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19 novembre 2017

Le regole russe


Il contenuto dei Panama Papers della scorsa settimana ha offerto poche sorprese per il coinvolgimento di Vladimir Putin. Che lui fosse un ladro è noto da tempo, lo si sapeva ancora dal 2011 quando durante l’ondata di proteste anti-governative il cartello “Putin è un ladro” era quello più popolare. Tuttavia non posso fare a meno di essere stupito dal leader russo. Putin non ha inventato il furto e la corruzione in Russia. La lingua russa ha una parola che spiega molto bene il concetto, kaznokradstvo – che si traduce come appropriazione indebita di fondi pubblici. I documenti di Panama rivelano che lui sta raccogliendo tangenti da tutti, utilizzando dapprima la legge, poi il canale di riciclaggio di denaro.

L’accumulo patologico di ricchezza suggerisce che in un qualche meandro della sua mente pacata lui ha depositato la speranza di ritirarsi dalla politica e di vivere una bella vita in giro per il mondo, senza tener conto che il giorno che non sarà più presidente ci sarà più di una qualche procura che lo cercherà. Sono sempre più convinto che lui sia malato mentalmente, e che la sua ricchezza sia il suo potere anche se non disdegna d’avere molto denaro e ogni tanto gli sfugge la mano destra per nasconderlo.
Le probabilità che lui possa vivere una serena vita futura si stanno sempre più affievolendo, ma la vera campana a morto per tali progetti ha cominciato a rintoccare solo dopo che si è invischiato in Ucraina. La domanda che viene spontanea e che spesso mi pongo è, perché ha deciso di trasformare se stesso e il suo paese in un paria internazionale e, di rendere inutilizzabile la sua considerevole fortuna?
La risposta potrebbe essere nascosta in quel sfuggente concetto di idea nazionale russa.

Da dopo la caduta del comunismo, un dibattito molto sentito è stato proprio legato all’idea nazionale russa. Dal febbraio 2014 Putin ha contribuito a rendere chiara questa discussione quando ha affermato che l’idea nazionale russa è il patriottismo.
La campana che suona Putin, arrivando da un uomo che sta sistematicamente rubando nel suo paese, minando le sue istituzioni e distruggendo il futuro delle generazioni a venire, è ovviamente, una dichiarazione ultra potente; ma la verità è, che anche i cittadini comuni non sono molto diversi verso la loro patria – non solo in Russia ovviamente.
I russi intendono patriottismo solo quello che è legato all’ampliamento territoriale, non il completo sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria: loro non sono secondi a nessuno nel catturare e occupare grossi pezzi di terreno non loro. Dalla metà del 15° secolo, quando è iniziato il Granducato di Moscovia, e l’inizio della prima guerra mondiale – vale a dire, per quasi mezzo millennio – la Russia ha aggiunto territori su territori ad un ritmo di 3 km quadrati all’ora – senza tener conto dell’Alaska e le terre che ha perso in Giappone nel 1905.

L’espansione è proseguita in ogni direzione e in ogni momento sotto ogni zar, a prescindere dalle loro tendenze politiche interne. Se la Russia trovava delle resistenze – come nel 19 ° secolo – semplicemente spostava i suoi occhi su un altro pezzo di terra, e tornava sul territorio precedente quando cambiavano le circostanze.
Ma rimane senza risposta lo scopo di questa espansione. Gli imperi con le conquiste cercano di spogliare i sudditi coloniali, ma tendono ad arricchire i propri cittadini. Al contrario in Russia sono i cittadini russi che hanno sempre pagato, sia con un alto prezzo di sangue che di ricchezze, ragion per cui non c’è mai stata una grande logica nell’espansione, anche perché i suoi confini sono stati raramente minacciati da sud o da est.
La Russia come protettore degli slavi e dei cristiani, come si autodefinisce, ha lottato contro gli ottomani come per un atto dovuto più che per una necessità di difesa, e con lo stesso entusiasmo ha lottato per conquistare le terre occupate dai pagani e musulmani; ma a differenza dei grandi imperi religiosi della storia, non ha mai messo molto impegno per trasformare le popolazioni conquistate in suoi soggetti. Le espansioni sono sempre state fine a se stesse.

La storia russa nel corso dell’ultimo secolo è stata interrotta e riorientata più volte, la nazione ha provato in più di un’occasione di mettere il suo passato alle spalle e d’iniziare tutto da capo; ma invariabilmente si è sempre portata sul groppone la sua idea nazionale.
I bolscevichi di Lenin erano determinati a distruggere l’Impero. Loro, invece che sottomettere i territori conquistati facevano accordi segreti sottobanco creando molte piccole nazioni tutte legate tra di loro, ma il nuovo governo nato dalla guerra civile le ha dissolte tutte.
Stalin, un imperialista in piena regola, nel 1939 ha iniziato la raccolta delle vecchie terre imperiali a ovest. Dopo la guerra, ha ampliato l’impero in Europa riprendendosi tutto il passato fino a Berlino, e ha recuperato la metà perduta di Sakhalin insieme ad altre terre giapponesi. Khruschev ha difeso i nuovi possedimenti spostando le truppe in Ungheria ed ha fatto guadagnare alla Russia il suo primo satellite estero, Cuba.

Ironia della sorte, il progetto imperiale sovietico è naufragato in Afghanistan, dove la Russia di Breznev è tornata per la prima volta da quando voleva riprodurre il “Grande Gioco” con la Gran Bretagna. Dieci anni dopo che le truppe russe hanno invaso Kabul, la Russia ha perso i suoi possedimenti in Europa orientale, e due anni dopo c’è stato il crollo dell’Unione Sovietica.
Nel 1990, la Russia ha cercato di girare pagina smettendo di “rubare” terre e sposando l’idea di diventare una nazione unita alle altre; ma il nuovo tentativo si è concluso con un fallimento; ora Putin, ancora una volta è caduto nella trappola della storia: ha annesso la Crimea e sta cercando di riconquistare la parte orientale dell’Ucraina.image

Gli osservatori stranieri e gli analisti indipendenti russi hanno cercato di capire il perché di un tale corso, considerato che non porta tornaconto, ma che invece fa tanto male. Putin sta cercando di aumentare la sua popolarità ? Ha davvero paura che la NATO avesse disegni su Sevastopoli? Ha a cuore i desideri degli ucraini di lingua russa? Voleva mettere sull’avviso Washington che la Russia è ancora una superpotenza?
Qualunque sia la vera spiegazione – e probabilmente c’è una combinazione di fattori – il risultato netto è che la Russia è un paese che è ancora trascinata dell’idea d’espansione. In breve tempo, Mosca s’è trovata sul carro un vecchio nemico, la Turchia. Il pretesto per il conflitto potrebbe anche essere stato accidentale, ma è inconfondibile il modo in cui la Russia sta iniziando un nuovo ampliamento: è uguale a quello usato contro gli ottomani.
Ma ciò che colpisce è che, a giudicare dall’entusiasta reazione che vige nel paese, l’espansione è parte del DNA culturale del Paese: il popolo russo è disposto a subire ogni tipo di privazione e di oppressione pur di allargare il loro già enorme paese impoverito.

Il vecchio-nuovo espansionismo russo si mette in conflitto con Washington. Anche gli Stati Uniti sono una potenza espansionistica, ma la loro non è territoriale. Loro considerano prima di tutto il business, e per fare questo hanno bisogno di confini solidi, stabilità e di una serie di leggi internazionali che vengono rispettate dalla maggior parte dei giocatori. Cercando di minare questo ordine “unipolare”, Putin sta aprendo un vaso di Pandora. L’espansione territoriale non è morta – è semplicemente sospesa. Il sentimento irredentista è ancora attivo in alcune parti d’Europa, ci sono i conflitti territoriali che sobbollono in Asia, in Africa e altrove. In particolare, la Cina non ha un credito così latente su alcune parti della Russia.
A differenza delle epoche precedenti, la Russia non è più attrezzata per competere per il territorio. Nel corso dell’ultimo secolo, le guerre, repressioni, l’emigrazione e il collasso sociale hanno decimato il paese una volta estremamente popoloso; ma ancora più importante, la Russia è diventata una nazione de-industrializzata e molto arretrata rispetto ad altre nazioni. Un povero, arretrato e spopolato terreno, può essere un premio allettante per coloro che cercano di allargare i loro territori.

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