Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

23 settembre 2017

Può Minsk dare una pace ?


Il 17 marzo, presso il Consiglio Atlantico a Washington, si è discusso se il cessate il fuoco di Minsk fosse in grado di fornire all’Ucraina una pace sostenibile, dove la guerra ha contato oltre 10 mila morti e lo spostamento obbligato di non meno di 1,6 milioni di persone. Gli accordi di Minsk, firmati nel 2014 e nel 2015, sono rimasti i principi guida del processo di pace in Ucraina orientale. Secondo gli accordi di Minsk, l’Ucraina deve indire le elezioni nel Donbas in linea con gli standard internazionali e includere una disposizione costituzionale per concedere uno status speciale alle cosiddette “Repubbliche Popolari”. In cambio, la Russia deve garantire all’Ucraina il controllo del suo confine orientale e consentire agli osservatori internazionali il pieno accesso ai territori occupati. Tuttavia, i russi non hanno riscontrato obblighi di sicurezza nell’accordo, e in effetti, le violazioni del cessate il fuoco che sono in aumento in Ucraina orientale provengono soprattutto dal lato dei separatisti.

Alla manifestazione del Consiglio Atlantico, che si è tenuto quasi esattamente due anni dopo l’annessione russa della Crimea, gli esperti riuniti hanno discusso lo stato attuale del cessate il fuoco.
“La situazione che si vede da Kiev è diversa da quella che si può vedere da Washington – ha spiegato il vice ministro degli esteri ucraino Vadym Prystaiko, che era appena tornato da un viaggio al fronte – Il cessate il fuoco non esiste”.
Johannes Regenbrecht, un inviato speciale per l’Ucraina e capo della task force ucraina nel ministero degli esteri tedesco, ha convenuto che il cessate il fuoco sta diventando sempre più fragile. “Dal punto di vista politico purtroppo, il processo è in fase di stallo sia per le turbolenze politiche a Kiev, che per la difficile situazione della sicurezza nel Donbas. C’è il rischio di una perdita di credibilità politica … a meno che il processo politico non venga stimolato”.145486

Paul Quinn-Judge, un consulente senior presso l’International Crisis Group, ha visitato le regioni di Donetsk e Lugansk almeno cinque volte e ha intervistato i leader separatisti per capire come loro vedono la situazione, e li ha descritti come “molto spaventati dagli accordi di Minsk”. Quinn-Judge ha poi dipinto un quadro cupo della Repubblica Popolare di Donetsk, dove c’è in corso una lotta di vertice. I separatisti si stanno concentrando sul consolidamento del proprio potere politico ed economico, così come sulla maggior parte delle attività che generano denaro, “la principale attività economica nella zona est … è il contrabbando – ha osservato.
“[I separatisti] sono molto chiari nell’affermare che, senza un supporto sostanziale e decisivo su larga scala russo, non vedono alcuna possibilità di vittoria militare contro l’Ucraina – ha spiegato Quinn-Judge. Nel frattempo, ha proseguito, i russi prendono tutte le decisioni militari, non consultano le controparti separatiste, e sono convinti che l’Ucraina scenderà a patti e tornerà sui suoi passi disconoscendo l’Occidente.

Anders Åslund, un senior presso il centro del Consiglio Atlantico Dinu Patricu Eurasia, ha notato due diverse politiche russe nel Donbas. Prima dell’ottobre 2015, la linea politica era “non siamo lì, non facciamo nulla” e c’erano piccoli finanziamenti russi; ma dal mese di ottobre, da quando la supervisione del conflitto è passata dall’amministrazione presidenziale al consiglio dei ministri russo, le cose sono totalmente cambiate. Ora il responsabile della situazione nel Donbas, è il vice primo ministro Dmitri Kozak, che ha supervisionato gli altri conflitti congelati della Russia. Questo cambiamento significa che ora il governo russo è il responsabile dell’intera gestione del Donbas, secondo Åslund.
Mosca ha ora due opzioni per il Donbas, sostiene sempre Åslund: ritornare la regione all’Ucraina, o lasciarla sobbollire come un conflitto congelato. Lui ha individuato tre ragioni per cui la Russia potrebbe voler rinunciare al Donbas: in primo luogo, il costo; in secondo luogo, le sanzioni finanziarie che sono vincolate all’aggressività russa nel Donbas; terzo, l’obiettivo finale di Putin in Ucraina è quello di destabilizzare la regione. “Potete immaginarvi un calice più avvelenato del Donbas? – ha chiesto Åslund.
Ma è difficile saper come rispondere, ha sostenuto Adrian Karatnycky, un membro anziano del Consiglio Atlantico, “la posizione russa è in costante mutamento”.

Karatnycky ha descritto la “natura non lineare dei negoziati” nel gruppo di contatto che, per discutere di pace riunisce i francesi, tedeschi, ucraini e russi.
I rappresentanti delle cosiddette repubbliche popolari sono partecipi ai colloqui e, a differenza di quello che succede nei negoziati tradizionali, ora tutti i paragrafi che erano stati precedentemente concordati sono stati riaperti. I russi usano negli incontri i separatisti come burattini, ha chiarito Karatnycky.
– Sono scettico che la Russia voglia un accordo … Tuttavia, il processo di Minsk è l’unico gioco possibile – ha insistito Karatnycky.

Tuttavia, non tutti gli esperti concordano con lui. “Non può essere considerata una vera e propria tabella di marcia – è intervenuto Vladislav Inozemtsev, un esperto del centro del Consiglio Atlantico – I separatisti non vogliono attuare Minsk. Siamo in una situazione di stallo. Non posso vedere nessun avanzamento nell’accordo, e chiedo solo che gli ucraini rinegozino un nuovo cessate il fuoco”.
Steven Pifer, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, ha replicato che ci sono “ragioni significative” per l’Occidente per continuare a sostenere l’attuazione dell’accordo. Dopo tutto, ha sottolineato “Mosca non vede il Donbas come un traguardo, ma come un meccanismo” per garantire i suoi interessi. E al momento, un conflitto congelato è ciò che di meglio si adatta ai desideri del Cremlino.
Come risultato, rinunciare al Donbas non è una soluzione, Pifer ha sostenuto, i negoziati di Minsk devono continuare. “È l’unico accordo sul tavolo. Se Minsk II crolla, non vedo come si possa arrivare a Minsk III”.

Tags: , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.