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24 settembre 2017

NATO-UCRAINA: partner associato


Al prossimo vertice di Varsavia del mese di luglio, la NATO sta progettando d’offrire a Kiev e Tbilisi un nuovo status di “partenariato associato”; anche se la Georgia, che sperava di ricevere il Membership Action Plan (MAP), non nasconde la sua delusione.
“Una più stretta cooperazione nella regione del Mar Nero, rende Tbilisi consapevole delle realtà politiche esistenti e considera lo status di collaborazione associato come un passo importante sulla strada per l’Alleanza – riporta la pubblicazione New Europe.

Anche se lo status di “partner associato”, recentemente istituito, alla Georgia sembra più un premio di consolazione, in realtà non è solo un passo simbolico. Tra coloro che la pensano così c’è anche Vakhtang Maisaia, l’ex-presidente del dipartimento per le relazioni Georgia-NATO.
Inoltre, secondo la pubblicazione georgiana Rezonansi, l’Alleanza offrirà a Kiev e Tbilisi nella regione del Mar Nero, il formato di cooperazione 28 + 2, che è già stato sperimentato con altri non membri NATO come la Finlandia e la Svezia. L’idea, è stata proposta dal segretario generale della NATO, Alexander Vershbow al Forum Sicurezza di Kiev, il quale ha sottolineato che l’Ucraina e la Georgia dovrebbero fare uno sforzo cooperativo, perché “i probabili piani russi per implementare le armi nucleari nella regione del Mar Nero potrebbero sconvolgere l’equilibrio dei poteri”.
Gli esperti ritengono che, tenendo in considerazione che tre paesi regionali – Bulgaria, Romania e Turchia – sono già membri NATO, l’adesione di Kiev e Tbilisi al formato 28 + 2, isoli ulteriormente la Russia nella regione del Mar Nero.

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Chiediamo direttamente ad alcuni esperti cosa possa significare lo status di “partner associato” per l’Ucraina e la Georgia.
John Herbst, direttore del centro Dinu Patriciu Eurasia del Consiglio Atlantico a Washington, D.C.
– Non ho alcuna obiezione al concetto dello “status di associato”, ma non sono sicuro se sia veramente necessario. La Georgia e l’Ucraina devono fare quello che possono per ridurre l’aggressione, la sovversione e la loro vulnerabilità al Cremlino. La NATO non dovrebbe cercare di entrare in questi rapporti.
La NATO – prosegue Herbst – ha bisogno d’adottare misure forti all’interno degli Stati membri a Oriente per dissuadere l’aggressione russa; ma ha anche bisogno di una presenza più forte nel Mar Nero come una forma di protezione per la Georgia e l’Ucraina. Io credo anche che le altre nazioni della NATO dovrebbero dare all’Ucraina armi letali difensive, come dovrebbero anche fornire un sistema elettronico di monitoraggio delle frontiere della Georgia”.
Per quanto riguarda la Crimea, – chiarisce il direttore del centro – abbiamo bisogno di rimuovere le scappatoie alle sanzioni e assicurarci che le imprese occidentali non stiano facendo affari in o con la Crimea”.

Steven Pifer, senior fellow della Brookings Institution, Washington, D.C.
– Non sono sicuro, ma vedo saggezza che scorre con l’arrivo di sempre nuovi titoli che descrivono il rapporto tra la NATO, l’Ucraina e la Georgia. Al momento, il fatto è che non c’è un grande entusiasmo all’interno della NATO per mettere uno dei due paesi su una pista di appartenenza. La NATO non dovrebbe dare ad un paese un piano d’azione per l’adesione fino a quando non ha una certa risposta alla seguente domanda: cosa farà la NATO che ha dato ad un paese il MAP, se questo diventa vittima d’aggressione? Il problema è che un paese che ha il MAP non ha la garanzia di sicurezza dell’articolo 5. A volte, si ha la sensazione che Tbilisi e Kiev – e anche Mosca – si concentrino troppo sui titoli. Il piano d’azione NATO-Ucraina del 2002 copre per il 95 per cento ciò che prevede un MAP. Il titolo del rapporto è meno importante del contenuto del piano, e se l’Ucraina e la Georgia adempiono attivamente le azioni concordate si costruiscono una rete di legami e di cooperazione con l’Alleanza, che è quasi pari al MAP”.

Volodymyr Ogryzko, l’ex ministro degli affari esteri ucraini, Kiev.
– C’è stato uno scambio di opinioni ieri sul modo d’intensificare la cooperazione tra la NATO, l’Ucraina e la Georgia. Eppure, è stato fatto molto ufficiosamente e sarebbe forse troppo presto per parlare di eventuali decisioni concrete, ma il fatto stesso di questa discussione dimostra che la NATO sta riconsiderando i suoi approcci alla cooperazione con i partner orientali. La proposta della Turchia d’accelerare l’ingresso della Georgia nella NATO è una delle indicazioni che questa organizzazione sta valutando la situazione in maniera più adeguata e adotterà le misure corrispondenti.
Per quanto riguarda la formula e il cambio di formato – spiega Ogryzko – è non solo un segnale puramente politico ed estremamente importante, ma è anche un argomento essenziale a favore di una intensificata cooperazione. Un cambio di formato è sempre seguito da un cambiamento nella qualità della cooperazione tra i partner; pertanto, a mio parere, un progresso in questa direzione è positivo, e spero vivamente che il vertice della NATO a Varsavia porti l’Ucraina e la Georgia più vicine all’Alleanza.

Naturalmente, il punto chiave di ogni cooperazione non è il titolo di un trattato – continua l’ex ministro ucraino – un accordo o un programma, il contenuto e se i partner sono connessi a quello che dovrebbe essere una cooperazione efficace; ma l’importante è la forma. Di conseguenza, il paese che riceve il MAP è un ufficiale membro candidato della NATO, mentre il paese che ne viene privato è uno dei molti partner senza prospettive di adesione. Quindi, non vorrei parlare solo del contenuto – dobbiamo parlare sia del contenuto che della forma. Solo allora l’interazione sarà più efficace”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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