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22 settembre 2017

La Russia necessita di soldi


I bassi profitti del petrolio, le sanzioni e i problemi strutturali hanno bloccato l’economia in una crisi, e, mentre il conflitto russo con l’Occidente potrebbe aggravarsi, le riserve d’emergenza si stanno prosciugando.
La Russia sta sempre più soffrendo una crisi economica. La performance economica dell’anno scorso è scesa del 3,7 per cento e il Fondo monetario internazionale s’aspetta per quest’anno un ulteriore calo di circa l’1,8 per cento.
A Mosca si sono inanellati tutta una serie di problemi: i prezzi del petrolio sono scesi di oltre la metà nel corso dell’ultimo anno; il Paese e le imprese hanno ricavi notevolmente inferiori.
I bassi prezzi del petrolio e del gas naturale rendono estremamente difficile finanziare il bilancio – sostengono gli analisti. Le sanzioni economiche occidentali, in risposta all’annessione della penisola di Crimea e al conflitto con l’Ucraina, si sono aggiunte alla pressione e hanno causato un collasso del commercio; ma la situazione più dolorosa è che, a causa delle sanzioni, c’è una enorme difficoltà a reperite finanziamenti per gli investimenti.

Le sanzioni occidentali hanno tolto la possibilità alle banche e alle società russe di ricevere prestiti esteri, non solo in Europa, ma in tutto il mondo – ha spiegato Wladimir Milow, il direttore dell’Istituto di politica energetica di Mosca – Nessuno sta prestando soldi, nemmeno la Cina”.
I mutui contratti negli ultimi dieci anni si sostiene che avessero posto le basi per la crescita economica russa, ma a causa delle sanzioni, chiarisce Milow, il volume del credito è stato ridotto da 700 a 470 miliardi di dollari. “L’enorme fuga di capitali, ha portato il rublo nel giro di un anno, a perdere la metà del suo valore nei confronti della valuta americana. Se aggiungiamo i problemi strutturali, dove vediamo che l’economia russa è dominata da poche grandi aziende energetiche, che essenzialmente eseguono gli ordini politici, si capisce che la premessa della concorrenza e lo Stato di diritto sono solo parole – ha continuato Milow.

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Questi problemi, secondo l’esperto di energia, erano già evidenti nel 2013, prima delle sanzioni e della diminuzione del prezzo del petrolio. “Anche se allora l’economia russa non generava crescita, non era nemmeno efficiente, se poi sommiamo le sanzioni e l’affondamento del prezzo del petrolio, comprendiamo come questi tre fattori non diano alcuna speranza di crescita economica nel prossimo futuro”.
I leader russi vogliono contrastare questo marasma con la vendita delle aziende statali e stanno progettando una grande ondata di privatizzazioni; ma anche così, non vogliono svendere le quote di maggioranza.
Il regime sta giocando con il tempo – spiega l’analista – Non ci saranno decisioni durature che possono migliorare la situazione economica. Stanno solo cercando di vendere parti delle compagnie finché i prezzi del petrolio e del gas non aumenteranno di nuovo”.

Coloro che portano il fardello di questi sviluppi sono i cittadini comuni. La Banca Mondiale stima che il numero delle persone che vivono in povertà in Russia aumenterà a più di 22 milioni – in un paese con una popolazione di 140 milioni – questo è il numero più alto degli ultimi nove anni.
La classe media che in precedenza usava facilmente i denari ora sta spendendo molto poco, il tasso d’inflazione è ufficialmente del 12,9 per cento. Per la classe media, la rivista economica russa RBK, ha stimato un aumento delle spese di circa il 30 per cento. Molte piccole imprese hanno prestiti che si basano sull’euro o dollaro; ma a causa della svalutazione del rublo, sono diventati molto costosi.
La disoccupazione non è ancora aumentata, ma l’insoddisfazione tra la popolazione potrebbe diventare un problema per il presidente Vladimir Putin – lui si sta già preparando.
Stiamo assistendo ad un ampliamento dell’apparato di repressione. È stata creata una nuova guardia nazionale – insiste l’analista – Il regime si sta preparando per un conflitto con il pubblico in generale.

In futuro, la Russia sperimenterà rivolte locali, “Ma non vedo nessun partito d’opposizione in grado di gestire la situazione, come non vedo la volontà della popolazione per manifestazioni di massa, sono tutti spaventati e impauriti – continua l’analista.
La grande domanda è: quando la Russia sarà a corto di soldi? A gennaio, il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha spiegato che i fondi delle riserve statali potrebbero essere finiti entro la fine dell’anno, dopodiché il governo, al fine di limitare il deficit di bilancio, dovrebbe attingere dal fondo di previdenza nazionale, c’è anche il fondo sociale, istituito nel 2008, come riserva d’emergenza.
Se i prezzi del petrolio non aumentano, la Russia potrebbe sopravvivere “due o tre anni – secondo Milow – ma dopo il treno si schiaccerà contro un muro.

Anche così, un cambiamento di rotta nel conflitto in Ucraina per eliminare le sanzioni occidentali non è un qualcosa che è in programma, in realtà, può essere vero il contrario: il conflitto con l’Occidente potrebbe aumentare.
Il regime, per distogliere l’attenzione dalla crisi economica – ha insistito Milowcercherà di creare conflitti a livello internazionale piuttosto che abbassarsi ad un compromesso, o a proporre delle riforme”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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