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19 novembre 2017

Divampa la guerra tra Azerbaigian e Armenia nel Nagorno-Karabakh


Sabato sono scoppiati pesanti combattimenti nel Nagorno-Karabakh, un enclave separatista armeno in Azerbaigian e una polveriera etnica di lunga data nella regione del Caucaso meridionale. Mentre i combattimenti, nel corso della giornata si sono intensificati, non è chiaro se l’uso dei carri armati, l’artiglieria e gli aerei sia soltanto un inizio di un lungo conflitto o l’inizio di una nuova fase.

Sabato, minacciando la rottura del fragile accordo di tregua del 1994, hanno cominciato gli sbarramenti di artiglieria. L’Armenia e l’Azerbaigian, entrambe ex repubbliche sovietiche, si scaricano l’un l’altro la colpa delle violenze. In serata, entrambe le parti hanno parlato di decine di morti, e l’Azerbaigian, con una mossa che non sembra presagire niente di bene per una rapida soluzione, ha affermato che il suo esercito era avanzato ed aveva occupato del nuovo territorio. La guerra etnica che ha avuto inizio nel tardo periodo sovietico tra armeni e azeri ha sostenuto più di 20.000 vite e si è conclusa con un cessate il fuoco, ma senza una soluzione definitiva. La regione è diventata una delle cosiddette zone di conflitto congelato nella vasta area dell’ex Unione Sovietica, con vari sporadici episodi di violenza.

In risposta ai combattimenti, il presidente Vladimir V. Putin ha chiesto un immediato cessate il fuoco e ha esortato entrambe le parti a dar prova di moderazione. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, attraverso il cosiddetto Gruppo di Minsk, guidato da Francia, Russia e Stati Uniti, ha condannato la violenza.
Il governo separatista del Nagorno-Karabakh, i cui principali sostenitori sono Armenia e i gruppi della diaspora armena nel sud della California e altrove, hanno caratterizzato gli scontri usando tipi di armi pesanti lungo tutta la linea del fronte, come la prima volta nel 1994.
Il ministero della difesa armena sostiene che l’Azerbaigian ha lanciato un attacco a sorpresa con carri armati e aerei intorno alle 02:00, dopo aver battuto con sbarramenti d’artiglieria.6A996C6D-1D59-4032-880A-F777BAA67A32_cx0_cy9_cw0_mw1024_s_n

Il ministero della difesa dell’Azerbaigian, a sua volta ha accusato l’esercito armeno dei combattimenti e ha sostenuto che i suoi soldati e alcune zone residenziali sono state colpite da “fuoco intensivo”, e che le sue forze avevano preso “urgenti misure” per rispondere; più tardi, il ministero ha rilasciato una dichiarazione chiarendo che aveva ripreso “posizioni strategiche” e un villaggio per prevenire ulteriori attacchi. Ciò rende implicito che le forze dell’Azerbaigian si stavano muovendo al di là delle posizioni difensive, con un preoccupante potenziale sviluppo destabilizzante della volatilità del Caucaso meridionale.
– C’è un dubbio se Putin lascerà che si distinguano – ha dichiarato Cliff Kupchan, il presidente del gruppo Eurasia, una società di analisi dei rischi geopolitici – questo lo vedremo in un paio di giorni, e poi avremo una nuova guerra nel Nagorno-Karabakh.

La dichiarazione azera riporta che sono stati uccisi più di 100 soldati armeni e che erano stati distrutti sei carri armati e 15 pezzi d’artiglieria. Si sussurra che 12 azeri sono “diventati shahid”, nel senso che sono morti come martiri musulmani.
I militari del Nagorno-Karabakh sostengono d’aver abbattuto uno degli elicotteri dell’Azerbaijan, un reclamo prima negato e poi confermato. Un funzionario del Nagorno-Karabakh ha confermato ai media russi che 40 o 50 soldati azeri erano stati uccisi nei combattimenti. La Russia e la Turchia, le più importanti potenze rivali nel Caucaso meridionale, negli ultimi anni hanno collaborato per fermare le tensioni locali, ma ora, in disaccordo sulla guerra civile in Siria, la Russia sostiene l’Armenia, mentre la Turchia l’Azerbaigian. L’Armenia ha aderito al blocco economico russo, mentre l’Azerbaigian si è allineata con i governi occidentali e gli interessi dell’industria petrolifera, mantenendo la sua distanza da Mosca.

Il mercato mondiale del petrolio, come spesso accade, serve come ulteriore scenario per lo spargimento di sangue. Dopo un lungo boom petrolifero, la principale fonte di reddito per l’Azerbaigian, il calo dei prezzi a livello mondiale ha indebolito il suo esercito e potrebbe essere un possibile fattore dello scoppio di violenza.

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