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25 settembre 2017

La lotta ucraina alla corruzione


Alla fine il parlamento ucraino s’è deciso di cacciare l’odioso procuratore generale ucraino Viktor Shokin. Gli Stati Uniti e i paesi europei, che hanno fornito aiuti all’Ucraina, avevano a lungo pressato per il suo licenziamento. Durante il suo anno di carica il signor Shokin, non riuscendo a processare un singolo membro del regime del deposto Yanukovich e bloccando gli sforzi dei deputati riformisti, è diventato uno dei simboli della radicata cultura ucraina della corruzione. Purtroppo, nulla è destinato a cambiare a meno che il presidente Petro Poroshenko e il parlamento non decidano d’installare alcuni veri combattenti la corruzione e approvare una seria riforma del sistema giudiziario.unian_660244-1170x780

Da dopo l’indipendenza del 1991, in Ucraina la corruzione è diventata una moda dilagante che si incrementa e viene alimentata quotidianamente dagli affiatati legami tra i politici, gli oligarchi e un debole sistema giudiziario. Le proteste del 2014, che hanno portato alla rimozione del presidente Viktor Yanukovich, sono state in gran parte scatenate dalla furia popolare contro la monumentale corruzione e l’abuso di potere; eppure il rovesciamento deve ancora mostrare i suoi risultati.
In un discorso a Odessa nel settembre scorso, l’ambasciatore degli Stati Uniti, Geoffrey Pyatt, ha sostenuto che la corruzione in Ucraina fosse pericolosa quanto il sostegno russo per l’insurrezione militare in Ucraina orientale. Mentre nella visita dello scorso dicembre, il vice presidente Joseph Biden Jr. ha insistito che la corruzione stesse mangiando l’Ucraina “come un cancro”. Tra gli esempi Pyatt ha citato il sequestro in Gran Bretagna di 23 milioni di beni illeciti dell’ex ministro dell’ecologia ucraino, Mykola Zlochevsky; tuttavia, non essendoci nessun caso aperto contro il ministro nell’ufficio del signor Shokin, i beni sono stati liberati.

Nelle sue ultime ore d’attività, il signor Shokin ha attaccato e messo da parte il vice procuratore generale, David Sakvarelidze, un ex procuratore georgiano introdotto in Ucraina per combattere la corruzione, dal presidente Poroshenko; anche se prima ancora, Shokin aveva sistematicamente purificato il suo ufficio da magistrati riformisti. L’attuale procuratore generale che ha preso la carica è Yuriy Sevruk, un amico intimo di Shokin, che può fiduciosamente continuare le pratiche del suo predecessore.
Il signor Poroshenko, egli stesso un prodotto del vecchio sistema, ha le mani piene degli incessanti disordini politici a Kiev, dove il governo del primo ministro Arseniy Yatsenyuk è appeso a un filo.

In queste circostanze, Poroshenko sembra che abbia accettato la continua corruzione come un prezzo da pagare per un minimo di spazio di manovra; ma il presidente, il primo ministro e il parlamento devono capire che il Fondo Monetario Internazionale, i paesi donatori e gli stessi Stati Uniti, non possono continuare a spalare soldi in una palude corrotta, a meno che il governo non inizi a modellare le regole democratiche che gli ucraini hanno chiesto con le loro proteste.
Poroshenko non può semplicemente permettere che uno dei compari di Shokin scivoli sul contaminato sedile di procuratore generale, egli deve immediatamente ripristinare Sakvarelidze e iniziare un ampio dibattito pubblico per la scelta del prossimo funzionario, chiarendo che il suo mandato farà le profonde riforme richieste dalla popolazione e che il governo lo seguirà pienamente.

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Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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