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26 settembre 2017

Akhmetov e Boyko a capo dei territori occupati nel Donbas?


In Ucraina si teme che, due anni dopo l’annessione russa della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbas, con il parziale ritiro russo dalla Siria, Mosca possa montare una nuova offensiva. D’altra parte, se Mosca decidesse d’allontanarsi da tutti i confronti con l’Occidente, dopo l’inversione in Siria potrebbe dar seguito ad una distensione in Ucraina orientale. In tal caso, diverrebbe abbastanza logica la sostituzione dei burattini di Donetsk e Lugansk con qualcuno di più accettabile sia per Kiev e l’Occidente che per Mosca. Nella capitale ucraina in questi giorni si sussurra che i due papabili a dirigere le due “Repubbliche” potrebbero essere il magnate dell’acciaio Rinat Akhmetov e il leader nel parlamento ucraino del partito dell’opposizione Bloc (OP), Yury Boyko; questi andrebbero a sostituire gli attuali incaricati di Mosca, Aleksandr Zakharchenko e Igor Plotnitsky a Donetsk e Lugansk, rispettivamente.

Il settimanale Zerkalo Nedeli ha riferito, citando una fonte anonima, che il presidente ucraino Petro Poroshenko fosse d’accordo a nominare Akhmetov e Boyko, in sintonia con un’idea di Viktor Medvedchuk, un mediatore nei colloqui di pace legato a Vladimir Putin. Poroshenko, sempre secondo il giornale, avrebbe già discusso con Akhmetov e Boyko, dichiarandosi soddisfatto dell’incontro. Ukrainska Pravda, citando una fonte dell’amministrazione Poroshenko, ha confermato gli incontri presidenziali con Akhmetov e Boyko, ma ha sottolineato che l’idea fosse di Akhmetov e non di Medvedchuk, e che l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, in linea di principio fosse d’accordo.111494

Akhmetov e Boyko non hanno né confermato né smentito queste relazioni. Il servizio stampa di Akhmetov, pur sottolineando che il loro capo avrebbe fatto del suo meglio per fermare la guerra, ha rilasciato una dichiarazione sfuggente senza alcun commento. Il governo dovrebbe essere decentrato, e il Donbas deve rimanere parte dell’Ucraina, ha riportato una dichiarazione di Interfax che confermava i colloqui in corso. A giudicare dalle dichiarazioni ufficiali, la nuova visione è condivisa a Kiev, Mosca, Washington e Bruxelles. Boyko è stato non meno evasivo, e ha schivato tutte le domande riguardanti i presunti colloqui con Poroshenko e con i suoi più stretti alleati, riporta Tetyana Bakhteyeva di OP.

Akhmetov e Boyko hanno avuto un ruolo piuttosto controverso nel corso della moderna storia ucraina. Akhmetov, un ricco uomo d’affari, si dice che nel 1990 avesse avuto collegamenti con la malavita e, con l’aggressione russa del 2014, quando la maggior parte degli oligarchi ucraini si sono schierati con Kyiv, ha preso una posizione apparentemente neutra. Boyko, è stato ministro dell’energia e vice primo ministro sotto Yanukovych nel 2006-2007 e 2010-2014, per due anni ha dovuto lottare per difendersi dalle accuse d’aver gonfiato degli acquisti energetici, principalmente l’acquisto di impianti di perforazione nel Mar Nero con il tramite di una ditta fittiziamente stabilita in Lettonia.

Nonostante queste polemiche i due uomini sono molto popolari a Donetsk e Lugansk, dove gli incaricati di Kiev sono stati spesso disprezzati e rifiutati. Per cominciare, entrambi sono nativi della regione. Akhmetov è da anni il principale datore di lavoro locale: le sue acciaierie e miniere di carbone sono la spina dorsale dell’economia regionale, ora, durante la guerra, con i suoi aiuti umanitari sta sostenendo la parte più debole della popolazione locale. Boyko, a seguito di sondaggi locali ha dimostrato una certa positiva popolarità, anche se il parito OP di Akhmetov ha dato più riscontri. Secondo il più recente sondaggio di KMIS, il magnate dell’acciaio ha scavalcato il partito Bloc di Poroshenko, diventando il partito più popolare dopo Patria, dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko. Le elezioni locali dello scorso autunno hanno dimostrato che il partito OP non ha rivali nelle zone delle regioni di Donetsk e Lugansk sotto il controllo di Kiev.

Naturalmente, i signori della guerra stanno meglio a Kiev che a Donetsk e Lugansk. Zakharchenko, commentando le voci che girano sul suo futuro successore, ha sostenuto di non vedere nessun avvenire per gli oligarchi in Ucraina, mentre Plotnitsky, si è vantato che, se Boyko dovesse solo attraversare la linea di divisione tra l’Ucraina e la “sua Repubblica” lo farebbe subito arrestare. Tuttavia Mosca, se la sostituzione di Zakharchenko e Plotnisky dovesse passare all’ordine del giorno, è improbabile che chieda pareri a loro due. Dopo tutto loro sono stati installati nelle posizioni da Mosca nel mese di agosto 2014, e da allora sono sostenuti con soldi e armi.
Una grande domanda è se Poroshenko, anche se ha affermato d’essere d’accordo, lo sia veramente: si tratta di due dei suoi più acerrimi nemici. Inoltre l’establishment politico nazionalista, e in particolare gli attivisti anti-corruzione del resto dell’Ucraina, è improbabile che possano accettare una tale ipotesi.

Poroshenko ha già avuto un bel po’ di problemi con un oligarca regionale all’incirca alla pari di Akhmetov, Igor Kolomoysky, al quale, nel marzo 2014, era stato affidato il comando della sua regione natale, Dnipropetrovsk. Poroshenko, l’anno scorso ha dovuto eliminare Kolomoysky per aver tentato, come era ampiamente previsto, di convertire il suo peso politico in dividendi economici. Un improvviso dietro-front di Poroshenko su Akhmetov e Boyko, a prescindere dal fatto che Mosca sia o non sia d’accordo, potrebbe creare un grave contraccolpo interno del governo ucraino.

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Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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