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23 settembre 2017

Il presidente senza peli sulla lingua


Il presidente lituano Dalia Grybauskaite, intervistata riguardo all’aggressione russa in Ucraina, ha suonato in risposta l’allarme per la vulnerabilità del suo Paese.
Non molti leader mondiali definiscono un terrorista Vladimir Putin; ma il presidente lituano, Dalia Grybauskaite, per descrivere l’aggressione di Putin in Ucraina, s’è rifiutata di nascondersi dietro l’eufemismo diplomatico: “Se uno Stato terrorista fa una lampante aggressione contro il suo vicino e imperterrito continua – ha dichiarato il presidente lituano nel novembre 2014, otto mesi dopo l’annessione della Crimea – allora è segno che l’aggressione può diffondersi in altri posti in Europa”.

A volte indicata come la Lady di ferro del Baltico, Grybauskaite è franca a descrivere le responsabilità della NATO per rafforzare la periferia orientale europea, e prevenire eventuali futuri atti d’avventurismo militare russo. La Lituania è “già sotto attacco” dalla propaganda e dalla disinformazione del Cremlino, ha chiarito il Grybauskaite, ed è sicuramente una campagna mirata, che può essere considerata un possibile avanspettacolo per l’invasione del paese.
L’intervista con Grybauskaite, effettuata tramite e-mail, prende in esame il conflitto in corso in Ucraina, la pertinenza dell’articolo V della NATO nel 21 ° secolo, la crisi dei rifugiati in Medio Oriente e la vulnerabilità lituana con il revanscista vicino di casa che si sta ri-militarizzando.

D- Lei è stata uno dei pochi capi di Stato europei a boicottare le Olimpiadi di Sochi per il giro di vite del Cremlino in materia di diritti umani, in particolare i diritti LGBT. Questo è stato, ovviamente, prima dell’invasione dell’Ucraina e quello che molti considerano essere il “risveglio” della Russia di Putin. È da ciò che la Lituania ha sperimentato durante la sua presidenza che l’ha resa una aperta critica a Putin e alle sue politiche?
R- Non siamo critici, chiamiamo semplicemente le azioni russe con i loro reali nomi. Il Cremlino conduce una politica conflittuale, viola il diritto internazionale, distrugge l’architettura di sicurezza globale e regionale, cerca di dividere l’Europa e indebolire le strutture trans-atlantiche. Per il Cremlino, il silenzio significa consenso. Non possiamo essere complici o creare un clima d’impunità che favorisce un comportamento pericoloso. È per questo che noi diciamo la verità, la quale rappresenta il nostro impegno.

D- Insieme con il presidente estone Toomas Hendrik Ilves, Lei ha utilizzato la parola “terrorismo” per descrivere le azioni intraprese dai separatisti e soldati russi nel Donbas. Ovviamente questa è la parola usata da Kiev per descrivere la sua risposta militare a queste attività, ma accusare una grande potenza di terrorismo suggerisce che bisognerebbe fare qualcosa di più delle semplici sanzioni. Cosa dovrebbero fare, che non stanno considerando, la NATO, l’UE e gli Stati Uniti?
R- È evidente, che avere un membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU che occupa e allega territori dei suoi vicini rappresenta una grave minaccia al sistema di sicurezza internazionale. Questo è l’obiettivo perseguito dal Cremlino: divide et impera, è il nome del gioco. Non possiamo accettare alcuna “nuova normalità” nel nostro rapporto con la Russia. Con la guerra continua in Ucraina orientale, la Crimea occupata e il Cremlino che aiuta direttamente il regime assassino di Assad, non può esserci una cooperazione, in quanto un rapporto non può essere costruito sul ricatto e le minacce. L’UE e la NATO dovrebbero vedere al di là della propaganda del Cremlino. L’UE e la NATO dovrebbero avere una propria agenda con la Russia, non essere parte dello spettacolo di marionette del Cremlino. Ciò significa espandere la nostra influenza nel quartiere, rafforzare le nostre difese, rompere le barriere commerciali e proteggere l’ordine internazionale basato su regole certe.2010-12-01-esbo-summit-img_3001

D- La guerra d’informazione del Cremlino è particolarmente acuta nei paesi baltici. Come il governo russo cerca di raggiungere la Lituania? È alla ricerca di un cambiamento di regime facendo appello alla diaspora russa o tramite movimenti politici di frange locali?
R- La propaganda e gli attacchi d’informazione sono parte della guerra ibrida. Essi cercano di provocare tensioni sociali ed etniche, di promuovere la sfiducia nel governo, screditare la nostra storia, indipendenza e sovranità e vogliono dimostrare che la democrazia occidentale viaggia su doppi standard. Ma l’obiettivo più pericoloso della guerra d’informazione è quello d’eliminare la volontà della popolazione a resistere e a difendere il proprio Stato, oltre che creare un ambiente favorevole ad un possibile intervento militare. L’esempio ucraino è la prova che la guerra convenzionale in Europa non è più teorica.

D- Molti americani non vedono le relazioni transatlantiche tra le loro priorità di politica estera. Che cosa significa questo per il destino dell’Europa, o per il destino dell’ordine democratico liberale del dopoguerra? Dobbiamo temere un’altra guerra mondiale? Lei la vede come una possibilità prossima o remota?
R- Forse il dibattito sulla relazione transatlantica è meno accentuato perché tutti sono d’accordo che rimanga forte e debba essere solo sempre più forte. Abbiamo tutti le stesse percezioni di minacce esistenti. La cosa che dovremmo fare ora è di attivare le misure di difesa necessarie contro queste minacce con una pianificazione strategica della NATO, scenari di difesa aggiornati, sufficiente e credibile deterrenza, reazione rapida e un lienare e semplice processo decisionale. Non dobbiamo temere solo la guerra, ma fare tutto il possibile per assicurarci che non accada.

D- La Lituania non è stata direttamente colpita dalla crisi dei rifugiati del Medio Oriente. Ci sono solo sei siriani che vivono nel suo paese, anche se i membri del suo governo hanno detto che sarebbero favorevoli ad accettarne di più. Quali politiche dovrebbero prendere i paesi europei per avere un impatto normale con questa crisi? Lei è d’accordo con il generale Breedlove che Putin sta utilizzando i rifugiati per minare le società democratiche e i governi, vale a dire la Germania?
R – Le rotte di migrazione possono cambiare molto rapidamente, tutti noi dobbiamo essere preparati all’evenienza. Abbiamo già visto migranti che provengono dalla Russia andare in Norvegia e in Finlandia. Aiutare i rifugiati è un nostro dovere; ma è anche importante cercare di risolvere il problema alla fonte utilizzando tutti gli strumenti diplomatici per trovare una soluzione pacifica, fornire assistenza umanitaria, impegnarsi di più con la Turchia e gli altri paesi della regione per combattere il contrabbando, dare alla gente un sostegno più vicino alla loro casa, in modo che non siano costretti ad optare per un rischioso viaggio via mare. Per quanto riguarda il coinvolgimento russo nessuno può negare che il sostegno della Russia ad Assad, così come gli attacchi aerei hanno contribuito non solo alla destabilizzazione della situazione in Siria, ma hanno fatto in modo che molte più persone abbandonassero le proprie case.

D- Le sanzioni dell’Unione Europea non hanno scoraggiato la Russia a continuare i suoi aiuti ai separatisti in Ucraina. Proprio questa ultima settimana abbiamo visto un incremento della violenza nel Donbas. Inoltre, sia i separatisti che Kiev sembra che non rispettino il cessate il fuoco. C’è la possibilità di nuove sanzioni? Vero che c’è una forte volontà da parte di alcuni paesi europei di revocare il regime di sanzioni esistenti e di tornare al business as usual con la Russia.
R- Il Consiglio europeo ha convenuto che la durata delle sanzioni contro la Russia è legata alla completa attuazione degli accordi di Minsk. Noi non siamo vicini a questo evento. La Russia continua ad inviare truppe ed equipaggiamento militare al Donbas in diretta violazione degli accordi di Minsk. Perciò non vedo un motivo per discutere di una revoca delle sanzioni. Al contrario, le sanzioni sono l’unica cosa che potrebbero costringere la Russia a prendere sul serio i suoi impegni di Minsk. E se la situazione in Ucraina si deteriora, l’UE deve avere sul tavolo tutte le opzioni possibili per far aumentare il costo del coinvolgimento russo.

D- La corruzione russa è stata descritta, insieme al petrolio e al gas, come una delle principali esportazioni del paese. Tutti i paesi baltici dal momento della loro indipendenza hanno sofferto di gangsterismo, problemi di riciclaggio di denaro e così via. Quanto è grave la situazione in Lituania?
R- Mentre la cultura della corruzione ha le sue radici nel sistema sovietico, c’è qualcosa che dobbiamo combattere in noi stessi. La Lituania è classificata 32 ° nell’Indice di percezione della corruzione da parte di Transparency International. Ecco, in cinque anni abbiamo migliorato di 15 posti; ma dobbiamo eliminare altre 31 posizioni… Ci stiamo molto concentrando sulla lotta contro l’impunità, assicurando che la responsabilità sia inevitabile e sufficientemente grave.
Garantire la concorrenza e la trasparenza nel settore energetico è un altro settore in cui ci sono stati progressi sostanziali, limitando anche l’influenza russa. La Lituania ha costruito con successo il terminale GNL, che garantisce sicurezza d’approvvigionamento e una leale concorrenza nel mercato del gas. Abbiamo anche l’approvvigionamento energetico disaggregato dalla proprietà, che ci ha aiutato a creare relazioni più trasparenti nel nostro settore energetico.

D- Siete preoccupati delle infiltrazioni nella sicurezza e nell’intelligence della Lituania? Il controspionaggio è un qualcosa su cui la NATO e l’UE dovrebbero porre una maggiore enfasi?
Lo spionaggio russo negli Stati baltici continua ad essere un grave problema di sicurezza nazionale. Ricordiamoci del caso Hermann Simm in Estonia e degli arresti annuali dei cekisti nei servizi di sicurezza dello Stato. E, il problema è brutto, se non peggio, in altri ex stati occupati. Nessuno può essere sicuro al 100 per cento che non ci siano tali tentativi; ma prendiamo molto sul serio tutte le minacce alla sicurezza nazionale. I nostri servizi di sicurezza e quelli della NATO sono vigili e in allerta.

D- Siamo in un’altra guerra fredda, ha detto Dmitry Medvedev in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, se è così, che cosa significa per la politica di difesa occidentale? Abbiamo bisogno di una strategia di contenimento nei confronti della Russia?
R- Con oltre 9.000 morti in Ucraina da quando è iniziato il conflitto due anni fa, la guerra è lungi dall’essere fredda. Le azioni aggressive della Russia non sono iniziate con l’Ucraina. Non dobbiamo dimenticare il suo ruolo nei conflitti congelati in tutta l’Europa orientale, o la guerra del 2008 in Georgia. L’unica strategia di contenimento è di non sottovalutare la natura della minaccia e di essere pronti ad agire per la nostra difesa.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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