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25 settembre 2017

Scambio di prigionieri: ne parlano i due presidenti


Lunedì, un tribunale ucraino ha condannato a 14 anni di prigione due uomini perché considerati due soldati in servizio attivo nelle forze armate russe. I due erano stati feriti e catturati sul campo di battaglia la scorsa estate. Il governo russo nega qualsiasi ruolo nella guerra che coinvolge l’Ucraina, e il ministero della difesa russo rifiuta di riconoscere qualsiasi legame con i due uomini.
Nel corso del processo è apparso chiaro che la posizione ucraina era di riuscire a dimostrare
d’aver finalmente catturato – e messo in gabbia – due esempi delle migliaia di “omini verdi”, o soldati russi che combattono in uniforme senza insegne a fianco dei separatisti.

La coppia, il capitano Yevgeny Yerofeyev e il sergente Aleksandr Aleksandrov hanno assunto una grande importanza simbolica per gli ucraini. I loro ranghi risalgono a quando operavano nell’esercito russo, anche se il loro governo sostiene che entrambi hanno dimesso l’incarico militare prima di lasciare il paese per andare a combattere in Ucraina.
I due soldati, subito dopo la cattura hanno confessato di lavorare per il servizio di intelligence militare russo, noto con la sigla G.R.U., e di appartenere ad una unità con base nella città di Togliatti sul fiume Volga, a circa 700 chilometri a sud est di Mosca; poi hanno ritratto le loro dichiarazioni sostenendo che erano soldati di un gruppo separatista. Eppure, i loro avvocati ucraini, uno dei quali è stato rapito e ucciso in circostanze misteriose durante il processo, avevano continuato a insistere che i due dovevano essere trattati come prigionieri di guerra, piuttosto che come sospetti terroristi.

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Per tutto il tempo del processo il governo russo ha negato qualsiasi legame con gli uomini o di sentirsi in obbligo d’aiutarli nella loro difesa.
Nell’udienza di lunedì, entrambi sono stati condannati per varie accuse legate al terrorismo e per la partecipazione ad uno scontro a fuoco che ha visto la morte di un soldato ucraino e il ferimento di altri: i due combattenti sono stati arrestati nella lotta.
Nessuno contesta il fatto che i due siano cittadini russi; ma la questione è se la coppia, che è rimasta impassibile nella gabbia di vetro durante la lettura delle due ore di verdetto, quando si è infiltrata in Ucraina in uniforme non marcata, era in servizio attivo.

La convinzione sembra in grado di aprire la porta per uno scambio di prigionieri tra il tenente Nadiya Savchenko, un pilota militare ucraino condannato in Russia a 22 anni di carcere con l’accusa d’aver coordinato un attacco d’artiglieria che ha ucciso un giornalista russo, durante i combattimenti nel sud-est dell’Ucraina.
I funzionari ucraini, l’avvocato di Yerofeyev, Oksana Sokolovskaja e gli avvocati russi che rappresentano la signora Savchaenko, sostengono che ci sia un imminente accordo.
A sostegno, lunedì, subito dopo che era finita la lettura del verdetto dei due russi, il Cremlino ha rilasciato una nota nella quale affermava che il destino del pilota ucraino imprigionato in Russia e i due russi incarcerati in Ucraina è stato discusso da entrambi i presidenti.

– La questione di Nadezhda Savchenko, così come il destino dei cittadini russi Alexander Alexandrov e Yevgeny Yerofeyev sono stati discussi – ha confermato il portavoce del Cremlino dopo la telefonata.
Alla dichiarazione si è aggiunta la notizia che il console generale ucraino avrebbe “presto” visitato Savchenko in carcere, a causa della sua cagionevole situazione sanitaria.
Gli analisti sostengono che la conversazione tra i due presidenti ha rimesso in vita la possibilità di uno scambio di prigionieri, transazione che è stata a lungo messa in discussione dal presidente ucraino Petro Poroshenko.

Kiev, ancora una volta ha esortato Mosca a liberare “immediatamente” Savchenko, che ha avuto una condanna a 22 anni, e il cui processo Poroshenko lo ha descritto come “una farsa”.
La 34 enne Savchenko – che è diventata un eroe nazionale in casa – ha cominciato a rifiutare ogni cibo e bevanda per protesta contro la sua condanna del 6 aprile. Ma il suo rilascio potrebbe essere complicato dal suo rifiuto d’ammettere ogni addebito: la legge russa chiarisce che i detenuti stranieri possono essere inviati a casa, solo se ammettono il reato a loro ascritto.

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Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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