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19 novembre 2017

Il capo della sicurezza russa fa apparire Putin un agnellino


Il generale Alexander Bastrykin, che gestisce l’equivalente russo della FBI americana, ha fornito una rara visione del selettivo pensiero del cerchio più stretto del presidente Vladimir Putin: i siloviki, o gli uomini della sicurezza. La visione del generale, pubblicata sul settimanale Kommersant Vlast, comprende la censura di Internet in stile cinese e l’eliminazione della “falsa democrazia”.

L’immagine russa di una fortezza assediata è parte della retorica dei siloviki, anche se raramente esprimono le loro opinioni pubblicamente. Il lungo articolo di Bastrykin, il capo del potente comitato investigativo, va oltre le solite prudenti dichiarazioni. Lui chiede apertamente di eliminare le ultime vestigia della democrazia e dei diritti civili:
Abbiamo giocato a sufficienza con la falsa democrazia e i suoi valori pseudoliberali. La democrazia, o il potere del popolo, non è altro che il potere esercitato nell’interesse del popolo. Questi interessi possono essere raggiunti solo attraverso il bene comune, non attraverso la libertà assoluta di alcuni rappresentanti della società che possono fare ciò che più gli piace”.

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L’argomento di Bastrykin è che, negli ultimi dieci anni o giù di lì, gli Stati Uniti ed i suoi alleati hanno combattuto una guerra ibrida contro la Russia. Le sanzioni introdotte in risposta alle interferenze russe in Ucraina fanno parte dell’offensiva, come lo sono il recente calo dei prezzi del petrolio e la conseguente svalutazione del rublo. Eppure, Bastrykin ha scritto, che la “guerra dell’informazione” occidentale è stata anche più distruttiva. Il generale ritiene che gli Stati Uniti hanno minato l’Unione Sovietica fomentando i conflitti etnici, e in qualche modo, hanno ottenuto che i cittadini russi si unissero a organizzazioni islamiche radicali come lo Stato islamico. La “cosiddetta lotta contro la corruzione” è anche parte della guerra dell’informazione. L’Occidente, sostiene Bastrykin, sta lavorando per radicalizzare i russi e per metterli contro il loro stesso paese, ci sono prove preoccupanti che l’approccio funziona: nel 2015 sono stati registrati 1.329 “crimini estremisti”, il 28,5 per cento in più rispetto al 2014.

È tempo di mettere delle difese contro questa guerra dell’informazione – ha scritto BastrykinÈ necessaria una risposta dura, adeguata e simmetrica”.
Le proposte di Bastrykin prevedono lo sviluppo di un’ideologia nazionale ufficiale per rendere i giovani più resistenti contro la radicalizzazione; ma questo non sarà possibile senza una censura di Internet. Bastrykin cita con approvazione le drastiche limitazioni che la Cina ha imposto il mese scorso sulle società dei media di proprietà straniera e alle proposte di investimenti stranieri pubblicate on-line. Egli propone anche filtri Internet “anti-estremisti” per le scuole, i college, le biblioteche e il blocco extragiudiziale di altri siti che le autorità potrebbero prendere in considerazione come “estremisti”.

“Estremismo” è il termine del regime di Putin che raccoglie tutte le sfide all’ordine costituito. Ci sono state un’ondata di azioni penali per “estremismo”. I destinatari delle pene detentive partono da un poeta antisemita a Mosca, un insegnante a Ekaterinburg, una cantante a Kostroma, un attivista in Tatarstan e un certo numero di blogger in tutto il paese. Bastrykin ha scritto che vorrebbe utilizzare l’azione penale anche contro coloro che esprimono opposizione all’annessione della Crimea: secondo lui, la Russia ha bisogno di una legge che criminalizzi chi nega la legalità dell’annessione.
Bastrykin vuole criminalizzare anche le valute elettroniche, come il Bitcoin, che “butta la moneta legale fuori dal mercato e minaccia la stabilità finanziaria dello Stato”.

Questo potente ufficiale, la cui agenzia ha il compito d’investigare i crimini più gravi, immagina un paese molto simile all’Unione Sovietica: una chiara ideologia imposta dal governo, nessuna pretesa di libertà di parola, non una “falsa democrazia” e una mentalità da assedio indotta dalla paura di un nemico occidentale. L’articolo è il più evidente richiamo al ripristino del sistema sovietico da parte di un top funzionario di regime da quando Putin è salito al potere 16 anni fa.
Putin non è mai andato così lontano nelle sue dichiarazioni pubbliche. Nel mese di gennaio, ha reso una definizione molto diversa di democrazia: “Come abbiamo già stabilito, la democrazia è il potere del popolo e l’influenza della gente sulle autorità. Ci è stata inoculata contro un governo autoritario da una forza politica: il partito comunista sovietico. Abbiamo fatto la nostra scelta molto tempo fa e ci sarà una perfetta istituzione democratica nazionale”.

Le azioni di Putin, in particolare durante il suo terzo mandato presidenziale, hanno smentito queste parole. Le libertà dei media sono sotto attacco, l’opposizione politica è stata usurata ed emarginata e l’apertura economica è stata ridotta. Eppure Putin ha evitato d’introdurre l’aperta censura e non ha girato il suo regime in una dittatura ideologica lungo le linee sovietiche.
Il salto audace di Bastrykin potrebbe essere una prova per l’opinione pubblica – anche se Putin è certo che il pubblico lo sostiene. Il punto di vista di Bastrykin, penso che sia più destinato a Putin e agli altri fedelissimi, che ai lettori di una rivista relativamente liberale. Ci vuole solo una leggera spinta, o una qualche versione ispirata dall’esempio cinese, per avere una Russia che torna sul percorso del suo passato sovietico. Nella mente dei siloviki, Pechino è più ben attrezzato per combattere il nemico occidentale.

Tuttavia, Putin potrebbe sfruttare l’occasione per affermare ancora una volta che lui è impegnato per la democrazia e per una relativa libertà di Internet e, anche se alcuni dei suoi uomini hanno una linea così dura, lui potrebbe essere ancora un benevolo.

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