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19 novembre 2017

Le dichiarazioni fuorvianti


Le recenti dichiarazioni dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e quelle di un portavoce dell’Unione europea che hanno invitato “tutte le parti” ad adottare misure idonee per una de-escalation del conflitto in Ucraina orientale, sono totalmente inutili, ma inoltre sono anche fuorvianti. Per un normale osservatore tale dichiarazione significa che entrambe le parti condividono le colpe dell’escalation, e che nessuna delle due vuole porre fine alla guerra.
Un rispettato giornalista, un corrispondente della BBC, ha riportato l’8 aprile su Twitter: “#Ukraine @osce_smm osservato alto livello di violazioni cease0fire”; ma cosa significa una simile informazione? Nulla! Dobbiamo solo disperatamente immaginare cosa effettivamente sia successo.

L’incapacità d’utilizzare con certezza un termine linguistico, o segnalare un fatto con ambiguità, risalta la mancanza di conoscenza e, la cosa peggiore, porta al risultato che coloro che hanno il compito di riportare i fatti in modo veritiero e reale, creino al contrario il bisogno di “indovinare” cosa sta accadendo.
Se ritorniamo al conflitto ucraino nell’estate del 2014, l’esercito di Kiev stava riconquistando il territorio che aveva usurpato la banda dei malfattori sotto le direttive di Mosca. L’esercito di Kiev, sostenuto e finanziato dalla folla, ha cominciato a riprendersi varie città, come ad esempio Slovyansk e Mariupol, e allo stesso tempo l’esercito ucraino stava circondando e isolando le migliaia di uomini che ancora tenevano in ostaggio Donetsk. L’analisi delle mappe della zona di guerra di quel periodo dimostrano chiaramente che il vento era in favore delle forze armate ucraine.

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Alla Russia in quel momento rimanevano due scelte, o lasciare che le sue deleghe perdessero, o intensificare la guerra con un supporto militare più diretto.
Uno dei più chiari rapporti delle azioni russe di quel momento l’ha fornito Bellingcat, un’organizzazione che i media russi hanno cercato di liquidare con molteplici allusioni, ma al contrario il gruppo di analisi e ricerca, collegando ad ogni loro dichiarazione un riscontro obiettivo, s’è costruita una solida reputazione.
In un rapporto del 15 febbraio 2015 Bellingcat ha dimostrato, senza nessuna ombra di dubbio, (https://www.bellingcat.com/news/uk-and-europe/2015/02/17/origin-of-artillery-attacks/) che la Russia dal 14 giungo 2014 all’8 agosto 2014 aveva lanciato contro l’Ucraina 1.353 missili. Nel produrre il rapporto la squadra Bellingcat ha analizzato tutti i 1.353 crateri e ha notato che tutti erano stati lanciati dal territorio russo.

Dopo questo attacco diretto, il vento di guerra ha cambiato rotta e ha cominciato a gonfiare le vele russe. In settembre, un’Ucraina stravolta dalla paura ha cercato di risolvere il conflitto in modo diplomatico, ed è stato stipulato il primo accordo di Minsk. Kiev, preoccupata di tutte le perdite subite nei due mesi precedenti, ha aderito all’armistizio abbassando il capo, ha accettato tutti i dictat di Mosca ed ha iniziato ad adempiere i suoi impegni. La Russia contemporaneamente, pur avendo aderito al patto, non ha mai rispettato una virgola all’accordo ed ha continuato la sua attività di conquista di territorio ucraino. Nel febbraio 2015, l’Ucraina ancora sotto fuoco russo, ma con l’aiuto di due paesi della comunità europea, Germania e Francia, ha provocato a Minsk un secondo armistizio, ma anche in questo caso la Russia, dopo aver assunto i suoi impegni, ha “dimenticato” il cessate il fuoco e le due carte sottoscritte, mentre sul terreno i militari e i civili hanno continuato a morire.
Ora, chiedere che “tutte le parti” attuino la pace di Minsk, può indurre in errore ed è pericolosamente fuorviante. Per riflettere la realtà, il linguaggio appropriato dovrebbe essere: “La Russia senza ragione alcuna ha attaccato, annesso e occupato dei territori di un suo vicino. Mosca continua a smentire d’essere implicata, anche se ci sono prove schiaccianti del contrario. La Russia continua la sua attività di conquista di nuovi territori ucraini, e ai militari di Kiev rimane solo il pieno diritto di difendere il proprio territorio come riconosciuto internazionalmente. I generali russi dirigono le forze di combattimento in Ucraina orientale. La Russia sta cercando di creare uno stato satellite con l’inganno e con l’uso delle armi“.

La Russia se vuole la pace come sostiene, dovrebbe ritirare le sue truppe, i suoi generali e tutte le armi che ha fatto transitare dai suoi confini, a quel punto, come per incanto cesserà l’assurda guerra organizzata dalla Russia.
Quando si scrive, il linguaggio deve essere lineare e chiaro, senza lasciare spazio al dubbio e sempre dimostrabile.
Le dichiarazioni audaci possono essere una finezza politica, ma non sono fatti; il non voler parlare chiaramente è un handicap diplomatico autoimposto, ma è stata la chiave che ha consentito alla Russia d’arrivare fino a questo punto nella guerra contro l’Ucraina.
Il chiedere a “entrambe le parti” di rispettare il cessate il fuoco diverrà una dichiarazione appropriata solo dopo che saranno stati inviati diretti richiami e solleciti verso il lato inadempiente. Quando la Russia cesserà d’attaccare, finirà immediatamente la necessità ucraina di difendere il suo territorio.

Eliminare le ambiguità nel linguaggio porterà anche ad una facile e lineare comprensione. Il cor business di questo conflitto non è mai stato a carico della popolazione dell’Ucraina orientale, Crimea, o Ucraina Occidentale, ma deriva dal fatto che l’ex presidente ucraino è stato sollevato dall’incarico per le sue malefatte contro ciò per il quale lui era stato nominato, cosa che il presidente russo, considerato che Yanukovich era una sua creazione, sente molto vicino al suo essere.

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