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18 novembre 2017

L’aggressione russa in Ucraina e il diritto internazionale


L’Ucraina da quasi due anni è una delle questioni centrali della politica internazionale: la rivoluzione ucraina del 2013 ha provocato un’azione aggressiva senza precedenti della Federazione Russa in Crimea e in Ucraina orientale. Da circa un anno degli avvocati e degli esperti di diritto internazionale si sono occupati di questa nuova realtà politica e legislativa arrivando a dei risultati, che di seguito riassumo in vari punti.
– Capire le conseguenze dell’aggressione è ancora prematuro come lo è il fatto che sia finita. Gli strascichi, per rendere giuste le conclusioni e imparare la “lezione ucraina”, saranno determinati dalla capacità o dall’ottusità degli attori protagonisti.

– L’aggressione russa ha un suo background storico. La crisi in Ucraina è impossibile presentarla come un imprevisto illogico errore della politica mondiale. Dal 1999 al 2013, il mondo ha affrontato una serie di eventi che hanno minato tutti i principi del diritto internazionale e il ruolo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella gestione e regolamentazione dei conflitti: Yugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Kosovo 2008, la guerra russo-georgiana nel 2008, Libia 2011 e il conflitto in Siria. È anche opportuno sottolineare che, dopo che la Russia ha invaso la Georgia nel 2008, non c’è stata un’eccessiva reazione, anzi, la Russia ha ottenuto la possibilità di un “riavvio dei rapporti con gli Stati Uniti”. L’aggressore è stato perdonato e glorificato.
– L’aggressione russa contro l’Ucraina è avvenuta in tre “ondate”. La prima è stata l’occupazione militare della Crimea mediante atti aggressivi; la seconda è un atto di aggressione nella parte orientale dell’Ucraina, vale a dire, il processo che ha creato “LNR” e “DNR”, che è collegato all’invio di gruppi irregolari e mercenari; la terza è l’invasione diretta, a partire dall’agosto del 2014, delle forze armate regolari russe nella parte orientale dell’Ucraina.

– La Federazione Russa ha cercato di giustificare la sua aggressività come se fosse una risposta alla “rivoluzione della dignità” (Euromaidan). La Russia ha insistito sulle seguenti affermazioni: i. Viktor Yanukovich continua ad essere il legittimo presidente; ii. mancanza di una leadership efficiente ed affidabile nella fase post-rivoluzione ucraina; iii. presenza di una permanente minaccia per i cittadini di lingua russa in Ucraina.
A quanto pare, le critiche dei costituzionalisti ucraini non hanno avuto nessuna possibilità contro gli argomenti russi: fin dall’inizio, Yanukovich era stato un “agente invitante illegittimo” (ai sensi del paragrafo 23 dell’articolo 85 della Costituzione dell’Ucraina). Ciò significa che non aveva nessun diritto d’invitare mercenari stranieri in Ucraina. Per quanto riguarda la minaccia dei cittadini di lingua russa in Ucraina, non ci sono notizie pubblicate da autorevoli organizzazioni internazionali che confermano violazioni dei diritti umani nella Repubblica Autonoma di Crimea o in Ucraina. Tenendo conto del suddetto, si può concludere che era infondato il riferimento alla tutela dei cittadini / intervento umanitario.
– La Federazione russa ha scelto una strategia piuttosto incoerente per quanto riguarda la nuova realtà ucraina. Nelle sue dichiarazioni, la Russia ha indicato che non è vincolata da alcun obbligo internazionale nei confronti dell’Ucraina, come ad esempio nel memorandum di Budapest sulle assicurazioni della sicurezza per l’Ucraina. L’argomento russo è piuttosto debole. In conformità con la decisione della Corte Internazionale di Giustizia del 1997 nel caso Gabčíkovo-Nagymaros, c’è indicato che una rivoluzione o un cambiamento di regime politico non fornisce alcun motivo per la revisione degli obblighi internazionali assunti. Inoltre, la Russia non ha reciso le sue relazioni diplomatiche con Kiev e ha ricordato il riconoscimento diplomatico dell’Ucraina.

– Il cosiddetto “referendum in Crimea” è illegittimo dal punto di vista del diritto nazionale ucraino. Il “referendum” ha avuto luogo con molteplici violazioni della Costituzione ucraina, la legge sul referendum ucraino e la legge sulla governance locale in Ucraina. Nel 2014 in una sentenza, la Corte Costituzionale ucraina ha riconosciuto il referendum in quanto tale, in conflitto con la Costituzione.
– Il “referendum in Crimea” è illegittimo nei termini del diritto internazionale. Il cosiddetto “referendum” si è svolto in condizioni d’aggressione russa contro l’Ucraina in base ai regolamenti “a” “b”, “d” e “c’”della risoluzione 3314 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che prevedono “l’invio di gruppi armati, truppe irregolari o mercenari che effettuano atti di forza armata da parte o per conto di uno Stato” (sequestro forzato delle autorità della Crimea). L’assenza di resistenza non cancella il fatto di un atto di aggressione – afferma l’articolo 2 della Convenzione di Ginevra del 1949. Il fatto di un coinvolgimento militare russo in Crimea è stato sostenuto da Vladimir Putin. Il 27 marzo 2014, con una votazione di 100 a favore, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione “integrità territoriale dell’Ucraina”, invitando gli Stati, le organizzazioni internazionali e le agenzie specializzate a non riconoscere alcun cambiamento nello status della Crimea o nella città di Sebastopoli, e d’astenersi da azioni o rapporti che possano essere interpretati come tali.
Il “referendum”, per gli osservatori si è tenuto in violazione agli standard internazionali – durata della preparazione (meno di 20 giorni), trasparenza e libertà d’espressione. Le questioni poste nel “referendum” in ucraino e russo, usavano il termine “riunificazione”, mentre nella lingua tartara di Crimea hanno usato il termine “adesione”. Il “referendum” poteva essere una forma di principio di autodeterminazione dei popoli? No.

Nel diritto internazionale il “popolo”, inteso come entità complessa che aspira a diventare indipendente e sovrano, non è considerato soggetto del diritto. Il depositario di tale diritto non è il “popolo” ma è lo Stato e la parola “popolo” (people, nel testo originale) ha una valenza puramente enfatica. Insomma, l’integrità territoriale viene prima dell’autodeterminazione anche in base a quanto stabilito negli Accordi di Helsinki che, all’articolo 1, sanciscono la primazia della sovranità su ogni altro diritto, e all’articolo 3 l’inviolabilità delle frontiere. Sulla base di quanto riportato nella Dichiarazione succitata, tutti i popoli hanno diritto a godere del principio di autodeterminazione, stabilendo autonomamente il proprio status politico, economico e sociale in caso di (a) dominazione coloniale, (b) segregazione razziale e (c) occupazione straniera. La Crimea non era soggetta a dominazione coloniale da parte di Kiev, anzi ha votato nel 1992 l’adesione all’Ucraina di sua volontà. I russofoni, sostenitori della secessione, non erano minacciati da Kiev e l’abrogazione della legge del 2013 sulla tutela delle lingua minoritarie, tra cui il russo, votata dal Parlamento di Kiev non è stata mai firmata dal Presidente della Repubblica ad interim: di fatto, quindi, quella legge è ancora valida e la lingua russa non è discriminata. L’elemento linguistico, in ogni caso, rappresenterebbe certo un segno del mutato corso politico ucraino ma non sarebbe, di per sé, sufficiente ad accusare Kiev di “segregazione razziale”. Infine la Crimea non era occupata da un esercito straniero. Insomma, la Crimea non ha nessun diritto ad autodeterminarsi né a secedere poiché, come riportato dall’Onu: “Ogni tentativo finalizzato alla parziale o totale disgregazione dell’unità nazionale e della integrità territoriale è incompatibile con i principi della Carta” che stabilisce il diritto all’autodeterminazione. In base alle attuali norme del diritto internazionale il referendum in Crimea non è valido. La stessa Russia applicò queste norme nel caso ceceno e mai la comunità internazionale, che criticò Putin per la brutalità della repressione, mise in discussione il diritto all’integrità dei confini russi. Oggi la Russia sembra dimenticare che anche l’Ucraina gode di questi diritti.
La posizione ucraina nei confronti della Repubblica Autonoma di Crimea è stata sostenuta in vari modi dal G7, UE, Consiglio d’Europa, la NATO, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’OSCE, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) e da un certo numero di Stati.

– La Federazione russa ha effettuato l’occupazione militare della Crimea.
Il fatto dell’occupazione militare è confermata dal diritto internazionale umanitario e dalla sintesi della Corte internazionale di giustizia con le conseguenze legali derivanti dalla costruzione del muro da parte di Israele, potenza occupante, nel Territorio Palestinese occupato: “un territorio, che passa sotto il controllo della potenza occupante è considerato occupato”.
– Fin dall’inizio dell’occupazione militare della Crimea, l’Ucraina e la Russia sono in uno stato di conflitto armato interno. Il conflitto armato internazionale si è svolto dopo che è stato commesso l’atto di aggressione contro la Crimea.
– La Federazione russa è pienamente responsabile dei crimini commessi sotto le condizioni di occupazione militare. La terribile situazione dei diritti umani in Crimea, nelle condizioni di occupazione militare, è confermata nelle relazioni delle Nazioni Unite, Amnesty International, Human Rights Watch e Freedom House. Il fatto che la responsabilità per i diritti umani nei territori occupati ricada sulla Federazione russa è confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, in particolare nei casi Ilascu e altri contro Moldavia e Russia, dove la Russia è stato riconosciuta come “responsabile per i diritti umani in Transnistria”.
– La Federazione russa ha condotto un atto d’aggressione in Ucraina orientale, in particolare, secondo le norme “a”, “b”, “c”, “d”, “e” della risoluzione 3314 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in funzione delle quali le azioni russe sono riconosciute come aggressione militare / atti di aggressione e interferenze negli affari interni dell’Ucraina (il Consiglio della UE, NATO, PACE, ONU, ecc).
– La Repubblica del Nicaragua contro gli Stati Uniti d’America è caso di una base giuridica per una valutazione internazionale delle azioni russe in Ucraina. Nel suo contesto si deduce che: “la formazione, inserimento, fornitura di finanziamento e di altri mezzi di supporto sono da considerare come un’interferenza negli affari interni dell’Ucraina”; i voli illegali sono una violazione della sovranità statale; tutte le perdite sono da compensare. Sulla base di ciò, si può sostenere che il fatto che la Russia invii gruppi armati e fornisca sostegno finanziario, debba essere considerato un attacco armato contro l’Ucraina, ed è un rafforzativo dell’atto d’aggressione.

– La creazione delle LPR e DPR sono diventate lo strumento principale dell’aggressione russa. Queste sono formazioni separatiste e organizzazioni terroristiche. La LPR e DPR sono illegali nel quadro della legislazione ucraina sulle autonomie locali e sono coperte dall’articolo 110 del codice penale ucraino: “sconfinamento sulla sovranità dell’integrità territoriale”. La LPR e DPR sono organizzazioni terroristiche (ai sensi dell’articolo 258 del codice penale dell’Ucraina) per aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Uno degli atti d’aggressione della Federazione Russa è in particolare la creazione delle LPR e DPR, e lo svolgimento di illegittimi “referendum”, nei quali hanno votato anche i soldati delle forze armate della Federazione Russa.
– La LPR e DPR rappresentano ufficialmente le autorità russe ed agiscono come organi ufficiali del governo della Federazione Russa. Esiste un vero collegamento tra le LPR e DPR da un lato, e la Russia dall’altro, c’è una forma di controllo, pianificazione e rapporti. Ci sono abbondanti prove che la Russia fornisce le LPR e DPR con militari, logistica, sostegno economico e finanziario, in particolare con l’invio dei clandestini “convogli umanitari”. Sulla base della sentenza del 2007, Bosnia-Erzegovina contro Serbia, il caso di controllo efficace russo sulle LPR e DPR può essere provato con “un efficace controllo sull’attività, in particolare dando istruzioni per le operazioni da eseguire”. Sulla base di un’altra sentenza del Tribunale Internazionale penale per l’ex Jugoslavia nel caso Duško Tadić, il controllo generale della Federazione russa sulle LPR e DPR può essere dimostrato da “un controllo globale delle attività, per esempio, il finanziamento, le armi e la formazione”. Un controllo efficace o generale chiarisce che la LPR e DPR sono autorità ufficiali del governo della Federazione Russa. Le azioni delle LPR e DPR possono essere direttamente considerate come azioni dell’esercito regolare russo.

– Fin dall’inizio dell’aggressione in Ucraina orientale, Kiev e Mosca sono in stato di conflitto armato interno. Sulla base della decisione del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, nel caso di Duško Tadić e il caso di Boskoski (“caratteristiche di un conflitto armato sono definite dall’organizzazione delle forze, la durata degli scontri armati, l’area degli scontri e la loro intensità”), si può affermare che in Ucraina esiste un conflitto armato internazionale. Il fatto che LPR e DPR siano autorità della Federazione russa serve solo a rafforzare tale conclusione.
– L’accordo di Minsk è per il momento l’unica base giuridica per la soluzione del conflitto in Ucraina orientale. Questi accordi inizialmente avevano lo status di modus vivendi (un accordo informale tra le parti coinvolte nel confronto), il che significa che erano una dichiarazione politica. Kiev non si è considerata in un conflitto armato internazionale, in quanto dichiara di operare in una operazione antiterrorismo, e ha continuato a negoziare con lo Stato aggressore. L’Ucraina non ha dichiarato la Russia come stato aggressore, e non ha imposto la legge marziale. La “guerra ibrida” ha provocato “l’ibrido” accordo di Minsk e un suo processo diplomatico “ibrido”. Minsk-2 è un quadro e un documento contestato dal punto di vista del diritto internazionale, ma dopo l’approvazione del testo di Minsk-2 dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, numero 2202, con la sua adozione il testo entrerà in vigore legale.

– Gli atti russi contro l’Ucraina sono motivi validi per oberare gli alti funzionari russi di responsabilità giuridica internazionale. L’uso dei meccanismi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (che riconosce la Russia come l’aggressore, applicando forza coercitiva o misure militari contro di esso) sembrano essere inutili, dato il diritto di veto che ha la Federazione. L’utilizzo del meccanismo della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Uniting for Peace” (la rimozione dell’aggressore dalla sessione della maggioranza dei ¾, cioè i 129 voti dell’Assemblea Generale) sembra più realistico. Va notato che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite può prendere una decisione politica sul riconoscimento della Russia come aggressore.
– L’Ucraina ha una vasta gamma di opportunità per citare in giudizio la Russia nei tribunali internazionali. L’Ucraina può chiedere alla Corte internazionale di giustizia sulla base di: a) Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento al terrorismo, del 2001, b) Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, punizioni inumane o degradanti 1984, c) Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, 1965 (tatari di Crimea), d) Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici, 1997, e) Convenzione sull’aviazione civile internazionale del 1944 nel contesto dell’abbattimento del volo malese MH17. L’Ucraina potrebbe avviare un procedimento presso la Corte penale internazionale, la Corte europea dei diritti dell’uomo, il Tribunale internazionale per il diritto del mare, il tribunale arbitrale permanente a L’Aia, l’Alta Corte di Londra (come “controversia del debito”) e sotto la procedure speciali del Consiglio d’Europa e l’OSCE.

– L’aggressione ibrida russa dell’Ucraina ha fatto apparire un precedente: le “lezioni ucraine”. Queste “lezioni” sono diventate una base per una parziale crisi distruttiva del diritto internazionale. Ciò significa che oggi, non è la legge che regola le chiave relazioni “geopolitiche”tra gli Stati, ma il potere.
– Il mondo è ancora diviso tra Stati e leader che rispettano il diritto internazionale, e coloro che lo disprezzano. La Russia continua a sostenere che lo rispetta e che persino salva la legge internazionale, mentre il suo leader, ha già commesso abbastanza crimini per essere giudicato dal tribunale internazionale. La Russia ha violato almeno 300 accordi internazionali e rimane ancora impunita.
– La crisi del diritto internazionale significa un esame informale degli impegni internazionali da parte di tutti, compresa la Russia. Il mondo sta entrando in una fase di rafforzamento del caos nelle relazioni internazionali su “uno sfondo di ridurre la sua sicurezza e che minaccia in generale una guerra di tutti contro tutti”.

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– Il mondo oggi sta ricorrendo contro la realtà giuridica internazionale. Putin sta sfidando le basi fondamentali della politica estera occidentale. Il Cremlino chiede uno status di pari partecipante nella politica internazionale, e, la manifestazione di un tale riconoscimento, secondo Mosca, è il principio obsoleto della guerra fredda, cioè dividere il mondo in sfere di influenza. Secondo il Cremlino, in Ucraina tale divario dovrebbe essere colmato ponendo Kiev come un satellite dipendente dalla Russia.
– Una crisi artificiale del sistema del diritto internazionale in Ucraina significherebbe un graduale smottamento e una soppressione effettiva del sistema delle relazioni internazionali messo a punto dopo la seconda guerra mondiale. Quello che sta accadendo in Ucraina è una questione di principi fondamentali che regolano i rapporti tra gli Stati nel 21 ° secolo. Il confronto tra l’Ucraina e la Russia non è altro che un conflitto locale, ma segna l’inizio del cambiamento delle “norme internazionali”.
– Nella fase attuale l’Ucraina deve agire come un soggetto della politica mondiale con una significativa dipendenza dagli altri attori internazionali. L’Ucraina non ha utilizzato il suo brillante potenziale geopolitico e geostrategico.

– La strategia più efficace contro l’aggressione di Putin è la strategia della sua “eliminazione”. Tale eliminazione, da un lato, comprende l’isolamento internazionale economico, informativo, politico, di sicurezza e le misure legali, e dall’altro, significa una formazione di un’Ucraina di successo, riformata ed economicamente prospera.

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