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19 novembre 2017

Ucraina: una polizia armata a Donetsk e Lugansk?


L’Ucraina sta sostenendo l’idea di porre nel territorio secessionista di Donetsk-Lugansk una missione armata di polizia internazionale sotto gli auspici dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Attualmente, nei due territori regionali ucraini la Russia e le sue deleghe locali hanno il monopolio militare e di polizia. Mosca detiene il potere di veto in seno all’OSCE.

In queste circostanze, l’appello di Kiev per una forza armata nei territori occupati, anche se rappresenta una mossa intelligente, sembra una supplica disperata: Kiev infatti, con un tale invito richiama l’attenzione sulla totale mancanza di sicurezza nelle “elezioni locali”.
Mentre i candidati russi sono certi di “vincere” le tornate elettorali, Kiev, pensando che l’attesa possa portare ad un consolidamento delle sanzioni, piuttosto che ad una loro revoca come Mosca s’aspetta che succeda nel mese di luglio, è impegnata in un’azione di stallo.
L’Ucraina chiede, quale legale sovrano del territorio, che prima che vengano messe in atto le elezioni, venga instaurato un ambiente di sicurezza tramite una missione armata di polizia internazionale.

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Putin, il 14 aprile, durante il colloquio in diretta con i cittadini, sostenendo che Kiev invoca le violazioni del cessate il fuoco come scusa per non indire le elezioni nei due territori, ha affermato d’aver “recentemente” discusso della questione con il suo omologo ucraino, Petro Poroshenko. Poi, continuando il suo intervento, Putin, con la pretesa di riassumere una proposta di Poroshenko, ha magnanimamente acconsentito a un “aumento significativo del numero di personale dell’OSCE, anche armato, in qualità di osservatore del cessate il fuoco lungo la linea di demarcazione”. La Russia discuterà a breve in seno all’OSCE, la modifica proposta dal suo presidente, riporta una nota Interfax Russia del 15 aprile.
Putin però, ha travisato la proposta di Poroshenko: in effetti non si tratta d’aggiungere alcuni osservatori armati a quelli disarmati lungo la linea di demarcazione, Kiev propone una missione di polizia armata per garantire la sicurezza durante, pre e post elezioni. Putin inoltre, ha omesso l’esplicito collegamento alle elezioni ed ha anche rivelato un’indiscrezione di una presunta telefonata con il presidente ucraino.

D’altra parte Kiev “di recente” non ha mai segnalato nessun colloquio Poroshenko-Putin; come Kiev non ha mai negato l’affermazione di Putin. Forse Putin ha esposto un canale diretto per mettere in imbarazzo il presidente ucraino.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese François Hollande il giorno successivo la rivelazione di Putin, hanno chiamato congiuntamente Poroshenko.Difficilmente si possono prendere in considerazione le elezioni locali senza la sicurezza in generale e senza una missione di polizia armata OSCE – riporta la nota dell’amministrazione del presidente ucraino – poi i tre interlocutori hanno avuto uno scambio di opinioni per l’introduzione di una missione di polizia OSCE. Poroshenko ha più volte implorato di mantenere in essere le sanzioni economiche contro la Russia, mentre ha promesso che l’Ucraina avrebbe provveduto ad attuare una legislazione idonea – continua la nota dell’amministrazione.

Merkel e i comunicati stampa di Hollande non corrispondono alle note pubblicate da Poroshenko: nessuno dei due diplomatici ha menzionato la missione di polizia dell’OSCE, né la richiesta di Poroshenko di mantenere le sanzioni contro la Russia.
Da un mio presentimento, la prima omissione riflette l’impulso di eseguire le “elezioni” senza ulteriori ritardi, certamente dovuti, se si dovesse “impostare” una nuova missione OSCE, considerando che è anche armata; la seconda suggerisce obliquamente ciò che alcuni diplomatici occidentali sostengono attualmente – ad esempio, durante il Security Forum di Kiev della scorsa settimana – “se si vuole che rimangano in essere le sanzioni europee contro la Russia, Kiev in ogni maniera deve concedere che si indicano le elezioni e dare uno status politico speciale ai proxy russi”.

Dopo la disinformazione di Putin e l’apparente dimenticanza di Merkel-Hollande, i funzionari di Kiev hanno rincarato pubblicamente il loro concetto di “missione di polizia armata dell’OSCE”.
Il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin, aveva già introdotto questa nozione alla riunione del gruppo “Normandia” – Russia, Germania, Francia e Ucraina – di Parigi del 4 marzo, e poi l’aveva ripetuta alla riunione del 6 aprile durante l’ultimo incontro del gruppo di Minsk.
Per tanto poco credibili che possano essere queste “elezioni”, una forza di polizia internazionale deve garantire l’ordine pubblico e la sicurezza durante tutta la campagna pre-elettorale, il ballottaggio e dopo lo spoglio.
Secondo il rappresentante ucraino all’interno del gruppo di contatto di Minsk, Roman Bessmertniy, la missione di polizia internazionale dovrebbe essere coinvolta in tutte le fasi del processo elettorale, in effetti spiega Bessmertniy, “considerando che siamo in un territorio senza leggi e controllato da banditi, se vogliamo elezioni in conformità con gli standard internazionali e monitorati dall’agenzia specializzata dell’OSCE, la polizia armata serve all’inizio, durante e subito dopo l’avvenimento elettorale”.

A livello pratico, Kiev sostiene che nessuna presenza civile internazionale possa funzionare correttamente nel territorio secessionista senza la protezione armata: la SMM – Special Monitoring Mission – una missione civile disarmata di monitoraggio del cessate il fuoco, è regolarmente minacciata, intimidita e le viene negato l’accesso ai territori controllati dai separatisti. L’ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR) è noto per essere preoccupato del fatto che i suoi osservatori elettorali, se spediti “ad osservare le elezioni”, debbano affrontare sfide simili. I rischi di vita, l’incolumità fisica e la mancanza di sicurezza rendono difficili le assunzioni del personale SMM e ODIHR. La scelta di Kyiv di una missione internazionale di polizia armata è una posizione difficile da confutare.
Politicamente, la proposta di Kiev per una missione di polizia armata OSCE è l’ultimo tentativo per limitare alla Russia il monopolio completo in questo territorio legalmente ucraino. L’Occidente ha praticamente ammesso il monopolio russo in tutti gli altri conflitti “congelati” – Transnistria, Nagorno-Karabakh, Abkhaz e Sud Ossetia.

Diplomaticamente, l’insistenza di Kiev per organizzare un corpo speciale di polizia armata dell’OSCE, essendo una missione complessa che richiede tempo, può essere visto come una tattica per ritardare “le elezioni” nel territorio controllato dai russi. La diplomazia occidentale è incapace di mettere la Russia sulla strada delle sue responsabilità secondo l’armistizio di Minsk, e vaga per obbligare l’Ucraina a mantenere i suoi “obblighi” di Minsk. Inoltre, la presidenza tedesca dell’OSCE sembra pronta a rischiare la sua reputazione e quella dell’ODIHR con le votazioni nei territori di Donetsk-Lugansk.

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