurezza. Alcuni a Kiev sostengono che i cambiamenti costituzionali non sono possibili fino a che i confini ucraini non sono ripristinati. L’OSCE registra quotidianamente centinaia di violazioni del cessate il fuoco, per lo più dal lato dei separatisti.
Gli alleati europei di Kiev spingono perché il parlamento ucraino emani una legge per indire le elezioni nel Donbas; ma esiste la frustrazione di come riuscire a presentarla alla Rada, dove la leadership è impantanata in dispute interne e scandali di corruzione. All’inizio di questo mese, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, ha dichiarato che l’Ucraina per i prossimi due decenni non diventerà un membro dell’UE o della NATO.

Gli americani, sembrano diffidare della continua vulnerabilità dell’Ucraina. Questa settimana il sottosegretario americano degli affari europei ed eurasiatici, Victoria Nuland, ha avvertito in Senato che il caos politico di Kiev stava creando “in Europa il dubbio se fosse giustificato il supporto continuo all’Ucraina”. Tale incertezza porta a Mosca speranze che l’UE sollevi le sanzioni.

I politici di Kiev notano che l’accordo di Minsk gode di scarso sostegno pubblico. Poroshenko sta considerando, prima di concedere lo “status speciale al Donbas”, d’indire un referendum per coinvolgere la popolazione; un voto “no” potrebbe essere inteso come una rottura con Minsk, mentre un voto sì potrebbe fornire appoggi per adottare le misure necessarie per la divisione. Le prime votazioni degli emendamenti costituzionali dell’anno scorso per una maggiore autonomia dei territori occupati dai separatisti hanno portato i manifestanti in piazza e hanno contato quattro morti. Ma l’Ucraina deve “stringere i denti con Minsk – affermano i diplomatici occidentali – per ora, non c’è alternativa”.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.