Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 novembre 2017

Il referendum ha detto no, e ora?


Nel campo etimologico tra uno scherzo e un dramma c’è sempre una sottile linea. Di solito si tratta di un dramma che si trasforma in uno scherzo, però, il referendum olandese sull’accordo di associazione UE-Ucraina ha dimostrato il contrario.

Un referendum egocentrico partito da un sito web di notizie satiriche anti-UE, GeenStijl (senza stile) per “inviare un messaggio a L’Aia e a Bruxelles” che i cittadini sono stanchi di poca democrazia, si è trasformato in un dramma che potrà avere grosse implicazioni geopolitiche, e prima che i festeggiamenti del Cremlino e dei fautori del “No” prendano campo, l’UE dovrà trovare una soluzione.
Il risultato ufficiale del referendum non vincolante di questa settimana sarà pubblicato il 12 aprile. Ora, ci dovrà essere un esercizio per salvare la faccia e cercare di lavarla con dell’acqua fredda: dopo tutto, è stato su iniziativa dell’UE che sono iniziati questi dialoghi per arrivare ad un accordo commerciale; ma è il governo olandese, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’UE, che dovrà affrontare la nuova sinfonia.

Le opzioni sono abbastanza limitate e, uno degli enigmi più difficili che ha il governo olandese e, più in generale, l’Unione europea, è di come tradurre il manifesto del No, in un campo di una soluzione giuridica.
Non è un segreto che il referendum non volesse toccare l’Ucraina direttamente, ma che fosse più un voto di protesta contro l’Unione europea per la sua gestione della crisi dei rifugiati e di altre questioni poco democratiche. Il terreno non ha inoltre affermato che l’Ucraina è un paese instabile e che, a causa della sua corruzione endemica non dovrebbe essere uno Stato membro dell’UE.

Qui, c’è un mito da sfatare: gli accordi di associazione dell’UE con i paesi terzi vanno oltre i regolari accordi internazionali e mirano ad una collaborazione molto più stretta tra le parti. Questo è vero. Ma, mentre alcuni di questi includono riferimenti ad una futura adesione all’UE (ad esempio gli accordi con i paesi dei Balcani occidentali), quello con l’Ucraina non lo contempla volutamente. L’accordo nel suo preambolo ne nomina solo la prospettiva, ma non lo rende un veicolo per l’adesione; ma anche se così fosse, l‘Ucraina avrebbe bisogno di anni, se non decenni, per conformarsi alle condizioni di adesione all’UE.
Se si dovesse percepire che il referendum poteva sottintendere questo, sarebbe da indire un nuovo plebiscito. Questa valutazione sostiene inoltre che l’Ucraina dovrebbe rimanere una zona cuscinetto tra l’UE e la Russia, e senza dubbio, è una musica per le orecchie del leader della Russia: è esattamente ciò che la sua amministrazione vuole raggiungere.shantazh

Non bisogna dimenticare però, che l’Ucraina è un paese europeo sovrano e che in conformità al trattato UE può presentare una domanda di adesione e l’Unione europea ha l’obbligo di prendere in considerazione una tale richiesta. Ma le cose negli ultimi anni sono cambiate.
In questi giorni l’Unione europea persegue una strada più severa per una pre-adesione, rispetto a quella di una volta: l’obiettivo è di far entrare i paesi solo quando sono democrazie stabili basate sullo Stato di diritto.
L’UE ha imparato la lezione sulla corruzione in Bulgaria e Romania, oltre che in Ungheria e Polonia, dove i governi nazionalisti hanno dimostrato come una riforma democratica possa essere improvvisamente annullata.

Eppure ora il governo olandese deve reagire ai risultati di questo esercizio democratico e deve vendere la sua soluzione ai suoi amici degli stati membri.
In questo momento è tutto difficile in Europa, sia per la crisi migratoria, la sicurezza e anche per Brexit; ma è anche un disastro perché il patto d’associazione è stato ratificato da tutti gli altri 27 paesi dell’UE e dall’Ucraina. Si potrebbe studiare una modifica sostanziale al contenuto del trattato, ma ciò richiederebbe a tutti gli altri membri di ri-ratificare il nuovo testo.
Cosa rimane?
Per cominciare, il governo olandese potrebbe semplicemente ignorare i risultati di questo referendum consultivo, anche se è politicamente impensabile.

Da come stanno le cose oggi, le parti dell’accordo di associazione sono già state applicate in via provvisoria e ora la questione è se possano continuare. Dopo tutto, l’applicazione provvisoria è destinata a precedere una effettiva entrata in vigore, non una sua sostituzione.
Ci sono casi di trattati internazionali che sono stati applicati a titolo provvisorio per anni, – GATT (un predecessore dell’Organizzazione mondiale del commercio) ne è un esempio. Ma non è una buona soluzione per il lungo termine.
L’opzione meno difficile potrebbe essere l’adozione di dichiarazioni interpretative, in cui un certo numero di disposizioni degli accordi “dovrebbero essere chiarite, al fine di rassicurare gli elettori olandesi”. Questo potrebbe includere una dichiarazione esplicita che i Paesi Bassi non percepiscono questo accordo come uno strumento per l’adesione ucraina all’UE; si potrebbero indicare più chiaramente le disposizioni relative alla cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza; potrebbe essere anche utile essere più chiari sulla questione della libera circolazione delle persone e dei lavoratori in materia di esenzione dal visto.

Va da solo che si optasse per una dichiarazione, non ci sarebbe la necessità di rinegoziare l’accordo che, come prevede il diritto internazionale pubblico, gli strumenti dichiarativi non sono vincolanti; ma allo stesso tempo, gli olandesi dovrebbero accettare la mossa.
Un’altra opzione è che i Paesi Bassi chiedano una “rinuncia” della parte politica dell’accordo sotto forma di protocollo.
Tecnicamente, questa è una opzione possibile; ma complica le ratifiche preesistenti delle altre parti. Lasciando da parte gli aspetti tecnici della ratifica, diventa molto difficile immaginare una situazione in cui l’Olanda semplicemente non prenderà parte a qualsiasi dialogo politico, ma che comunque (attraverso l’UE) si impegna in un rapporto commerciale “profondo e globale” con l’Ucraina.
L’Olanda potrebbe chiedere di dividere l’accordo in due – una parte commerciale e una di cooperazione politica. Anche se in questo caso, in termini pratici, questa soluzione richiederebbe delicate acrobazie istituzionali e giuridiche.

Un’altra opzione è quella di risolvere il contratto nella sua forma attuale, compresa la sua applicazione provvisoria.
Questo non solo sarebbe un grave colpo, se non l’ultimo chiodo nella bara della politica di vicinato dell’UE; ma sarebbe anche un regalo a Putin oltre che un danno alla credibilità dell’UE come attore geopolitico. Né l’UE né i suoi Stati membri si possono permettere di prendere un altro calcio nel di dietro in questo momento: la pace e la stabilità sono semplicemente troppo grandi per essere buttate via.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.