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18 novembre 2017

La Russia vede la realtà economica, ma non quella politica


La società russa è stata molto lenta a raccogliere i segni della crisi che stava colpendo il paese: il percepito benessere, dopo l’annessione della Crimea nel marzo 2014, si è disaccoppiato dalle aspettative economiche di circa due anni fa. La nuova euforia, derivata dalla percezione di una ritrovata grande potenza, ha per un attimo cancellato dalla mente delle persone che la crisi del paese stava scivolando verso una prolungata recessione.

Ora che la popolazione sta realizzando che la Russia sta economicamente sprofondando per un lungo periodo di tempo, la risposta della società, piuttosto che assegnare delle colpe al Cremlino, è quella d’accovacciarsi. Questo è prevedibile. Ma più la crisi dura, meno prevedibili saranno i suoi effetti sociali e politici.
Entro la fine del 2016 la popolazione russa avrà sperimentato un calo continuo di reddito da oltre due anni, una importante inversione di fortuna per un paese che ha attraversato quasi un decennio e mezzo di consumi in crescita.

I salari reali, pensioni reali e, di conseguenza, i redditi in generale, sono cresciuti per un lungo periodo di tempo. La crescita del reddito è stata in media dell’8 per cento l’anno, con un incremento del 112 per cento tra il 2000 e il novembre 2014. Ciò ha avuto un enorme impatto sociale: ha creato un intero nuovo standard di vita nelle città e ha illuminato la gente sulle sue prospettive future. Ma questa crescita è ora persa. I funzionari russi prevedono che l’economia si contrarrà dall’1 al 1,5 per cento quest’anno, dopo essersi ridotta del 3,7 per cento nel 2015. Il reddito familiare è in forte declino. Nel mese di febbraio, i redditi dei russi ordinari sono calati per il 16 ° mese di fila, secondo le statistiche ufficiali. Questo continuerà per tutto l’anno, il che significa che entro la fine del 2016 la popolazione russa avrà sperimentato più di due anni di un continuo calo di reddito. La povertà si sta insinuando di nuovo. Considerando il periodo di cui sopra, la quota di coloro che erano considerati ufficialmente poveri, a parte un breve trimestre del 2008, è sempre stata in fase calante. Questo è ora invertito. Nel 2015, più di 3 milioni di russi sono scivolati in povertà ufficiale. Quasi 20 milioni di persone, il 13,4 per cento della popolazione russa, ora vive al di sotto della soglia di povertà.

People stand waiting at a bus stop in Novyi Arbat street with with a currency exchange office sign is in the background in Moscow, Russia, Wednesday, Dec. 24, 2014. Russia’s central bank made another move Wednesday to shore up the battered ruble, offering hard currency loans to companies and banks to help them service their debts. The bank said that borrowers could put their debt obligations as collateral against the loans. It’s a major relief for the nation‘s companies and banks, who can’t tap foreign capital markets to refinance their loans because of Western sanctions. (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

People stand waiting at a bus stop in Novyi Arbat street with with a currency exchange office sign is in the background in Moscow, Russia, Wednesday, Dec. 24, 2014. Russia’s central bank made another move Wednesday to shore up the battered ruble, offering hard currency loans to companies and banks to help them service their debts. The bank said that borrowers could put their debt obligations as collateral against the loans. It’s a major relief for the nation‘s companies and banks, who can’t tap foreign capital markets to refinance their loans because of Western sanctions. (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Più del 70 per cento dei nuovi poveri sono famiglie con bambini, ha stimato l’economista Lilia Ovcharova, in un’intervista con Vedomosti. “Nelle famiglie, gli effetti del calo del reddito si moltiplicano perché i genitori sono responsabili dei loro familiari che hanno a carico – ha sottolineato Ovcharova – Le famiglie con un solo genitore sono le più colpite”.
Le tre precedenti crisi economiche, che sono tuttora nella mente delle persone, sono state di breve durata: la svalutazione della moneta (nel 1998), i generosi salvataggi statali (nel 2008), il rimbalzo delle materie prime e dei prezzi (nel 2012) hanno permesso all’economia di riprendersi in fretta. Nemmeno una di queste opportunità oggi si può definire disponibile, ad eccezione, ovviamente, che non è una certezza, di una improvvisa ripresa dei prezzi del petrolio.
L’euforia portata dalla annessione della Crimea si sta iniziando a dissipare e il divario tra la percezione e la realtà si sta cominciando a chiudere, anche se in un modo particolare: le persone stanno diminuendo le loro aspettative, piuttosto che cercare di superare gli ostacoli.

– Spendere il meno possibile, non prendere prestiti, non fidarsi di depositare denari nelle banche, queste sono le nuove regole di comportamento, un atteggiamento che non si vedeva da molto tempo – spiega Oleg Chernozub, un esperto sondaggista pro- Cremlino del VTsIOM – Quando gli agenti economici iniziano ad accaparrarsi della cassa, creano pressioni deflazionistiche. Le imprese iniziano a produrre meno, perché non possono più vendere. I lavoratori cominciano a temere la perdita del posto di lavoro e bloccano le spese, questo è un noto circolo vizioso … Nella primavera del 2015, la quota dei pessimisti economici ha iniziato a spremere la quota degli ottimisti. Una depressione emotiva a lungo termine sta influenzando il comportamento: le persone s’aggrappano a quello che hanno, piuttosto che cercare di guadagnare di più.
Il modo in cui la società russa ha scelto di rispondere a questa crisi rischia di peggiorare le cose perché ogni secondo rublo speso per l’economia russa è un rublo domestico. “Le persone hanno iniziato a salvare e questa è l’ennesima sfida per le prospettive di crescita. Il consumo ha cessato d’essere il motore della crescita – insiste Ovcharova.

La fiducia dei consumatori è in calo, mentre la fiducia politica rimane relativamente alta: la Russia sta riflettendo sulla realtà economica, ma non su quella politica.
– Questo è un problema molto serio – ha scritto su un editoriale Natalia Zubarevich, un geografo economico e un commentatore dell’economia russa – La gente nelle grandi città si sente frustrata e depressa, ma si sta adattando alla nuova vita. La crisi non causerà un aumento della disoccupazione nelle principali città, ma una riduzione del benessere statale e soffocherà le ambizioni”.
Se la fiducia dei consumatori è in calo, mentre la fiducia politica rimane relativamente alta, significa che la maggioranza della popolazione russa non connette lo stato dell’economia del Paese con le decisioni politiche del Cremlino. Questa disconnessione non è nata da sola: il Cremlino ha duramente lavorato per impedire che le persone vedano la politica come una soluzione. In Russia, tutti i tentativi d’impegno politico indipendente vengono presentati sul mercato interno come un’attività sovversiva sponsorizzata dall’estero. Una conseguenza non intenzionale di questa strategia è che le persone imparano a sentirsi impotenti di fronte al peggioramento della situazione economica.

Le condizioni economiche in Russia sono viste in modo molto simile alle condizioni atmosferiche, in modo ritmico con una vecchia canzone: “La neve sta cadendo, il vento soffia, ma io posso resistere alla tempesta”. Dal punto di vista di un operatore storico tutto questo può suonare come una buona soluzione; ma è un piccolo bene temporale. Ciò significa che la gente torna alla politica solo quando la situazione raggiunge un punto d’ebollizione, e l’azione affrettata nell’estrema necessità non produce mai un sano cambiamento politico.

 

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