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19 novembre 2017

Russia: le repressioni e la violenza portano profitto?


Le rivendicazioni di “stabilità” e “fiducia”, indicate dal presidente Vladimir Putin sotto forma di risposte alle domande accuratamente selezionate durante il programma di telefonate in diretta TV in onda il 14 aprile, si sono dimostrate come due diversi concetti, il primo, un qualcosa d’irrilevante, mentre il secondo è una piena contraddizione tra la discordia dei vip del Cremlino e il governo. Putin, durante il programma televisivo, ha cercato di ricrearsi l’immagine di un attento e premuroso maestro concentrato sulla politica interna, ma l’incapacità di capire la triste realtà della prolungata crisi russa, lo ha fatto apparire come un alieno.

Il presidente ha minimizzato anche il confronto con il sempre ostile Occidente, ma da allora le tensioni e le ostilità hanno raggiunto un nuovo livello d’intensità.
La ripresa del dialogo tra la Russia e la NATO, interrotta dopo le aggressioni russe in Ucraina, avrebbe dovuto attenuare il nervosismo, tuttavia, la settimana scorsa, il 20 aprile, durante la riunione del Consiglio NATO-Russia, l’ambasciatore russo ha solo aggiunto ulteriore spirito alla reciproca diffidenza. Alla vigilia dell’incontro, Mosca ha trovato opportuno mettere in scena nel teatro Baltico una serie di provocazioni militari. Queste innegabili violazioni alle elementari regole della prevenzione degli incidenti militari sul mare e in aria, hanno incluso la provocazione dell’aereo Su-24 russo contro la nave americana USS Donald Cook, che era in visita in Polonia e in Lituania, anche se il ministero della difesa russo l’ha presentato come un tentativo di mettere “pressione militare” su Mosca. Tali sfide, come il fatto di non mostrare moderazione in Ucraina, difficilmente potranno aiutare Mosca ad avere un rallentamento delle sanzioni; ma allo stesso tempo, il comportamento aggressivo di Mosca sui fianchi orientali della NATO non aiuterà i tagli al suo bilancio di difesa, in un momento in cui il declino economico del paese continua senza sosta.

Mi-8-helicopter-Alex Beltyukov_Wikicommons

L’unico punteggio positivo per il Cremlino, sono stati i falsi e rischiosi attacchi al cacciatorpediniere della marina statunitense che si sono presi tutta l’attenzione dei media, lasciando nel dimenticatoio la caduta di un elicottero Mi-28N russo nei pressi di Homs, in Siria, in cui sono morti due piloti. L’intervento russo in Siria è in un limbo, e mentre le forze del regime di Bashar al-Assad si preparano per una nuova offensiva, Mosca per paura di ulteriore vittime, è riluttante ad impegnarsi in una nuova avventura. Il segretario di Stato americano, John Kerry, sta cercando di consolidare il cessate il fuoco su linee che potrebbero mantenere l’opposizione moderata al sicuro dagli attacchi aerei russi, pur ammettendo inconciliabili differenze col sostegno di Mosca per al-Assad: “Ovviamente, non siamo stupidi”. Ci sono stati anche incontri pericolosi nel cielo siriano che hanno coinvolto i combattenti israeliani, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che si è focalizzato sulla prevenzione di ulteriori incidenti. La battuta d’arresto più dolorosa per le manovre russe in Medio Oriente, tuttavia, è arrivata a Doha, in Qatar, dove i colloqui multilaterali sui possibili tagli alla produzione del petrolio hanno comportato un fallimento del tutto prevedibile: l’Iran, anziché diminuire, vuole aumentare la sua produzione.

Le speranze di Mosca che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) avesse trovato un modo per rialzare i prezzi sono infatti del tutto fuori luogo: gli economisti russi ora descrivono la lunga stagnazione come una “nuova norma” russa, che potrebbe anche essere interrotta da una serie di taglienti contrazioni. Cercando di alzare questa traiettoria senza speranza, Putin ha richiamato il suo vecchio lealista, Alexei Kudrin, affinché progettasse un nuovo pacchetto di riforme; ma non c’è alcun modo, che ogni proposta di liberalizzazione che elimini il controllo statale sulla danneggiata economia, non contraddica direttamente le linee guida ufficiali. Il primo ministro Dmitry Medvedev, nel frattempo, è tutt’altro che entusiasta della riabilitazione di Kudrin e ha rapidamente pubblicato una sua proposta di riorganizzazione del governo, che conserva, a suo avviso, troppe caratteristiche sovietiche. Questa confusione distrugge l’illusione della stabilità. In un recente sondaggio d’opinione sulla situazione russa, solo il 2 per cento crede che il Paese sia “stabile”, il 41 per cento degli intervistati vede una “temporanea difficoltà”; il 14 per cento una fase di “stagnazione”; il 17 per cento teme “l’inizio della crisi”, mentre il 16 per cento vede un “aumento del caos”.

Gli indici di gradimento di Putin possono rimanere alle stelle, ma i suoi luogotenenti temono un aumento del malcontento da parte di una sconosciuta massa critica: questi timori sono stati evidenziati da Aleksandr Bastrykin, il capo del comitato investigativo, che incolpa l’escalation dell’instabilità interna russa alla “guerra ibrida” condotta dagli Stati Uniti negli ultimi dieci anni. Bastrykin è una delle figure più influenti del personale dei servizi di sicurezza di Putin (siloviki), e la sua esternazione di un aumento dell’estremismo sponsorizzato dall’Occidente è in netto contrasto con le rassicurazioni di Putin in termini di stabilità. Le proposte di Bastrykin per i controlli in stile cinese su Internet e le sanzioni penali per le “falsificazioni” della storia, elaborano il suo punto chiave: “Basta giochi di falsa democrazia”. Quindi, è un appello a Putin perché aggiorni la macchina repressiva. La Guardia Nazionale di nuova costituzione, del resto, ha già iniziato ad operare disperdendo le proteste di strada contro l’aumento delle tariffe comunali.

Il tentativo d’influenzare le scelte di Putin è un segno di perplessità, piuttosto che un’azione determinata dei siloviki, anche se ha poche possibilità di successo. Putin non è più in grado di reprimere il malcontento di massa se non lanciando riforme economiche liberali; lui non può né reinventare il suo regime corrotto, ​​né sviluppare una semi-democrazia, egli per amplificare le misure palliative s’affida pesantemente alla propaganda, mentre allo stesso modo, nel processo decisionale estero, sta facendo il pendolo tra la durezza con la NATO, perché sta cercando di aumentare le difese dei paesi baltici, e la flessibilità nel Donbas, dove mantiene una guerra di prudenza. Ad ogni turno, la sorpresa generata dalla sua ultima mossa può registrare un successo tattico, ma questa imprevedibilità significa una mancanza di direzione e ogni passo aggressivo richiede una corrispondente ripresa della repressione interna. Ogni voltafaccia richiede un cambiamento di restrizioni; ma la Russia non si ferma per queste incoerenze, lei continua solo a scendere.

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