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19 novembre 2017

Una difesa contro la farsa di Minsk


Alcuni leader politici occidentali sostengono che gli accordi di Minsk possono essere attuati solo se l’Ucraina farà le necessarie variazioni costituzionali ed elettorali, ma questi signori mancano di un fondamentale punto focale: l’Occidente e la Russia, violando il Memorandum di Budapest del 1994 sulle assicurazioni della sicurezza, hanno costretto l’Ucraina a rendere come principale priorità la sua sicurezza e quella dei suoi cittadini.

La Russia, in completa violazione del Memorandum, ha sfacciatamente invaso la Crimea e l’Ucraina orientale; ma nella ripartizione delle responsabilità dettate dall’accordo sono complici anche gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Cina e, le loro assicurazioni sulla sovranità e l’integrità territoriale ucraina si sono dimostrate senza senso. Le sanzioni, seppur la Cina non le abbia sottoscritte, sono solo un bel esempio, ma non rappresentano una risposta all’imperialismo russo.
La violazione e la non esecuzione del Memorandum di Budapest certamente non favoriscono l’approccio ucraino agli accordi di Minsk, anzi, fanno sì che Kiev s’allontani da qualsiasi accordo di pace proposto dalle precedenti controparti. E in effetti, così come è costruito, l’armistizio di Minsk istituzionalizza l’invasione e la permanente ingerenza russa negli affari ucraini. Non importa se gli Ucraini fanno o non fanno le modifiche costituzionali che dovrebbero dare un’autonomia all’occupato Donbas, come non importa se nella regione verranno fatte elezioni eque e libere; tutto ciò che conta è che Minsk garantisce che i proxy russi controlleranno il Donbas, che la Russia controllerà la frontiera russo-ucraina e che insieme useranno qualunque accordo per violare la sicurezza, la stabilità e la sovranità ucraina, ancora contro il Memorandum del 1994.

Combatants fire their weapons in honour of Aleksey Mozgovoi, a militant leader of the separatist self-proclaimed Luhansk People's Republic, during the funeral of Mozgovoi and his subordinates in the town of Alchevsk in Luhansk region, Ukraine, May 27, 2015. Mozgovoi, a top rebel commander in east Ukraine, was killed along with around six others in an attack by an unknown group of assailants, the press service for the separatist Luhansk territory (LITs) reported on May 23. REUTERS/Alexander Ermochenko  - RTX1ESJ6

Combatants fire their weapons in honour of Aleksey Mozgovoi, a militant leader of the separatist self-proclaimed Luhansk People’s Republic, during the funeral of Mozgovoi and his subordinates in the town of Alchevsk in Luhansk region, Ukraine, May 27, 2015. Mozgovoi, a top rebel commander in east Ukraine, was killed along with around six others in an attack by an unknown group of assailants, the press service for the separatist Luhansk territory (LITs) reported on May 23. REUTERS/Alexander Ermochenko – RTX1ESJ6

Inutile dire che l’Ucraina non può accettare una tale soluzione, sarebbe come vivere all’ombra di Mosca ed essere consapevole d’avere le preoccupazioni della sicurezza sottomesse agli umori russi, come è stato negli ultimi venticinque anni; ma c’è ben altro, Kiev si deve rendere conto che la sua sicurezza e sopravvivenza saranno permanentemente ostaggi di una potenza imperialista che invade regolarmente i suoi vicini e che le ha già annesso del territorio.
Il chiaro fallimento del Memorandum di Budapest chiarisce che le formali garanzie di sicurezza internazionali sono effettivamente prive di significato e, siccome la principale priorità ucraina è quella di preservare la sua sicurezza e quella dei suoi cittadini, lei direttamente deve provvedere a questo, nessuno lo farà in nome e per conto suo, e se Kiev dovesse solo ipotizzarlo sarebbe come un folle che crede ad una seconda Budapest.

Di Putin non c’è da fidarsi, anche se dovesse firmare un documento nel quale garantisce con il suo sangue la sicurezza dell’Ucraina: la bugia è diventata il suo business as usual; come nessuno in Ucraina può ora accettare la parola di un occidentale in termini di sicurezza. L’indifferenza per la sicurezza e l’indipendenza dell’Ucraina non ispira nessuna fiducia verso gli Stati Uniti, Regno Unito e Francia e nessuno può pensare che un domani possa essere diverso. Lo hanno già dimostrato, e tuttora, insistendo sulle modifiche costituzionali ed elettorali, lo stanno riconfermando.
L’adesione alla NATO non darà all’Ucraina nessun aiuto, primo perché la sua adesione al momento non è prevista, secondo perché lo sdrucciolevole articolo V del patto Nato: “le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nel Nord America sarà considerato come un attacco contro tutti”; con una ridicola seconda parte del versetto, che contiene una qualificazione: “se viene ritenuto necessario”, che mina totalmente la risolutezza della prima.

Inoltre prosegue: “Tutti sono d’accordo che, se si verifica un tale attacco, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”.
Per rendere tutto molto facile da capire e senza ulteriori giri di parole nelle quali l’Ucraina è già incappata la prima volta a Budapest, l’Ucraina sarà al sicuro solo se sarà in grado di auto-tutelarsi.

Dal momento che le armi nucleari sono fuori discussione, la sicurezza dell’Ucraina può solo essere permessa da forze armate atte a salvaguardarla. Quindi l’Ucraina deve avere la capacità, non d’attaccare la Russia, ma di scoraggiarla dal compiere ulteriori invasioni imperialiste sul suo territorio.
Una volta che l’Ucraina è certa della sua sicurezza, a quel punto sarà in grado d’instaurare qualsiasi genere di trattative e compromessi. In effetti, gli accordi di Minsk possono diventare discutibili e in parte praticabili se c’è un’Ucraina forte e sicura.
Le implicazioni per l’Occidente sono evidenti. Solo una sicura Ucraina metterà il suo nome, quando coinvolta, nelle grandi operazioni e contesti realizzati dalla Russia e dall’Occidente. Una sicura Ucraina a questo punto può essere solo una forte Ucraina dal punto di vista militare. Nessun accordo con la Russia e l’Occidente può eventualmente funzionare se l’Ucraina non riesce ad avere giustificata la sua preoccupazione per la sicurezza.

L’Ucraina, a partire dalla primavera del 2014, da quando aveva solo 6.000 soldati idonei ad affrontare Putin e i suoi proxy, ha già fatto enormi progressi, e, anche se il “cessate il fuoco” molto imperfetto di Minsk è regolarmente violato dalle truppe russe e si traduce in quotidiani morti ucraini, rappresenta una vittoria tattica dell’esercito di Kiev.
A supporto di quanto prima esposto e di quanto venga seguito un contratto internazionale, è arrivata la scoperta di un documento segreto segnalato dalla rivista tedesca Bild nel quale si riporta: “In parole povere, questo significa che Mosca sta promuovendo solo l’attuazione dell’accordo di Minsk come uno spettacolo per l’Occidente. Dietro le tende, è stato messo in atto dalla fine del 2014 un piano separato per le aree controllate nel Donbass (solo tre mesi dopo la firma del piano di pace di Minsk). Piuttosto che prevedere un reinserimento delle regioni nell’Ucraina nel medio termine, questo piano ha lo scopo di garantire la sua esistenza a lungo termine sotto il completo controllo russo. Gli obiettivi della Commissione coincidono con gli eventi osservati a livello locale, che BILD ha portato alla luce nel gennaio 2016, ma vanno ben oltre questo. La Russia sta progettando una stabilizzazione permanente della situazione politica, sociale ed economica nel Donbass sotto il suo controllo. Tutto renderà il Donbass uno stato fantoccio della Federazione Russa, il cui futuro è impostato per essere deciso esclusivamente a Mosca. Questa è la conferma del fallimento dell’accordo di Minsk, la cui osservanza da parte della Russia è solo una finzione.

Inoltre, la richiesta dell’Occidente che l’Ucraina dovrebbe consentire le elezioni democratiche nelle zone sotto il suo controllo non viene considerata come assurda dalla rivelazione. Le figure politiche delle elezioni in tale votazioni non sarebbero quelli responsabili dello sviluppo della zona. Coloro che detengono il potere si trovano a Mosca”.
Cosa aggiungere, se non che c’è un’ulteriore e già da tempo percepita finzione in corso, e che l’Ucraina ha solo bisogno d’acquisire la capacità di contenere un’invasione su vasta scala della Russia.
L’unico modo per garantire una pace duratura è quello di dare all’Ucraina la possibilità di crearsi la sua sicurezza e, quanto prima l’Occidente imparerà questa lezione, tanto prima Budapest svanirà come un brutto ricordo, e Minsk, ma probabilmente un suo successore, avrà una reale possibilità per la conseguente pace.

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