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19 novembre 2017

L’Ucraina deve prendere una sua decisione


Le manovre di Putin con l’Ucraina e l’Occidente le potremmo paragonare ad un incontro di calcio. Putin, contrariamente dall’essere il grande stratega che vuole apparire, assomiglia sempre più a un allenatore di calcio parrocchiale che lancia il pallone avanti e spera di centrare la porta. Il suo effetto primario è intimidatorio, assalire il portatore di palla avversario e, magari stenderlo senza pietà, per batterlo serve tattica e intelligenza.

Purtroppo, Obama non sembra molto interessato a confrontarsi con Putin in un campo di calcio, forse il dipartimento di Stato e il Pentagono sono anche loro ostacolati dall’apparente indifferenza di Obama. L’Unione Europea, quasi per definizione, non gioca assieme, infatti, i suoi Stati membri non sono d’accordo sul come impostare qualsiasi cosa, figurarsi per un incontro di calcio, dove in campo si ruberebbero la palla l’un l’altro.
Una situazione del genere, il bullismo di Putin con il non gioco dell’Occidente, potrebbe dare ai leader ucraini un ampio margine di manovra. Kiev non potrebbe crearsi una visione autonoma del suo futuro reagendo agli eventi e tentando di risolvere la guerra in Ucraina orientale nei suoi termini e con una sua strategia? Si, sostengo. Kiev potrebbe prendere l’iniziativa e cambiare alcuni giocatori chiave, anche contro l’eventuale compiacenza od opposizione di Washington e Bruxelles.

Consideriamo la situazione di stallo che c’è negli accordi di Minsk. La Francia e la Germania stanno facendo pressione sull’Ucraina affinché indìca le elezioni nei territori occupati del Donbas, anche se il Cremlino viola costantemente il cessate il fuoco, arma i suoi proxy, reprime la libertà di parola e di riunione e non concede il controllo del confine russo-ucraino a Kiev. Le elezioni annunciate in un simile modo sarebbero una violazione di ogni valore, e se la Francia e la Germania si dichiarano d’accordo, è come dire che desiderano che la Russia diventi il cancro politico permanente dell’Ucraina. Ma un giocatore perché fa questo? Di solito, come sappiamo, lo fa perché di dietro ci sono degli interessi maggiori. Scommesse? Geopolitica?
Kiev, invece di giocare e partecipare al match, dovrebbe prendersi tutte colpe e semplicemente affermare che ha deciso di rinunciare al suo diritto sovrano sul territorio del Donbas e che rinvia la scelta del come organizzare e tenere le elezioni ad un organismo internazionale creato ad hoc. L’OSCE o le Nazioni Unite alla fine dovrebbero organizzare l’evento, la condotta e la supervisione. Da parte sua l’Ucraina, se gli osservatori internazionali indipendenti dichiareranno che il processo elettorale è stato giusto e libero,accetterà i risultati. Anzi, il presidente Poroshenko potrebbe annunciare che lui concede all’occupato Donbas lo status di una regione pienamente sovrana all’interno dell’Ucraina. L’enclave avrebbe un suo proprio governo, un bilancio proprio, una sua polizia, una sua economia e le sue leggi. Kiev non sovvenziona l’enclave e l’enclave non sovvenziona Kyiv. Tutto ciò che li legano sarebbe una qualche istituzione in gran parte simbolica, forse un consiglio di impotenti anziani che periodicamente s’incontra per cantare in allegria.

Brazil's Eduardo is fouled by Ukraine's Anatoiy Tymoshchuk during the International Friendly at Pride Park, Derby.

Brazil’s Eduardo is fouled by Ukraine’s Anatoiy Tymoshchuk during the International Friendly at Pride Park, Derby.

A questo punto, Putin e le sue deleghe sarebbero con le spalle al muro. Putin vuole indebolire l’Ucraina tramite il Donbas, ma se il Donbas viene isolato con una disposizione confederale, verrà annullata la capacità del Cremlino d’infettare l’Ucraina. Le deleghe russe non possono dire di no: l’Ucraina con una tale scelta dà molto di più di quanto loro vogliono. Alla fine, l’Ucraina avrebbe uno stato criminale fallito al suo confine, piuttosto che una regione criminale in bancarotta dentro i suoi confini.

Se questo fosse troppo, prendiamo in considerazione un’altra via: Poroshenko dichiara che l’Ucraina ha “sospeso” tutti gli sforzi per reintegrare il Donbas occupato per, diciamo, per cinque anni. Basta Minsk, militari, diplomatici, discussioni, si congela tutto allo status quo. Tra cinque anni, l’OSCE o le Nazioni Unite super-visioneranno un referendum di autodeterminazione per il Donbas, che consentirà ai cittadini di scegliere se tornare in Ucraina, rimanere indipendenti, o unirsi alla Russia.
Ciascuna di queste tre varianti ha il vantaggio di dare un’incalcolabile iniziativa all’Ucraina. Kiev potrebbe proporre soluzioni ardite e coerenti con i diritti umani e le norme democratiche, e la Russia e l’Occidente dovrebbero solo rispondere positivamente. Se non si impone il proprio gioco, ma s’imposta la partita solo sulle rimesse, è difficile vincere, anzi spesso ci si trova perdenti.

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