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25 settembre 2017

In Europa un poca di verità sui Balcani


Dire la verità su un verdetto di colpevolezza di genocidio per una figura di spicco delle guerre dei Balcani del 1990, serve da lezione per un’Europa che è alle prese con la violenza di massa.
Seppur è vero che oggi l’Europa si sente stressata per la sua incapacità a trattare con la violenza che incombe dai terroristi islamici e dai separatisti filo-russi in Ucraina, dobbiamo prenderci il cuore in mano: la scorsa settimana un tribunale internazionale ha inviato un forte messaggio di giustizia e di verità sull’ultima eruzione di violenza sul continente: le guerre balcaniche del 1992-1995.

Il tribunale delle Nazioni Unite a L’Aia finalmente ha emesso la sua sentenza e ha condannato Radovan Karadzic, che un tempo era il leader politico dei serbi di Bosnia, per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra indirizzati soprattutto contro la comunità musulmana bosniaca. È stato condannato a 40 anni di carcere. Il verdetto segnala un possibile simile risultato nel processo in corso contro il generale Ratko Mladic, che ha guidato l’esercito serbo-bosniaco.
I due leader serbi sono ritenuti responsabili del massacro di più di 7.500 uomini e ragazzi musulmani nella città bosniaca di Srebrenica nel 1995.

TO GO WITH AFP STORY BOSNIA-WAR-ANNIVERSARY (FILES) In this photo taken on July 24, 1996 forensic experts from the International war crimes tribunal in the Hague works on a pile of partly decomposed bodies found in a mass grave in the village of Pilica some 300kms northeast of Sarajevo. The victims in the human sculpture is said to be some of the 7000 men missing after Serbs overran the Moslem enclave of Srebrenica in July 1995. Bosnia on April 6, 2012 marks 20 years since the start of a war that has left the country's Muslims, Serbs and Croats deeply divided as some warn it could become Europe's failed state. AFP PHOTO ODD ANDERSEN

TO GO WITH AFP STORY BOSNIA-WAR-ANNIVERSARY (FILES) In this photo taken on July 24, 1996 forensic experts from the International war crimes tribunal in the Hague works on a pile of partly decomposed bodies found in a mass grave in the village of Pilica some 300kms northeast of Sarajevo. The victims in the human sculpture is said to be some of the 7000 men missing after Serbs overran the Moslem enclave of Srebrenica in July 1995. Bosnia on April 6, 2012 marks 20 years since the start of a war that has left the country’s Muslims, Serbs and Croats deeply divided as some warn it could become Europe’s failed state. AFP PHOTO ODD ANDERSEN

Più di elargire punizioni, il processo Karadzic ha documentato la verità sul tipo di nazionalismo violento che è stato sfruttato per un guadagno politico dopo la disgregazione della Jugoslavia nel 1991. Molte delle vittime del signor Karadzic daranno il benvenuto alla sua lunga prigionia; ma la registrazione dettagliata dei crimini efferati, s’aggiungerà al costante, anche se lento, processo di riconciliazione dei bosniaci, nonché degli altri paesi balcanici.
A dire la verità questo è un passo fondamentale verso la rimozione di una cultura dell’impunità, e, per un angolo d’Europa con diverse nazionalità e religioni, è anche fondamentale per prevenire le violazioni dei diritti umani.
Mentre l’influenza esterna nella guerra dei Balcani è stata essenziale, è la gente della regione che deve fare i conti con il passato per costruirsi un futuro basato sui principi universali. La Serbia, che è stata la fonte di gran parte del conflitto, ha fatto qualche progresso verso la revisione del suo violento passato. Ha ancora molta strada da fare. La sua speranza d’adesione all’Unione europea, così come le elezioni successive, l’hanno mantenuta su un percorso che abbraccia il concetto dei diritti umani per tutti. L’anno scorso, la Serbia ha pubblicato la sua prima strategia nazionale contro i crimini di guerra.

I governi di Bosnia e Serbia hanno fatto sforzi per costruire le istituzioni per la riconciliazione e, il verdetto della corte s’aggiunge a questo progresso. Ora, quando si tratta delle lotte attuali oltre la violenza di massa in nome di etnia o religione, brilla una luce anche per tutta l’Europa.

 

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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