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22 settembre 2017

I proxy di Mosca nel Donbas non vogliono le elezioni


Una leader chiave nel Donbas ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di seguire l’accordo di Minsk e di non voler indire e tenere le elezioni nel “suo” territorio in linea con la legislazione ucraina. La dichiarazione, riduce ai minimi termini le stizze occidentali per la presunta violazione ucraina a concedere lo “status speciale” ai territori occupati.

Il 18 marzo 2016 il “sito ufficiale DNR” ha postato una conferenza stampa di Alexander Zakharchenko, il leader della cosiddetta “Repubblica Popolare di Donetsk” [DNR] che riporta: “Hanno insistito e continuano a insistere sul fatto che le elezioni nella Repubblica dovrebbero essere indette secondo gli standard internazionali dell’OSCE. Questo non ci soddisfa, l’Europa e in generale la comunità mondiale si adattano allo standard perché rientrano nella definizione di elezioni democratiche; ma è assolutamente irrealistico tenere le elezioni in conformità con la legislazione ucraina e sono categoricamente contro di esse.
Le [elezioni] nel nostro territorio le terremo secondo le leggi della “Repubblica”. I rappresentanti dei vari partiti ucraini, che hanno invitato alla guerra nel Donbas e continuano a farlo non ne prenderanno parte”.

L’accordo di Minsk, per il quale tutti concordemente affermano che sia l’unica soluzione alla guerra, sottolinea chiaramente che le parti devono pattuire le elezioni locali in conformità con la legislazione ucraina, ciò ha indotto il parlamento ucraino ad adottare la legge “L’ordine temporaneo di una autodisciplina nei distretti particolari delle regioni di Donetsk e Lugansk”.
La retorica sugli standard OSCE non solo viola l’impegno di cui sopra, ma va contro tutte le garanzie elettorali universalmente accettate, come la garanzia del suffragio universale, le pari partecipazioni di tutte le parti, l’accesso non discriminatorio ai media e altre.

Non è chiaro se il rapporto dell’ultima settimana di trattative riportate dal Dzherkalo Tyzhnya (la principale rivista analitica ucraina, nota in inglese come Zerkalo Nedeli) per installare i leader delle “Repubbliche del Donbas” ha vissuto i gravi riflessi degli attuali piani annunciati dal leader della DNR, come non è tuttavia in discussione, che l’Ucraina, per le cosiddette “posizioni politiche” del Contratto di Minsk, tra cui la legge sulle elezioni locali, non sia stata a lungo sotto gravi pressioni provenienti da tutte le parti; ma sappiamo per certo che, prima dell’incontro di Parigi del 3 marzo del “Formato Normandia”, il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, e il suo omologo francese Jean-Marc Ayrault, arrivati a Kiev, hanno spinto il presidente ucraino Poroshenko ad accettare tutte le modalità richieste dalle due “repubbliche” pur d’indire le elezioni entro il mese di luglio 2016. Alcuni analisti hanno reclamato la posizione della Francia e Germania che presentano “un fronte unito di tanto in tanto in sintonia con l’Ucraina”, e hanno messo il risalto che i ministeri degli esteri delle due nazioni europee, mentre premono sull’Ucraina perché accetti i “compromessi”, “evitano sistematicamente di identificare la Russia come parte del conflitto”.6f4b51d49d1f3509910f6a706700a910_r900x493

Tutto questo s’adatta perfettamente alla Russia che, pur di vedersi rimosse le sanzioni, fa di tutto per scaricare sull’Ucraina la responsabilità dell’attuazione dell’accordo di Minsk, stravolgendone le interpretazioni e le concretizzazioni. Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha riferito a RT [sostenuta dal Cremlino] che lui è ottimista del consenso francese e tedesco sulla “sequenza dei passi che dovrebbero essere intrapresi per raggiungere una soluzione politica in Ucraina”, e accusa Kiev di non volere “un dialogo diretto tra Kiev e le regioni orientali dell’Ucraina”.

La dichiarazione di Zakharchenko calza a pennello anche con alcuni Stati UE, che insistono che la Russia debba ritirare le sue forze e consentire il controllo del confine all’Ucraina solo dopo che sono state indette le elezioni, ma nel frattempo, gettando la responsabilità della violazione dell’accordo di Minsk sull’Ucraina, insistono per revocare le sanzioni contro la Russia.
Oltre alle raccomandazioni politiche, la Russia, l’EU e i leader delle due “Repubbliche” del Donbas, sollecitano l’Ucraina affinché, indicendo un’amnistia generale per tutti i militanti filo russi, consenta ai leader delle due “Repubbliche” di presentarsi alle elezioni.

Zakharchenko ha ammesso che i suoi uomini hanno raso al suolo un villaggio, ragion per cui l’amnistia gli “laverebbe la faccia”, mentre Igor Plotnitsky, il leader della cosiddetta “Repubblica Popolare di Lugansk” verrebbe sollevato tra l’altro, delle responsabilità per il suo ruolo nel rapimento di Nadiya Savchenko.
Pur tuttavia, queste cosiddette “decisioni politiche” e l’amnistia, non sono gli unici reali ostacoli alle elezioni, come ha reso molto chiaro Zakharchenko, quando ha affermato che ai maggiori partiti ucraini non sarebbe stato permesso di partecipare alle votazioni locali.
Le elezioni in base alla legislazione ucraina significano: no alla censura di nessun tipo.

Da due settimane, è in atto nella regione di Lugansk una campagna atta a screditare e vessare l’OSCE, questa è basata su un’azione creata artificialmente dal comando della “Repubblica di Lugansk”, che consente al maggiore delle forze armate russe, Dmitry Fedin, di diffamare il servizio SMM sostenendo che la missione degli osservatori sta ignorando i problemi umanitari legati alla fornitura di acqua – interrotta volontariamente a singhiozzo – ai quartieri occupati dai militanti.
– Prendendo in considerazione l’impatto dell’OSCE sui territori occupati nella parte orientale dell’Ucraina, il comando russo ha organizzato una campagna di informazione per screditare il personale OSCE – SMM – ha riportato in una nota di sabato il servizio di sicurezza ucraino.
Ciò che Mosca e i militanti vogliono è che la OSCE non entri in ballo nelle elezioni, che vengano tolte le sanzioni alla Russia e che i sondaggi elettorali siano secondo i loro desiderata: senza libertà ed equità.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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