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22 novembre 2017

I rischi politici e il nuovo gasdotto russo in Europa


La scorsa settimana è stato reso noto che otto leader europei – in rappresentanza di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania – hanno inviato una lettera di protesta al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nella quale esprimono opposizione al previsto gasdotto russo Nord Stream 2. La lettera, datata 7 marzo, ha avvertito che Nord Stream 2 avrebbe “conseguenze geopolitiche potenzialmente destabilizzanti”, e che potrebbe minare la sicurezza energetica dell’Europa centrale e orientale e ledere l’Ucraina.

Il 21 marzo 2016, i potenziali azionisti del consorzio Nord Stream 2 (Gazprom al 50%; E.ON 10%; BASF / Wintershall 10%; Royal Dutch Shell 10%; OMV 10% e Engie 10%) hanno confutato la lettera. La risposta, che può essere trovata sul sito web del consorzio, sostiene che Nord Stream 2 è in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione, che migliorerà la sicurezza energetica a lungo termine in Europa e che, al fine di evitare il transito inaffidabile ucraino, fornirà un percorso alternativo di alimentazione del gas. Il sito riporta inoltre che il progetto, consegnando più gas al nodo nord occidentale, in un momento in cui la produzione nel Mar del Nord è in calo e la domanda europea sta aumentando, migliorerà la concorrenza nel mercato interno. Il punto più saliente sostenuto dal consorzio e che dà molta fiducia agli azionisti, è che non c’è nessun precedente legale secondo cui le leggi e le normative dell’UE possano affermare che Nord Stream-2 è soggetto al Terzo Pacchetto Energia (TEP), in quanto si tratta di un’importazione che utilizza una conduttura di un paese terzo (non membro dell’UE). L’UE sta valutando l’applicabilità del TEP alla sezione offshore del Nord Stream-2, in cui si richiede la separazione tra la proprietà e il controllo della trasmissione e distribuzione del gas, nonché il mandato non discriminatorio dell’accesso di terzi alla capacità della pipeline (capacità di Gazprom al 50%).

La parte implicita della discussione dei soci è che qualsiasi potenziale sfida politica e normativa per il Nord Stream-2 sarà probabilmente risolta a favore del progetto, proprio come lo è stato per la pipeline del Nord Stream-1. Questo argomento potrebbe apparire con delle basi viziate, ma Nord Stream-2 è solidamente appoggiato dal governo tedesco e dalle principali società energetiche europee, mentre l’UE rimane troppo politicamente divisa per bloccare o comunque cercare di minare la pipeline.
Il gasdotto Nord Stream-2, con doppia linea per un totale di capacità di 55 miliardi di metri cubi / anno, dovrebbe attraversare il Mar Baltico lungo un percorso parallelo a quello esistente, il Nord Stream-1 ( 55 miliardi di metri cubi / capacità annui), e fare “scalo” presso il nodo del gas di Lubminer Heide nei pressi di Greifswald, in Germania. Nord Stream-1 ha operato con una potenza di circa il 50% sui dati che sono diventati operativi nel 2011. Il costo stimato del nuovo progetto è di 9,9 miliardi di euro e dovrebbe essere completato entro il 2020. Il nuovo gasdotto, sommato al precedente, dovrebbero reindirizzare le forniture di gas russo bypassando l’Ucraina e altri paesi dell’Europa centrale e, fornire il mercato europeo del gas del Nord-Ovest con 110 miliardi di metri cubi / anno.cd865a6ece64d1f1e12322ccb614ffa5

Come ha affermato di recente il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, il dibattito in corso tra la Commissione europea e gli azionisti del Nord Stream-2 “ha ancora bisogno di risolvere molte complesse questioni legali e politiche”.
Le argomentazioni presentate dai soci del progetto e dai suoi oppositori politici riflettono le concorrenti narrazioni che incorniciano il dibattito su Nord Stream-2 in termini di pipeline: in primo luogo, si tratta di un “progetto commerciale” che rafforza la sicurezza energetica europea, o di un “progetto geopolitico” che mina la sicurezza energetica europea? Il contrasto tra gli interessi geo-economici tedeschi e le preoccupazioni geopolitiche della Polonia esemplificano i contrastanti interessi sottostanti al Nord Stream-2.

Le aziende tedesche, come ad esempio quelle degli azionisti Wintershall e E.ON, che dalla tubazione direttamente o indirettamente, ne beneficeranno finanziariamente, sono potenti lobby a Bruxelles e a Berlino. Il progetto ha anche un forte sostegno politico del Partito socialdemocratico (SPD) che tradizionalmente favorisce stretti legami commerciali con la Russia. L’ex cancelliere Gerhard Schroeder (Spd) ha firmato l’affare del gasdotto Nord Stream-1 nel 2005, poche settimane prima di perdere le elezioni con la Merkel e anni prima che l’UE implementasse il Terzo Pacchetto Energia. Schroeder attualmente è presidente del comitato degli azionisti di Nord Stream AG.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel, vincolato da considerazioni di politica interna, è stata politicamente prudente circa Nord Stream-2, e lo ha caratterizzato come un “progetto commerciale”. Questo approccio accomodante è visto in contrasto con lo spostamento della Merkel dalla tradizionale politica russa della Ostpolitik tedesca ad una linea più dura in risposta alla crisi ucraina e all’annessione della Crimea.

Sigmar Gabriel, il vicecancelliere, ministro degli affari economici e dell’energia e presidente dell’SPD, ha assunto un ruolo attivo nella promozione della pipeline. In una visita a Mosca del 28 ottobre 2015, il vice cancelliere ha assicurato il presidente russo Vladimir Putin che avrebbe fatto tutto il possibile per fare in modo che il progetto “sarebbe rimasto sotto la competenza delle autorità tedesche, limitandone le opportunità d’ingerenza esterna e le interferenze politiche”.
Il riferimento di Gabriel a ingerenze esterne e interferenze politiche, presumibilmente è rivolto non solo all’UE, ma anche agli Stati Uniti, che vedono l’oleodotto come un “progetto geopolitico”. Nel mese di febbraio, Amos Hochstein, inviato speciale per gli affari internazionali per l’energia del dipartimento di Stato, ha dichiarato che Nord stream-2 avrebbe messo un “laccio economico” intorno al collo dell’Europa orientale e dei Balcani.

Varsavia è stata molto aggressiva contro le lobbying di Bruxelles per il Nord Stream-2, e ha avvertito che si tratta di un progetto motivato politicamente e che, minando la sicurezza energetica europea, aumenterà la leva geopolitica di Mosca. Il ministro dell’energia della Polonia, Krzysztof Tchorzewski, ha preso questa chiara posizione durante un incontro il 15 gennaio 2016, con il commissario europeo addetto al clima e all’energia, Miguel Arias Canete. Tre giorni dopo, il presidente polacco Andrzej Duda ha ribadito la sua intransigente opposizione in un incontro a Bruxelles con il presidente del consiglio europeo Donald Tusk. Tusk, che è contrario a Nord Stream-2, insiste che non soddisfa le norme energetiche dell’UE e ha dichiarato che “non aiuta la diversificazione, né riduce la dipendenza energetica”.

In risposta alle persistenti pressioni polacche, Gabriel, per placare le preoccupazioni geopolitiche della Polonia, ha fatto un viaggio speciale a Varsavia il 29 gennaio 2016. Gabriel ha assicurato Varsavia d’aver personalmente informato Putin che Nord Stream-2 sarebbe stato politicamente accettabile solo se l’Ucraina, una volta che la nuova condotta fosse stata completata, avesse continuato ad essere utilizzata come un paese di transito del gas russo. Gazprom ha dichiarato che prevede di fermare il trasporto del gas via Ucraina dopo il 2019. Anche la Polonia è uno Stato di transito del gas russo attraverso il gasdotto Yamal-Europa (33 miliardi di metri cubi / anno).
Secondo la timeline del progetto, disponibile sul sito del consorzio Nord Stream-2, i rilevamenti e gli studi ingegneristici devono essere effettuati entro la metà del 2017, mentre le valutazioni sull’impatto ambientale e lo studio per le concessioni devono essere completati entro la fine dell’anno 2017. Il consorzio prevede di costruire entrambe le linee nel 2018 e 2019, con la messa in funzione per la fine del 2019. Questo lascia un lasso di tempo sufficiente a Bruxelles per studiare il progetto, le opzioni politiche e giuridiche e per sviluppare una strategia globale per affrontare lo scisma continentale del Nord stream-2.
Il vicepresidente della commissione Maroš Šefčovič, che è anche responsabile dell’energia dell’Unione, ha ripetutamente affermato che il Nord Stream-2 non è conforme alla politica energetica dell’UE e ha chiesto una dettagliata revisione. Sefcovic ha sostenuto che concentrare l’80% delle importazioni del gas russo su una rotta (assumendo il bypass del percorso ucraino) violi espressamente la sicurezza del fabbisogno di approvvigionamento dell’UE. Sefcovic ha identificato come il maggior problema, il fatto che Gazprom, come sarà terminato il nuovo gasdotto verso l’Europa, non attraverserà più l’Ucraina.

La diplomazia del vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel sul gasdotto a Mosca e a Varsavia, suggerisce che ci sia una possibilità d’accordo sul transito ucraino. Un accordo trilaterale tra UE-Russia-Ucraina garantirebbe il transito del gas attraverso l’Ucraina anche dopo il 2019 e attenuerebbe gli effetti geopolitici più consequenziali del Nord Stream-2. Non è chiaro se Gazprom sarà in grado di bypssare il transito ucraino completamente dopo il 2020, pur aderendo ad un patto trilaterale.
Uno sviluppo correlato, che deve essere ancora monitorato, è un’indagine antitrust in corso, iniziata dal direttore generale della concorrenza della Commissione europea su presunte pratiche commerciali anticoncorrenziali di Gazprom in otto Stati membri dell’UE dell’Europa centrale e orientale (Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia). Un’indagine con un risultato negativo contro Gazprom nel caso antitrust, potrebbe contribuire a mitigare il percepito rischio politico e normativo e infondere fiducia a Bruxelles che Gazprom è disposta a rispettare le norme dell’energia nell’ambito del mercato interno dell’UE.

Mitigare i rischi geopolitici vorrebbe dire facilitare un compromesso politico che permette a Nord Stream-2 di andare avanti su base commerciale. Questo potrebbe spostare il dibattito sul fatto che Nord Stream-2 è conforme al Terzo pacchetto energia e alle altre normative energetiche dell’UE, piuttosto che toccare le sue potenziali conseguenze geopolitiche. Il progetto sarà ancora soggetto alla revisione della Commissione europea per gli eventuali accordi in materia intergovernativi (IgA) e contratti commerciali, come specificato nel pacchetto sicurezza energetica rilasciati a febbraio 2016.

L’incertezza fondamentale e il potenziale bloccante del progetto, è se a causa della crisi ucraina l’UE e la Russia saranno a compartimenti stagni sul Nord Stream-2. Un cartello chiave da guardare è se l’UE decide di agevolare, ampliare, o rafforzare le sue principali sanzioni economiche contro la Russia che sono in scadenza alla fine di luglio. L’UE ha dichiarato che le sanzioni dipendono dalla realizzazione russa dei suoi obblighi derivanti dal contratto di Minsk 2. Un passo avanti nel processo di pace potrebbe gettare le basi per preservare il corridoio ucraino di transito del gas e creare lo spazio politico per tutte le parti interessate per andare avanti con Nord Stream-2.

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