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25 settembre 2017

La libertà d’espressione


I presidenti dell’Ucraina e della Bielorussia, i due paesi più colpiti dalla tragedia nucleare di Chernobyl, hanno utilizzato l’anniversario della disgrazia di 30 anni fa per fare le loro esternazioni politiche, e sembra che nessuno di loro, nemmeno il presidente russo Vladimir Putin, abbia tratto dal disastro le giuste conclusioni.

Il 26 aprile 1986, mentre i gestori dell’impianto stavano testando un nuovo generatore, è esplosa l’unità 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Lo scoppio per se stesso ha ucciso solo una persona, ma le sue conseguenze sono state epocali: 116.000 persone sono state reinsediate, 49 persone sono morte mentre operavano nella centrale per limitarne i danni e ripulirla, 65 morti sono stati accertati tra i civili e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato un numero prematuro di 4.000 persone affette da un cancro alla tiroide. La nuvola di materiale radioattivo che è uscita dal reattore, è ricaduta su vaste aree circostanti contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione e il reinserimento di ulteriori 336 mila persone. Nubi radioattive hanno raggiunto anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

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In Ucraina, in un raggio di 30 chilometri dalla pianta ancora transennata, vivono circa duecento persone a proprio rischio. Ho visitato il territorio nel 2013 e lo ho trovato misterioso e cupo, in cui gli alberi e gli animali selvatici si erano creati un regno completamente sovietico. Nella zona c’era un fiorente commercio illecito di materiale ferroso, che forniva un reddito non ufficiale alle persone che lavoravano “nella zona”, com’è conosciuta localmente. A giudicare dalle notizie più recenti, da dopo la rivoluzione del 2014 nulla è cambiato.
Questo non ha impedito al presidente Petro Poroshenko d’utilizzare l’occasione per parlare del suo argomento preferito: l’Ucraina è una vittima della Russia e ha bisogno di aiuto dal resto del mondo. Il reattore di Chernobyl, dopo tutto, è stato progettato a Mosca.

Sul viaggio del percorso storico del popolo ucraino c’è la tragedia di Chernobyl che si trova a circa metà strada tra l’occupazione nazista e l’aggressione russa – ha sostenuto il presidente in un discorso di martedì – Nel momento in cui sono ancora necessarie colossali risorse per il sostegno sociale delle vittime e per superare le conseguenze della catastrofe di Chernobyl, dobbiamo spendere quasi un quinto del nostro bilancio per la difesa e la sicurezza”.
Da eco al presidente ucraino, Alexander Lukashenko, che dal 1994 è presidente della vicina Bielorussia, anche lui si è lamentato della mancanza di fondi – Il disastro ci è costato 235 miliardi di dollari – ha sottolineato Lukashenko, senza spiegare da dove ha ricavato un tale astronomico importo.
Gli aiuti della comunità internazionale sono sempre stati e rimangono del tutto insignificanti – ha ribadito Lukashenko – È deludente, naturalmente, che l’Occidente ci abbia fatto pressione con le sanzioni per molti anni, invece che aiutarci in modo significativo. Sarebbe stato nello spirito dei valori umanitari sostenerci e difenderci con tanto fervore, soprattutto perché i bielorussi sono ostaggi di una catastrofe che non è dipesa da loro”.

Putin s’è astenuto dall’attribuire colpe e non ha lamentato denaro, ha solo commemorato il disastro con la firma di un messaggio ai sopravvissuti: “che la tragedia sia una seria lezione per tutta l’umanità”.
Anche se è difficile dire esattamente cosa intendesse con una “seria lezione”, l’energia nucleare può essere pericolosa, e Chernobyl, sotto questo aspetto, ha attirato l’attenzione. Molti governi sono ora diffidenti nei confronti delle centrali nucleari vicine ai loro confini; proprio la scorsa settimana, la Germania e il Lussemburgo hanno chiesto al Belgio, che non è stato in grado di confermarne la sicurezza, di chiudere due reattori che erano stati riaperti dopo una pausa. Eppure è stato il disastro del Giappone del 2011 che ha fatto decidere alla Germania di chiudere il suo programma nucleare. La Russia invece non ha mai imparato la lezione: gli impianti sono ancora in attività, e il combustibile nucleare, come la sua tecnologia sono tra i prodotti più esportati del paese.

Forse “la lezione” più importante del disastro deve essere intesa dal resto del mondo, ma non dall’ex Unione Sovietica. Chissà? Sotto Mikhail Gorbachev, la leadership sovietica ha confermato che si trattasse di una catastrofe solo due giorni dopo l’accaduto, ma solo grazie ad un’enorme pressione internazionale ha convenuto che il sito dovesse essere ripulito. La dichiarazione ufficiale è stata diramata durante le notizie serali della televisione di Stato come 21 esima delle news: ma le autorità comuniste in Ucraina e in Bielorussia non sono state da meno: hanno preso parte all’insabbiamento.
Gorbaciov, non ha affrontato il tema Chernobyl con la nazione fino al 14 maggio, e durante il suo discorso ha sostenuto che gli scienziati e i burocrati sovietici non erano riusciti da subito a valutare quanto disastroso fosse stato l’incidente. Sia come sia, la lentezza delle autorità sovietiche ad ammettere ciò che era accaduto ha minato drammaticamente la fiducia della gente nel governo. Alla popolazione è stato concesso di tenere nelle vicinanze le celebrazioni del primo maggio, mentre i venti e le nubi disperdevano materiali radioattivi su di loro; ma quando la gente è stata edotta del pericolo che aveva corso e che stava correndo, è stata dura a fargliela digerire: l’insabbiamento di Chernobyl è stata un’importante responsabilità addossata ai comunisti quando i cittadini hanno smantellato l’impero sovietico nel 1990 e 1991.

I governi post-sovietici hanno ignorato del tutto questa lezione di Chernobyl: Lukashenko dalla Bielorussia, è stato il primo dei tre paesi colpiti a sbarazzarsi della sua stampa libera; l’Ucraina ha ancora un record: quello di non segnalare le sconfitte militari fino a quando non sono impossibili da nascondere; Putin, ha gradualmente acquisito il controllo dei media del suo paese, e la macchina della sua propaganda è in strada contro ogni pretesa di verità.
– La reazione alla catastrofe ha dimostrato, da un lato, solidarietà umana e altruismo, e dall’altro, l’essenza menzognera e disumana della condizione – ha scritto il politico russo Grigory YavlinskyTrenta anni dopo quegli eventi, il nostro paese sta rapidamente e con decisione tornando agli stessi standard: la società è costantemente priva di mezzi di comunicazione liberi e manca di verità sugli eventi”.

I presidenti hanno assicurato le loro nazioni che non è più possibile fare insabbiamenti; ma non sono certo se lo hanno fatto in modo convincente. Anche ora, un incidente pari a quello di Chernobyl, potrebbe non venire immediatamente segnalato in nessuno di questi tre grandi paesi – o per lo meno, i governi potrebbero ignorarlo del tutto: gli interessi della gente comune non sono ancora la principale preoccupazione dei governanti post-sovietici. Per oro, per non affrontare apertamente i problemi, la prima reazione ad una cosa spiacevole o ad un pericolo è la soppressione delle informazioni.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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