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12 dicembre 2017

Un piano nazionale per la Russia


Il governo russo ha approvato una sobria previsione economica per i prossimi tre anni che fa riflettere: le prospettive del paese sembrano così prive di gioia, che il presidente Vladimir Putin, potrebbe finalmente decidere d’iniziare ad ascoltare gli economisti che lo criticano della sua non celata preferenza per un temperato enorme settore pubblico frammischiato ad una dose di capitalismo clientelare.
I leader attuali russi sembrano vagare in un universo parallelo dove la Russia è assediata da un ostile Occidente e deve lottare per la sopravvivenza contro un sinistro egemone globale. In un’altra epoca, tutto questo avrebbe portato le élite ad abbracciare teorie economiche non ortodosse o ad iniziare a nascondere i dati del vero stato dell’economia nazionale; ma questo, tuttavia, ora non sta accadendo.

Il ministero dell’economia, guidato da Alexey Ulyukaev, mentre sta sottolineando alcuni motivi di ottimismo, come la crescita nel primo trimestre di alcune industrie manifatturiere, un rallentamento dell’inflazione, un aumento dei profitti delle imprese, un mercato in crescita, un rafforzamento della moneta e un’ampia liquidità nel settore bancario, fa pochi sforzi per chiarire la continua recessione, la caduta dei salari reali, il moribondo settore retail ulteriormente soffocato da uno dei tassi di risparmio più alti del mondo industrializzato – il 15,7 per cento in marzo. (Le banche pagano ancora l’interesse sui depositi a livelli altissimi e i russi non credono che la recessione finirà molto in fretta).
Le previsioni del ministero per il 2016, sono una contrazione dello 0,2 per cento della produzione economica, che è più ottimistica rispetto al calo dell’1,3 previsto dagli economisti. Eppure, per il 2017, Ulyukaev vede solo lo 0,8 per cento di crescita nello scenario di base, mentre la previsione di consenso degli analisti parla di un’espansione dell’1,3 per cento. Anche se il ministero dell’economia s’aspetta che i salari e il fatturato al dettaglio si muovano con cautela, la previsione, sulla base di 40 dollari al barile del petrolio, il principale prodotto d’esportazione del paese, promette miracoli.

– Ulteriori dinamiche sono possibili se la struttura dell’economia e le istituzioni migliorano -ha sostenuto Ulyukaev. Si tratta di un discorso decoroso, di una formula attentamente dettagliata, ma il ministro chiaramente sta dicendo ai suoi colleghi che, se non si fa nulla, la Russia manterrà il suo ritardo nello sviluppo economico rispetto al resto del mondo.
C’è ansia all’interno del governo per la mancanza di crescita nel prossimo futuro: anche nel 2019, è previsto, sulla base di un prezzo di petrolio invariato, che si raggiunga il 2,2 per cento. C’è anche un certo prurito al riguardo di fare qualcosa, anche se mancano le direttive. Il primo ministro Dmitri Medvedev ha scritto recentemente a Putin una lettera proponendogli una riforma della governance, che creerebbe per i ministri un sistema di indicatori chiave di trasparenti performance. “D’accordo – ha scritto Putin sulla lettera.

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L’idea è una delle numerose proposte indicate circa un anno fa da German Gref, l’amministratore delegato della proprietà statale, Sberbank, e uno degli architetti chiave delle riforme di Putin nei primi anni del 2000. Gref ha anche parlato di creare un Centro quasi-indipendente per progettare le riforme necessarie. Cosa che, a quanto pare, sta per accadere ora sotto l’ex ministro delle finanze, Alexei Kudrin.
Kudrin sarà a capo del Centro per lo Sviluppo Strategico, dove avevano preso corpo le riforme pianificate da Gref nei primi anni 2000. Il think tank, istituito nel 1999 con l’aiuto degli oligarchi, non ha smesso il suo funzionamento, anche se la sua influenza nel tempo sta sempre più scemando, e si era dedicato a progetti di consulenza per un certo numero di aziende statali russe ed enti governativi. Kudrin, per rilanciare l’importanza del centro è un peso massimo politico, e in aggiunta, la sua nomina ha la benedizione di Putin. Il presidente ha reso nota la nomina durante lo show televisivo annuale con gli elettori della settimana scorsa.
– È un ottimo specialista, un brillante esperto – ha inneggiato Putin riferendosi a Kudrin – E se vuole contribuire a risolvere i problemi della nazione, perché no?
Kudrin il 20 aprile, durante una discussione pubblica, nella quale ha espresso la sua visione e la necessità di cambiamenti, ha definito lo stato attuale del sistema giudiziario, di polizia e le modalità del governo d’interagire con la società come “ostacoli chiave per un ulteriore sviluppo”.

– Le istituzioni che sono emerse, se non vengono riformate portano il nostro sistema verso una stagnazione a lungo termine – ha puntualizzato Kudrin – Sono certo, che se non facciamo le riforme centralizzate, siamo sulla soglia di alcuni cambiamenti sociali.
Come Ulyukaev, Kudrin formula la sua agenda nel modo più mite possibile. In parole povere, la sua affermazione significa che il Cremlino ha bisogno di riformare il suo violento sistema corrotto e self-serving che si è coagulato sotto Putin, o dovrà affrontare le agitazioni popolari.
Nel suo discorso, Kudrin ha avvertito che non importa quali brillanti piani gli economisti possano elaborare, anche perché potrebbero “sbattere contro il muro dei vincoli politici”, lui s’aspetta che Putin comprenda la necessità di rendere il sistema più umano e più favorevole agli investimenti, prima che accadano cose peggiori.
Putin non gli ha promesso nulla – il suo “perché no” è una scrollata di spalle, non un abbraccio – ma almeno ha approvato la nomina ed è consapevole delle intenzioni di Kudrin.
Una delle parole che l’ex ministro ha usato nel suo discorso è stata “perestroika” – il termine usato da Mikhail Gorbaciov per modernizzare il sistema sovietico alla fine del 1980. Non è un caso che il cauto Kudrin abbia usato la parola: lui crede chiaramente che sono necessarie misure drastiche per assicurare che il regime di Putin rimanga vitale. Dubito che lo stesso presidente la pensi così. Lui è visibilmente nostalgico dell’Unione Sovietica, lui è senza riferimenti verso Gorbaciov, soprattutto in considerazione del risultato finale delle sue riforme. Ma Putin, da quando è tornato alla presidenza nel 2012, non ha un piano d’azione nazionale coerente, e i suoi non attacchi a Kudrin suggeriscono che almeno è aperto all’idea.

È meglio di niente, ma rendere meno repressivo il Cremlino sarà una dura lotta, e mentre Kudrin e gli altri sobri economisti fanno del loro meglio, la Russia continua a retrocedere nei confronti delle altre grandi economie.

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