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18 novembre 2017

FESTA DELLA LIBERAZIONE: ESEMPIO DI FORZA E CORAGGIO TERESA MATTEI, LA PIU’ GIOVANE MADRE DELLA COSTITUZIONE


È da poco trascorsa la giornata del 25 aprile, festa nazionale della liberazione dell’Italia dal Fascismo.

Sono 71 gli anni di libertà vissuti lontano dalla dittatura nazifascista.

La libertà di cui oggi godiamo e di cui siamo tanto abituati, tanto da non accorgerci del suo valore, è stata resa possibile dalla lotta estenuante di decine di migliaia di partigiani che hanno sacrificato tutto, spesso anche la loro vita, per portare avanti i loro ideali.

La posta in gioco era così alta che furono coinvolti tutti; non solo uomini, ma anche donne e persino bambini. Tra le migliaia di storie che si potrebbero raccontare per commemorare questo grande sacrificio, un perfetto esempio di forza e determinazione è rappresentato dalla storia di una grande donna, purtroppo venuta da pochi anni a mancare: Teresa Mattei.

La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”: con queste poche ma incisive parole si riassume tutta la sua storia; una storia che non si limita solo a narrare le vicende di una grande partigiana, ma anche di una caparbia politica, di una fervente attivista nella protezione dei diritti per bambini.

Nata da famiglia antifascista nel 1921; già nel 1938, anno di frequentazione della seconda liceo, mostra di avere le idee ben chiare su come dovesse andare il mondo e soprattutto sul suo ruolo all’interno di esso, un ruolo fin da subito in prima linea, nella veste di coraggiosa combattente. È proprio in seconda liceo infatti che viene espulsa da tutte le scuole del Regno perché contraria alle lezioni in difesa della razza; ed è sempre in quegli anni che comincia la sua attività resistenziale, stampando e affliggendo manifesti contro le guerre di conquista e partecipando alle iniziative di Giustizia e Libertà. Nel 1942 entra a far parte del Partito Comunista d’Italia, portando in parallelo avanti i suoi studi in Lettere e Filosofia; non si può certo dimenticare la sua discussione di laurea, avvenuta mentre era inseguita dai tedeschi.

È fra le prime a raggiungere le fila della Lotta partigiana, con il nome di battaglia di “Chicchi”, prima come semplice staffetta, poi entrando in prima linea con la fondazione dei Gruppi di difesa della Donna a Firenze, e infine ricevendo il grado di comandante del Fronte della Gioventù.

Decisa e implacabile, riuscì ad organizzare l’attentato a Giovanni Togliatti che conosceva personalmente e che successivamente ricordò così, quasi con una leggera ironia: “Per fare in modo che i gappisti incaricati dell’agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso l’Accademia d’Italia della RSI, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. Provai un terribile imbarazzo.”

Successivamente, dopo la lotta partigiana, riuscì ad accaparrarsi un altro importante primato; nel 1946 venne eletta nelle liste del PCI all’Assemblea Costituente, diventando così la più giovane deputata in Parlamento. Dirigente nazionale dell’Unione Donne Italiane, fu proprio lei a proporre, in occasione dell’8 marzo, le mimose, oggi così tanto inflazionate, preferendole di gran lunga alle violette; scelse di proposito un fiore più povero e diffuso nelle campagne, in modo che fosse alla portata di tutti.

Caparbia fino alla fine, si oppose con tutte le sue forze alle idee di stampo stalinista di Togliatti, consapevole del fatto che questa sua linea di pensiero avrebbe comportato la sua espulsione dal partito.

Nonostante la sua vita politica si fosse conclusa così bruscamente, continuò, integerrima, per la sua strada, sempre pensando al benessere altrui e, in particolar modo, a quello dei bambini. Sua è infatti la fondazione de “la Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione”, sua la continua promozione di grandi campagne a favore dei bambini, contro l’eccessivo uso della televisione, con l’obiettivo finale di formare una cultura della Pace che abbia origine proprio dai bambini, tanto spesso sottovalutati o semplicemente non considerati.

È venuta a mancare nel 2013, alla veneranda età di 92 anni, con alle spalle il titolo di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La strada battuta fin da subito da questa donna coraggiosa è stata quella dei più deboli, accompagnata sempre da una visione unitaria della società, di un popolo unito, di un popolo che si aiuta sempre, non solo nei momenti belli, ma soprattutto tirando fuori il meglio di sé in quelli brutti. È il perfetto esempio di come una vita debba essere vissuta, una vita “con” e “per gli altri”, una vita che non ha paura di essere vissuta, una vita che porta avanti i suoi ideali, ciò in cui crede, fino allo stremo delle forze perché ne vale la pena, sempre.

MIRIANA CAPOZZELLI

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