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19 novembre 2017

Cosa chiede Mosca in cambio di Savchenko


Pochi dovrebbero essere sorpresi dal fatto che il Cremlino ha fatto galleggiare una proposta con lo scambio del pilota ucraino Nadezhda Savchenko, recentemente condannato a 22 anni di carcere, in cambio di alcuni cittadini russi in custodia negli Stati Uniti tra cui: il condannato trafficante internazionale di armi Viktor Bout, che sta scontando una pena detentiva di 25 anni per aver fornito armi Manpads a un gruppo terroristico colombiano, e l’ex pilota russo Konstantin Yaroshenko, che sta scontando una pena di 21 anni in una prigione americana per traffico di droga.

Per Washington, dalle forti smentite delle ambasciate degli Stati Uniti a Mosca e a Kiev, la proposta non è politicamente fattibile e questo sembra abbastanza chiaro. Inoltre, il fatto che i funzionari russi stiano andando a raccontarlo in pubblico è essenzialmente una conferma della non riuscita dell’affare. Allo stesso tempo però, la Russia potrebbe segnare importanti punti politici trascinando il discorso su dei risultati da tempo desiderati.
L’obiettivo primario del Cremlino è d’obbligare Washington a fare in modo che, a fronte di denunce americane, non vengano più arrestati cittadini russi in paesi terzi. Questi fermi spesso vengono realizzati con operazioni di agenti del governo degli Stati Uniti sotto copertura – sia Bout che Yaroshenko sono stati ambedue arrestati in questa maniera. Mosca non ha mai fatto segreto del suo disappunto con tali usanze americane, infatti le vede come un’illegale applicazione extraterritoriale del diritto statunitense.imrs.php

Mosca porta il punto che tale costume non dovrebbe essere usato con i cittadini russi, ricorrendo al vecchio Toolbox sovietico: creare una leva finanziaria per esercitare un costo politico, quindi offrire un “equo commercio”. Durante la guerra fredda era inconcepibile che gli Stati Uniti “rapissero” un cittadino sovietico all’estero senza innescare una crisi tra superpotenze. I leader russi ora vedono l’opportunità di ritornare alla piena modalità di “parità di superpotenze” – non solo in Siria, ma su tutta la linea delle complesse relazioni tra Mosca e Washington. Una parte considerevole del gioco russo è di riconquistare “la strada delle credibilità” con qualsiasi futura amministrazione di Washington, ma ciò è anche un’ottima vendita nazionale – “prendersi cura dei nostri anche con i bulli americani”.

Il secondo punto è d’imprimere nella testa dei leader ucraini che devono accettare qualsiasi negoziato tra Washington e Mosca. La Russia, rifiutandosi di negoziare nel contesto degli accordi di Minsk lo scambio tra Savchenko e i militari russi detenuti da Kiev, e spostando la possibilità del suo rilascio su un negoziato bilaterale tra USA e Russia, sta sostenendo la sua tesi che l’Ucraina in realtà non è un paese sovrano, ma è un fantoccio degli Stati Uniti. Questo mette Washington in un doppio impedimento – se gli USA rifiutano di scambiare Savchenko offendono gli ucraini, se accettano l’accordo russo li offendono ancora di più.

Questo precisamente è il motivo per cui sarà difficile vedere che Washington possa alla fine accettare un simile accordo. Se fosse una questione strettamente bilaterale americana-russa con coinvolti solo cittadini statunitensi e russi, sarebbe stato possibile rilasciare Bout e Yaroshenko attraverso un perdono presidenziale, in particolare se Mosca avesse degli agenti del governo degli Stati Uniti “fermi a Mosca”. L’Unione Sovietica ha spesso scambiato i suoi dissidenti con le spie e i leader comunisti. Nel 2010 c’è stato un importante scambio di spie con il rilascio di 10 “illegali” russi arrestati negli Stati Uniti, smascherati da un disertore del SVR.

Ora sembra che non ci siano abbastanza spie in giro, e Mosca potrebbe chiedere il rilascio di Evgeny Buryakov, un funzionario, arrestato lo scorso anno, della Vneshekonombank a New York. Recentemente questi è stato dichiarato colpevole per dei reati che non possono essere coperti dal FARA – un agente di un governo estero – e ora rischia fino a cinque anni di carcere. Ma Mosca non sembra avere un valore simile in mano da proporre a Washington, se non l’inganno Savchenko.
È ancora possibile che Savchenko possa essere scambiata con dei militari russi in Ucraina e, forse, con circa 300 separatisti del Donbass ora nelle carceri ucraine. Mosca, come parte della transazione, potrebbe spingere Kiev ad approvare l’amnistia politicamente esplosiva inclusa nell’accordo di Minsk-2, come non è escluso che Bout e Yaroshenko, come parte dello scambio Savchenko, possano ottenere qualche sollievo, ma non il rilascio a titolo definitivo; ma alla fine non è questo il punto: la vittoria principale per Mosca è che gli Stati Uniti smettano d’arrestare i russi all’estero.

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