Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 novembre 2017

Putin in Siria


Il tanto baccano provocato dall’inaspettato annuncio di Vladimir Putin del ritiro delle truppe russe dalla Siria ha fatto perdere molti importanti aspetti del comunicato e del suo contenuto. Non c’è alcun ritiro russo dalla Siria, ma piuttosto un rientro di un contingente aereo presente in Latakia. Putin, senza alterare l’equazione, ha spostato semplicemente i pezzi della scacchiera.

Questa manovra è una questione di percezione della realtà politico militare. Essa costituisce una riformulazione politica dell’intervento russo per rendere normale e permanente la presenza militare di Mosca in Siria, mentre nel contempo convince i russi in casa che la campagna è finita. La dichiarazione di Putin è ancora un altra prova di successo per ottenere pubblicità nazionale ed internazionale.
L’annuncio del “ritiro” non è su come la Russia lascia, ma su come rimane in Siria. Coloro che possono avere dei dubbi dovrebbero guardarsi il video reale di Putin quando impone al ministro della difesa russo Sergei Shoigu, e al ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, di iniziare il ritiro delle forze russe dalla Siria. Egli prescrive che le basi russe esistenti in Tartus e Hmeymim continuino ad operare ai livelli attuali; inoltre incarica il ministro della difesa a garantire una copertura alle truppe sia da terra, mare e aria; mentre, nel proseguo del discorso, sottolinea che il sistema di difesa aerea a lungo raggio S-400, insieme ai sistemi di fasce più brevi debbano rimanere al loro posto. Le principali basi militari continueranno le operazioni, con una copertura navale, un contingente di terra per proteggere le forze e un numero imprecisato di soldati per “consigliare e istruire” le forze siriane.

Il primo dato che si percepisce dall’ordine che Putin ha impartito ai suoi subalterni è, che anche la ristretta cerchia dei fedeli del Cremlino non sapeva nulla della sua decisione, e la vicenda ha ribadito, se ce ne fosse stata la necessità, che è vera la diffusa convinzione che Putin al Cremlino prende da solo tutte le decisioni strategiche. Ciò è esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare da un dittatore che modella il suo stile di leadership su Benito Mussolini.
Putin, uomo libero da vincoli istituzionali o regole, può un giorno decidere d’invadere la Crimea, il Donbas e la Siria e l’altro d’annunciare il ritiro; certo che, se voleva porre fine alla guerra contro l’Ucraina, poteva farlo, bastava solo dichiarare la vittoria sulla “giunta di Kiev” e ritirare le truppe, come ha fatto in Siria. La scelta di non farlo non è data dal risultato di un calcolo razionale dei costi e degli eventuali benefici russi per una guerra, bensì è solo il prodotto di un suo capriccio.Vladimir-Putin-del_3596344b

Non a caso, Putin continua a sorprendere il mondo e, con ogni probabilità, anche se stesso. Che bravo oggi! Nessuno ci ha capito nulla! Ma ciò non è leadership e nemmeno genialità, questa è solo presunzione autoritaria.
Un secondo aspetto deducibile dal presunto “ritiro”, è che è prematuro definirlo un colpo di genio. Dopo tutto, le improvvise recenti decisioni di Putin raramente si sono rivelate azzeccate.
In effetti, molti lo guardano decisamente come se fosse uno stupido. Prendiamo per esempio, l’annessione della Crimea e la distruzione del Donbas. In un primo momento, i russi e tanti occidentali lo hanno applaudito, e alcuni ancora lo fanno; ma gli analisti e chi capisce qualcosa di economia e politica sanno che queste avventure straniere hanno reso zero benefici alla Russia e a Putin stesso. Al contrario s’è impoverito, la maggior parte del mondo lo considera un ladro e l’Ucraina s’è spostata verso ovest. Cos’hanno guadagnato la Russia o Putin? Una penisola impoverita e 35.000 deleghe di cui la maggior parte sono banditelli e sbandati ben armati nel Donbas.

Putin allo stesso modo, intervenendo a favore di Assad, ha solo innalzato la sua statura diplomatica e quella russa nei circoli dei leader autoritari.
E, se Assad sopravvive, se i colloqui di pace prenderanno piede, se l’opposizione siriana deciderà di cooperare e se l’ISIS starà calmo, Putin potrà essere felice.
Ma prendiamo in esame altri quattro “se”: se, come è probabile, i colloqui di pace s’impantanano; se, come è probabile, l’opposizione rafforza le sue posizioni; se, come è probabile, l’ISIS tenta di recuperare il terreno perduto e strombazza il ritiro come un’umiliazione russa; se, come è probabile, la stretta di Assad al potere diventa ancora una volta tenue, allora Putin sarà costretto o a riprendere la guerra o lasciare che il suo amico vada al collasso. A quel punto anche i suoi autoritari ammiratori ci penseranno due volte prima d’esprimersi sulla sua intelligenza.

In sintesi, la mossa di Putin non è quella di un matto, ma è un sacrificio estremamente rischioso: se tutti giocano male, allora vince; ma se uno dei tanti gioca in modo adeguato, perde alla grande.
Scommetto dieci a uno che, contrariamente a quello che gli esperti prevedono, il ritiro annunciato si trasformerà in molto meno di un trionfo. Credo che ormai siamo tutti spossati dall’ordinarietà delle varie politiche e stiamo tutti confondendo la temerarietà con la brillantezza.

Tags: , , , ,

Rispondi

Altre storie da- Opinioni

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.