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26 settembre 2017

I rifugiati e la Merkel


Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha un ottimo motivo per volere un serio e costruttivo rapporto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: al momento, la collaborazione decisa a marzo tra l’Unione europea e la Turchia sembra aver disinnescato la crisi dei rifugiati. Merkel ora ha tutto il tempo per concentrarsi sulla valutazione dei danni politici creati e sul ripristino della sua posizione in seno all’UE, minati lo scorso anno dal suo compassionevole cuore.

L’agenzia di migrazione tedesca nel mese di marzo ha registrato 58.315 richieste d’asilo, con un incremento del 13 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma questo tuttavia è solo il lavoro arretrato. Nonostante l’ultima tragedia nel Mediterraneo, in cui fino a 500 persone potrebbero essere annegate tra la Libia e l’Italia, il percorso dei rifugiati nel Mediterraneo è notevolmente diminuito, proprio perché la via più facile d’accesso attraverso il Mar Egeo è stata in una qualche maniera messa sotto completo controllo.
I dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati dimostra che l’accordo con la Turchia – che permette all’Europa di rimandare indietro gli immigrati senza documenti alla Turchia in cambio di un numero uguale di siriani dai campi profughi turchi – sta funzionando: in autunno, ci sono stati giorni in cui arrivavano fino a 10.000 persone al giorno sulle isole greche, dall’inizio di questo mese, i numeri si sono ridotti a meno di 100.

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In un recente post, Jacob Funk Kirkegaard del Peterson Institute for International Economics non ha attribuito il prosciugamento del fiume dei rifugiati all’accordo UE-Turchia, ma alle misure di controllo alle frontiere imposte ad hoc dai paesi lungo il percorso, in particolare la Macedonia, dove le truppe non esitano a usare proiettili di gomma contro i rifugiati che stanno cercando di attraversare il confine dalla Grecia. Kirkegaard ha scritto anche, che se i rifugiati cercano percorsi alternativi, anche altre nazioni sono suscettibili d’attuare misure simili: “La Bulgaria e l’Albania potrebbero immediatamente replicare la politica macedone se dovessero aumentare i flussi nel loro territorio… I numeri potrebbero raggiungere le decine di migliaia attraverso i percorsi alternativi, ma mai a livello di quelli del 2015 e i primi mesi del 2016”.
È probabilmente vero che il freddo benvenuto ricevuto dai rifugiati in Germania, le operazioni di recinzione e le vessazioni della polizia contro i rifugiati possono aver influito sulla diminuzione degli arrivi, ma non possono spiegare un calo così spettacolare.

L’accordo UE-Turchia sta funzionando. Le prime deportazioni sono iniziate il 4 aprile, con 325 persone restituite dalla Grecia, ha reso noto in un comunicato l’Unione europea tre giorni fa. L’UE non è in grado di specificare chiaramente il numero specifico di rifugiati accettati dalla Turchia, ma non vuole superare la cifra di 54 mila, anche per mandare un forte messaggio ai rifugiati che i rischi per arrivare in EU sono più alti dei vantaggi.
Il messaggio, tuttavia, potrebbe uscire annacquato se la Turchia non fa la sua parte ammettendo i deportati. Ma l’affare ha dei costi: per esempio, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha minacciato la prosecuzione dell’accordo a meno che l’UE non permetta l’esenzione del visto ai turchi entro giugno. I funzionari europei vorrebbero attuare una tale decisione, ma c’è poco spazio di manovra. L’imbottigliamento dei rifugiati siriani in Turchia, è ben lungi dall’essere una soluzione umana, ma è l’unico che può rimuovere l’immediata minaccia politica per Merkel e sedare una probabile ribellione contro il dominio tedesco in Europa.

Il risultato alla crisi è una tipica soluzione europea: ci si basa su misure ad hoc difficili da imporre alle nazioni balcaniche, alcune delle quali non sono nemmeno membri dell’Unione Europea o paesi di destinazione per gli immigrati; si tratta di un affare traballante con un delle linee autoritarie volubili, che è incline a farsi insultare dai comici europei; ma soprattutto è disumano e inaccettabile per i disperati e gli sfollati. Questa è una brutta palla di compromessi e tradimenti dei valori europei legati insieme con lo spago – o forse con niente di più che una speranza che in un qualche modo la cosa si risolva.
Merkel è specializzata in compromessi non facili, ma a differenza dei suoi successi dello scorso anno – il salvataggio della Grecia tenuta all’interno della zona euro e l’improvvisato affare che ha per lo meno stabilizzato i pesanti combattimenti in Ucraina orientale – questo recente è più imbarazzante. L’Europa guidata dalla Germania ha dichiarato di puntare sui valori, invece, sta cacciando un numero relativamente piccolo di persone – rispetto alla sua popolazione – risolvendo di lasciarli fuori, qualunque siano i terribili esiti per coloro che cercano rifugio.

Merkel potrebbe vincere politicamente: presto lei sarà in grado di dire ai nervosi tedeschi che il problema rifugiati è stato risolto; eppure il tentativo di leadership morale che la Merkel ha fatto aprendo le porte della Germania – con i suoi critici che sostengono che ha creato un problema – è svanito, e in eredità a lungo termine si trasformerà in un danno per la Merkel.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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