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19 novembre 2017

Il voto dei Paesi Bassi


È facile liquidare l’esito del referendum olandese di mercoledì, riguardante l’accordo di associazione dell’Ucraina con l’Unione europea, come un altro minoritario segno di malcontento con il progetto europeo; ma al suo interno il voto ha un significato più importante, soprattutto per l’Ucraina: uno Stato vacillante che non è riuscito ad ottenere il sostegno dei cittadini europei.

Il referendum non vincolante è il primo nel suo genere, ed è conseguenza dell’applicazione di una nuova legge che permette al popolo olandese, se vengono raccolte oltre 300 mila firme a sostegno del referendum, d’indire plebisciti su qualsiasi normativa. Il referendum è stato avviato dal sito web di notizie satiriche anti-UE, GeenStijl (senza stile) per “inviare un messaggio a L’Aia e a Bruxelles” che il popolo olandese non approva ciecamente gli sforzi d’espansione dell’UE e il modo in cui il governo olandese ha aderito all’associazione. Gli euroscettici non sono particolarmente preoccupati dell’Ucraina, loro dimostrano contro i “EUligarchi”, come il sito web chiama i burocrati di Bruxelles e i politici nazionali allineati con loro, perché fanno delle cose che la gente comune non comprende appieno.

Il che, naturalmente, è stato il caso dell’accordo EU-Ucraina: poche persone in Europa veramente capiscono di cosa si sta parlando. Questo ha permesso agli organizzatori del referendum di presentare l’accordo commerciale come un passo verso la piena adesione dell’Ucraina all’Unione europea, un obiettivo proclamato a gran voce dal presidente ucraino Petro Poroshenko, ma non dai burocrati di Bruxelles.
– Più democrazia in Europa – è stato il grido di battaglia, e per alcuni politici, come Geert Wilders, il leader del partito di estrema destra, Libertà, il referendum è stato la possibilità di testare il supporto per una uscita olandese dal blocco. “L’UE è un mostro espansionista – ha scritto Wilders in un recente articolo per Breitbart.com. – Sarebbe molto brutto se gli fosse permesso di crescere ancora di più. È un dato di fatto, l’UE dovrebbe essere abolita”.
A questo proposito il referendum è stato un fallimento. Dal momento che ha votato solo il 32 per cento degli elettori registrati nei Paesi Bassi, il risultato significa che, se i cittadini hanno visto il voto come un proxy per l’UE, solo circa il 20 per cento degli olandesi disapprova le politiche dell’UE. Non c’è niente di nuovo in questo: il gruppo degli euroscettici ha raggiunto livelli di supporto simili in un certo numero di paesi, anche in Germania, che è lo Stato guida del progetto europeo dove, in un sondaggio di questi giorni, un partito anti-UE ha ottenuto circa il 13 per cento.

Si tratta di una minoranza considerevole, ma non di una grave minaccia per l’Unione. Piuttosto si tratta di un segnale per i suoi leader che, se vogliono che gli elettori li appoggino, dovrebbero lavorare in modo meno sdegnosamente tecnocratico e più aperto e trasparente. L’Olanda, è un membro del nucleo dell’Unione europea, ma non è ancora a livello del Regno Unito, dove oltre il 40 per cento degli elettori sostengono di voler lasciare l’UE, secondo i sondaggi. Per Wilders non c’è motivo di festeggiare.
Sotto un altro aspetto, però, il referendum ha consegnato molta chiarezza e un messaggio più perseguibile, anche se non è facile da implementare.
Dopo due anni di dettagliata copertura mediatica, comprensiva della “Rivoluzione della Dignità” ucraina, e dei suoi successivi sforzi per lasciare l’orbita russa e riformare l’economia lungo le linee europee, solo il 12 per cento degli elettori olandesi si sono rivelati disponibili a sostenere la nascente democrazia pro-europea. Sarebbe conveniente dire che gli olandesi non sanno nulla o non si preoccupano dell’Ucraina, ma sarebbe falso. Nel mese di luglio 2014 l’abbattimento del volo 17 delle Malaysia Airlines in Ucraina orientale, molto probabilmente effettuato dai ribelli filo-russi, ha contato 193 vite olandesi. Questa è una delle più grandi tragedie della storia moderna del paese, e ha reso la società olandese abbastanza consapevole dell’Ucraina e di quello che sta succedendo oggi a Kiev.

Ukrainian President Petro Poroshenko puts his fingers on his nose as he listens to Japanese Prime Minister Shinzo Abe during a joint press conference at the latter's official residence in Tokyo on April 6, 2016. / AFP / POOL / KIMIMASA MAYAMA/POOL (Photo credit should read KIMIMASA MAYAMA/POOL/AFP/Getty Images)

Petro Poroshenko 

Il sentimento anti-UE degli elettori “No” avrebbe potuto essere contrastato da un forte sostegno pubblico per gli sforzi ucraini di preservare la loro indipendenza e farla finita con la loro eredità sovietica; ma così non è stato. Mustafa Nayyem, un deputato ucraino filo-europeo eletto nel 2014 all’interno del partito di Poroshenko, ha definito il risultato del referendum “un atto d’accusa personale a Petro Poroshenko”:
– Questo è un un atto d’accusa a un presidente che, pur avendo pieni poteri per due anni, in modo sistematico e persistente ha scelto il passato per il futuro e che, nonostante le urla della gente e i suoi dichiarati slogan, ha scelto l’élite e gli oligarchi come suoi partner, non la società civile e la nuova generazione”.
Anche se il sempre più impopolare Poroshenko ha respinto il referendum come “strategicamente non un ostacolo al percorso ucraino verso l’Europa” può ben essere uno dei colpi finali alla sua capacità di mantenere il potere. Anche i suoi alleati di un tempo, come Nayyem, si stanno ribellando apertamente. La recente rivelazione, del Panama Papers, che Poroshenko ha appoggiato la sua struttura dolciaria, Roshen, per essere ceduta, in una struttura tax-free, non ha certo aiutato l’oligarca nel suo iter politico; né il congelamento del pacchetto di salvataggio per l’Ucraina da parte del Fondo monetario internazionale, ha causato diffidenza verso l’impegno di Kiev per le riforme chieste dal FMI.

Il primo ministro olandese Mark Rutte sostiene che il governo rispetterà il risultato del referendum, questo significherà settimane, forse mesi di lavoro per avere una posizione ufficiale olandese per l’associazione UE-Ucraina, che non avrà alcuna incidenza pratica sull’attuazione del contratto; ma per l’Ucraina si tratta ancora di un importante messaggio in un momento critico: stanno arrivando sconvolgimenti politici, con la “nuova generazione” di attivisti filo-occidentali e novizi politici che cercano di liberare il paese del tutto dalle élite pre-rivoluzionarie. Più agitazioni, ovviamente, difficilmente miglioreranno l’immagine dell’Ucraina in Europa, dove è vista – giustamente – come uno stato debole e completamente corrotto che continua a chiedere l’elemosina per ogni tipo di aiuto, ma fa poco per aiutare se stesso.
Poroshenko e il suo team hanno solo da lamentarsi con se stessi per aver sprecato la migliore finestra di due anni che l’Ucraina ha mai avuto per dimostrare che le sue aspirazioni europee e la sua adesione ai valori europei sono veri. In modo spettacolare, sono riusciti a strappare la sconfitta dalle fauci della vittoria.
Per i successori ucraini, sarà un lungo e triste sgobbare con un’azione e una politica più decisa e più pulita per riconquistare la fiducia degli europei.

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