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19 novembre 2017

Nuovi tentativi per annacquare le riforme ucraine


Il 15 marzo, il parlamento ucraino ha approvato un’importante iniziativa anticorruzione che richiede che i funzionari presentino – come requisito per la liberalizzazione dei visti con l’Europa – la dichiarazione elettronica dei redditi. Ma, mentre Kiev continua a fissarsi sul nuovo governo del presidente Petro Poroshenko, il 18 aprile, la Corte Costituzionale ucraina (CCU) ha iniziato a prendere in considerazione un appello, presentato da quarantotto deputati dell’ex Partito delle Regioni, per eliminare delle disposizioni contenute nella legge delle dichiarazioni dei redditi dei politici. La norma al momento rimane al suo posto, ma viene messo in bilico il percorso dei riformatori.
Questa saga suona familiare!

Il Parlamento, nel mese di febbraio, ha cercato d’annacquare la legge in questione, ma è stato alla fine sconfitto da una combinazione di pressioni della società civile, Unione europea e, in ultima analisi, dal veto presidenziale. Tuttavia, quest’ultimo tentativo parlamentare è grave e sembra essere ampiamente trascurato.
Se la Corte Costituzionale sostiene l’appello presentato dagli alleati dell’ex presidente Viktor Yanukovich, la nuova direttiva s’indebolirebbe tanto da diventare inutile – ha spiegato Evgen Chernyak, un analista di Transparency International Ucraina.

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I deputati hanno chiesto alla CCU di rendere il dettame più “morbido” introducendo quattro cambiamenti:
– In primo luogo, i deputati hanno reclamato che nella dichiarazione si preveda di separare dal dichiarante i genitori e i ragazzi non residenti. Ciò consentirebbe ai funzionari di registrare la proprietà di eventuali guadagni illeciti ai loro figli o genitori anziani, e non essere tenuti a ufficializzarli nelle loro dichiarazioni dei redditi annuali.
– Gli ex amici di Yanukovich hanno proposto d’eliminare dalla dichiarazione l’obbligo di rivelare le costruzioni incompiute, o in fase di edificazione, beni aziendali, denaro, crediti, prestiti, spese, secondo lavoro e valori mobili, come gioielli, quadri e tappeti. Questo apre un’altra porta ai funzionari dando a loro delle alternative forme di investimento.

– Il gruppo dei deputati vorrebbe togliere il diritto alla nuova Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione (NAPC) d’effettuare controlli dettagliati sulle divulgazioni dei funzionari confrontandole con i loro stili di vita attuali. Controllare gli stili di vita dei funzionari, è il modo principale che la NAPC ha per verificare la correttezza delle informazioni, certo che se gli viene tolta questa capacità, l’ente non potrà più avere nessuna possibilità di controllare e scoprire i funzionari corrotti.
– Infine, i deputati hanno suggerito di togliere la responsabilità penale per la presentazione di comunicazioni non corrispondenti alla verità. Ciò lascerebbe aperta solo la strada delle sanzioni amministrative applicate a discrezione di un giudice. Le false comunicazioni, dal punto di vista amministrativo, prevedono sanzioni che colpiscono gli importi dichiarati come non reali nel range tra le 137.000 alle 344.000 grivne, per gli importi superiori ai 344.000 e sotto i 137.000, il dichiarante non incorre in nessuna penalità. Tutto senza senso!

Se i deputati riescono nel loro intento “la dichiarazione elettronica in teoria rimarrà in essere, ma l’archiviazione delle e-dichiarazioni diverrebbe solo una mera formalità – ha sostenuto Chernyak.
Gli attivisti temono che la Corte Costituzionale possa sostenere il ricorso. Sei dei sedici giudici del CCU sono ex alleati di Yanukovich, così naturalmente “questi sei giudici saranno probabilmente ben disposti verso l’appello dei parlamentari dell’ex Partito delle Regioni. Sono alleati naturali! – ha riferito Oleksandra Drik, il capo della ONG del Comitato Civico per la lustrazione.
Gli attivisti di Kyiv si stanno preparando per un altro combattimento: hanno in programma di educare il pubblico della minaccia rappresentata dal ricorso contro la legge della e-dichiarazione. La appena ventilata proposta d’esenzione del visto verso l’Unione europea per gli ucraini, è per molti una mossa di benvenuto; ma l’appello potrebbe minacciarne il risultato, per cui gli attivisti cercheranno di rendere consapevole l’opinione pubblica dell’importanza di mantenere in essere la legge esistente.

Con la strategia dei parlamentari “amici” di Yanukovich, si pone anche un problema temporale: gli attivisti temono che, il tribunale astutamente possa emettere la decisione solo dopo che l’Unione europea e l’Ucraina avranno firmato l’accordo definitivo per lo status d’esenzione dal visto, così “un modo importante per annullare un’eventuale mobilitazione popolare potrebbe essere parato dopo che è stato garantito il visto – ha continuato Chernyak.
La società civile vuole evidenziare come l’appello dei deputati sia in grado di devastare l’agenda dei riformatori anticorruzione: oltre l’80 per cento degli ucraini sostiene che la corruzione è “un problema”, e senza l’opportunità di poter accertare in modo efficace le attività dei funzionari, la società civile, con l’aiuto della popolazione, spera di riuscire a mettere alla Corte quella necessaria pressione per obbligarla a respingere il ricorso una volta per tutte.

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